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comunicato stampa

Iniziata la visita pastorale nella parrocchia di Varano

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Domenica 4 febbraio Mons. Angelo Spina ha iniziato la visita pastorale nella parrocchia San Pietro Martire a Varano. Alle ore 17 ha incontrato la comunità degli Angeli di Varano e ha celebrato la Santa Messa presso la Società di Mutuo Soccorso, mentre alle ore 18.30 è stato accolto dalla comunità di Varano con il tradizionale rito di accoglienza. Dopo il bacio del Crocifisso, l’aspersione dei fedeli con l’acqua benedetta e l’adorazione silenziosa al Santissimo Sacramento, il parroco don Fausto Guidi ha presentato la comunità, spiegando che «il numero degli abitanti è diminuito negli ultimi anni, passando da 1300 a 1100, tante famiglie si sono separate e i giovani non frequentano la chiesa. Sono pochi i fedeli che vengono alla messa domenicale, i ragazzi devono essere educati alla fede. Nella frazione vengono organizzate diverse manifestazioni e festival, ma non c’è più una vera comunità, siamo diventati tutti troppo individualisti. Questi problemi non ci sono solo a Varano, ma ciò non ci deve consolare o addormentare. Questi giorni della visita pastorale del nostro Arcivescovo siano giorno di grazia, in cui venga risvegliata la fede».

Salutando i fedeli e il parroco, l’Arcivescovo li ha ringraziati per la loro presenza e li ha invitati ad «andare avanti e a guardare il futuro con speranza. Con la visita del Vescovo, il Signore vi ricorda che vi ama, Lui è il buon pastore. Sono qui affinché possiate crescere nella fede, essere rafforzati nella speranza e vivere la carità». È poi iniziata la Santa Messa nella parrocchia San Pietro Martire. Commentando la prima lettura tratta dal libro di Giobbe e il Vangelo sulla guarigione della suocera di Pietro, Mons. Angelo Spina ha parlato del mistero della sofferenza e della guarigione donata da Dio: «Il Signore che è Dio della vita può donare la guarigione fisica e spirituale. Giobbe è un uomo che aveva tutto e poi perde i familiari e si ammala. I dolori durante la notte non lo fanno dormire. Anche noi abbiamo difficoltà, malattie, e come reagiamo? Ci lamentiamo dalla mattina alla sera, dobbiamo invece rivolgerci al Signore chiedendogli di risanarci. Il Signore ci risana e ci salva nella sofferenza.

Il Vangelo ci ha poi raccontato una giornata di Gesù. Inizialmente va nella sinagoga, libera un indemoniato e ciò ci deve far capire che quando nella nostra vita entra la parola di Dio, tutto ciò che ci fa male e ci inquina deve andare via. Poi Gesù va nella casa di Pietro, dove la suocera sta male: Gesù le si avvicina e la prende per la mano e la donna guarisce. Noi quando sappiamo che una persona non sta bene, la andiamo a trovare e ci prendiamo cura di lei? Oggi la malattia più brutta è la solitudine. Altre malattie del nostro tempo sono l’indifferenza e l’egoismo, che ci fanno pensare solo a noi stessi. Nel Vangelo invece leggiamo che appena la febbre la lasciò, ella li serviva. La salute serve a fare il bene, a mettersi a disposizione degli altri. Ad Angeli di Varano è stato commovente vedere un marito che ha portato la moglie con la sedia a rotelle davanti all’altare e si è preso cura di lei. Una scena di Vangelo vissuto. Nel Vangelo poi leggiamo che, venuta la sera, portano a Gesù ammalati e indemoniati. Lui non ha mandato indietro nessuno. Noi invece quando abbiamo finito la giornata di lavoro, diciamo: mi riposo e non voglio essere disturbato. Chi ha figli vorrebbe riposarsi, ma se nonostante la stanchezza continua a dare tempo, presenza e affetto ai suoi figli, mette in pratica l’amore. Infine leggiamo che Gesù prima dell’alba si ritira a pregare. In questo Vangelo quindi troviamo l’ascolto della parola nella sinagoga, la guarigione, l’attenzione alla persona, la cura dei malati, la preghiera. Se la nostra giornata è fatta di preghiera e ascolto della parola di Dio, saremo capaci di amare veramente gli altri».

Al termine della Messa, l’Arcivescovo ha incontrato la comunità di Varano e ha risposto ad alcune domande. Una catechista ha letto una domanda scritta su un cartellone preparato dai cresimandi in occasione della visita pastorale: “Il vescovo quale tipo di messaggio potrebbe portare a noi qui presenti?”. Mons. Angelo Spina ha spiegato che «il Vescovo viene per confermare il popolo di Dio nella fede, dono prezioso ricevuto con il battesimo. Il Vescovo porta la buona notizia del Vangelo, cioè Gesù che dalla croce dice a ognuno: ti amo da morire. Dio è amore e desidera che anche noi amiamo gli altri». Durante l’incontro si è parlato anche dei giovani, «a cui oggi viene dato tutto. Hanno bisogno di capire il valore delle persone e delle cose. Non è la ricchezza che rende felici, ma l’amore». E alle coppie di sposi, ha ricordato di passare da “ti voglio bene” a “voglio il tuo bene” e che si sono sposati per rendere felice l’altro.

Rispondendo poi a un signore che gli ha chiesto “Come si riesce a perdonare?”, l’Arcivescovo ha sottolineato che «il perdono è come il respiro, se non perdoniamo rischiamo di soffocare. Quando ci confessiamo Dio ci perdona e siamo chiamati anche noi a perdonare gli altri. Gesù sulla croce ha detto: “Padre perdona loro perché non sanno quello che fanno”. Il vuoto del male si riempie con il pieno del bene. Gesù è il dono-per, se invertiamo queste due parole, leggiamo per-dono. Abbiamo bisogno della forza che Dio dona per perdonare». Tra i temi trattati anche la pace, che «è un dono, ma anche un compito. Come trasmetterla alle nuove generazioni? Se i genitori si amano e si accolgono, comprendono la pace e l’amore. Se invece non vanno d’accordo, i ragazzi non possono sperimentare la pace. Il padre non deve mai parlare male della madre con i figli e viceversa».



Questo è un comunicato stampa pubblicato il 06-02-2024 alle 17:25 sul giornale del 07 febbraio 2024 - 84 letture






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