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comunicato stampa

Garibaldi, l'eroe, l'avventuriero, l'uomo

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Il 20 aprile, nella sala Santa Rosa dell’Unitre, un pubblico attento, attendeva con curiosità la relazione che l’Avv. Gianluca Mengoni aveva proposto su “Giuseppe Garibaldi, l’Eroe, l’Avventuriero, lo Sciupafemmine” L’atmosfera si è riscaldata improvvisamente, quando sono entrati in sala, quattro uomini in divisa da garibaldini, con tanto di sciabola e fucile, provenienti da Associazioni di Jesi e di Ancona.

Antonietta Mattioli, presidente dell’Unitre, dopo aver detto che è orgogliosa di essere una bisnipote di un garibaldino, ha presentato il relatore come un cultore di Storia e creatore della Galleria del Figurino storico, passandogli la parola. Servendosi di immagini, di foto create dall’intelligenza artificiale, l’avvocato ha delineato la figura di un personaggio tanto amato quanto odiato. Garibaldi, detto “L’Eroe dei due mondi” per le sue imprese epiche non solo in Italia ma anche nel Sud America e in giro per il mondo. Nato a Nizza Garibaldi, giovanissimo, s’imbarcò come marinaio, dopo aver aderito alla Giovine Italia di Mazzini e aver preso parte ai moti insurrezionali del 1821, lasciò l’Italia e andò a Rio de Janeiro fino al 1848, partecipando a varie imprese in Brasile e in Uruguay. L’Avv. Mengoni ha fatto poi, un excursus sulle vicende che hanno portato Garibaldi ad essere protagonista del Risorgimento italiano, dalla sua partecipazione alle Cinque Giornate, partecipando al governo provvisorio milanese, alla difesa della Repubblica romana, combattendo contro i Francesi e i soldati di Pio IX, fino a mettersi al servizio della monarchia sabauda con il patto che il Re si impegnasse per unificare l’Italia. L’impresa però che lo ha reso famoso e ammirato, è stata quella dei Mille nel tentativo di liberare Roma dal dominio pontificio e il meridione dal governo borbonico. Come un novello Cincinnato, si ritirò infine a Caprera, vivendo da contadino e allevatore di pecore, dove morì nel 1882. Veniamo al perché Garibaldi viene considerato uno “sciupafemmine” Secondo l’avvocato, più che amante, Garibaldi fu amato, le donne cadevano ai suoi piedi, sia per la sua fama di eroe che per il suo aspetto fisico e i suoi modi semplici e decisi. Capelli lunghi color grano, barba selvatica, occhi cangianti dal celeste al verde. Non era alto, ma era imponente sul suo cavallo bianco, le donne lo idolatravano per la sua personalità che a molte rimase sconosciuta. L’amore della sua vita fu senza dubbio Ana Maria de Jesus Ribeiro, chiamata Anita che conobbe in Brasile, sposò, gli dette quattro figli, lo seguì combattendo con lui e morì a soli 28 anni. Ebbe amanti di ogni ceto sociale, dalla nobildonna inglese Lady Shaftesbury che pretese una ciocca dei suoi capelli, a una ortolana genovese vedova, a Battistina Ravello, una servetta che da Asti, andò a Caprera, ma che Garibaldi non sposò mai. La contessa Martini Della Torre, lasciò il marito e si offrì a lui come compagna nella gloria e nella sventura, dopo un tentato suicidio, venne rinchiusa in manicomio, Mme Louise Colet , poetessa spregiudicata e Anne Isabelle, moglie di Lord Byron. si sarebbe sposato con Emma Roberts, nobildonna vedova inglese ma la lasciò esclamando “No, non posso farcela, non mi ridurrò mai a una mummia come i vostri amici fasciati di bende d’alta sartoria” Dopo altre due amanti di nobile casato, sposò in tarda età una servetta di Asti, Francesca Armosino che gli diede tre figli, lo curò e stette con lui fino alla fine.



Questo è un comunicato stampa pubblicato il 22-04-2024 alle 14:54 sul giornale del 23 aprile 2024 - 142 letture






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