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Un mercato florido e sicuro, focus sul CBD legale italiano

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cannabis light shop

Legalizzarla o non legalizzarla? Il problema da risolvere resta sempre lo stesso. Eppure, i numeri per trarre profitto dalla canapa in Italia ci sarebbero. Intanto, però, a far parlare di sé è la cannabis legale, una tipologia che da qualche anno si può trovare legalmente nei negozi fisici e online. 

Vediamo quindi qual è la situazione generale nel nostro Paese per quanto riguarda la cannabis legale.

Il mercato italiano della cannabis

Nonostante il Governo Meloni abbia più volte colto l'occasione per esprimere il proprio disappunto sulla questione circa la legalizzazione della cannabis, il consumo in Italia delle sostanze stupefacenti solo nel 2022 ha raggiunto quota 15,5 miliardi euro, mentre quello di sostanze contenenti THC si è aggira intorno ai 6,6 miliardi l'anno.

Queste cifre erano già state menzionato dal co-portavoce di Europa Verde Angelo Bonelli che sui social nell'agosto del 2023 aveva spiegato il profitto che potrebbe derivare dalla vendita legale della cannabis. Un profitto di certo considerevole se si pensa che anche prima del 2022 il valore di questo mercato aveva toccato cifre interessanti:

  • 6,5 miliardi nel 2020,
  • 6,6 miliardi nel 2019,
  • 6,3 miliardi nel 2018 e nel 2017,
  • 6 miliardi nel 2016.

Le analisi del Consorzio Nazionale della Canapa risalenti al 2018 indicano che la filiera della cannabis light vede circa mille negozi fisici e moltissimi e-commerce online che danno lavoro a ben 10.000 persone, la maggior parte giovani. Posti di lavoro che, secondo un recente studio del professor Marco Rossi dell'Università La Sapienza di Roma, potrebbero aumentare di altri 35.000 con la legalizzazione della cannabis.

Legalizzarla, infatti, significherebbe contrastare il mercato nero che, secondo i dati, ha incassi per ben 16,2 miliardi di euro. La cannabis non a caso è lo stupefacente maggiormente sequestrato in Italia: parliamo di 67,7 tonnellate, circa due terzi di tutta la droga scovata dalle forze dell'ordine. Basti questo a dimostrare la grande richiesta di questa sostanza.

La cannabis light e l'ultimo Decreto

In realtà la cannabis light è legale in Italia da qualche anno. Quando parliamo di questo tipo di cannabis ci riferiamo a tutte le varietà di canapa certificate con un basso contenuto di THC (massimo 0,5%) di cui fanno parte la specie Sativa, Indica o la versione legale dell'Amnesia Haze, approfondita qui: https://canapafarm.eu/amnesia-haze/.

Nonostante tutto, più volte anche la light ha creato discussioni e pareri discordanti. L'ultimo provvedimento preso nei confronti della sua vendita risale allo scorso agosto, quando il Decreto del Ministero della Salute aveva deciso di classificare i prodotti a base di CBD, il cannabidiolo, da assumere per via orale come equivalenti alle sostanze stupefacenti. Per questo avrebbero dovuto essere venduti solo dalle farmacie e sotto prescrizione medica.

Di recente il Tar del Lazio ha invece bloccato questo provvedimento, di cui si discuterà di nuovo il prossimo gennaio 2024, per mancanza di motivazioni sufficienti per indicare il CBD come pericoloso per la salute fisica e psicologica. Questa decisione, ovviamente, ha rasserenato i produttori di cannabis light e di prodotti a base di CBD in Italia.

Come si legge in un articolo apparso su La Repubblica, sembra che in Italia i pazienti che assumono cannabis terapeutica siano circa 20.000. Ma non solo. Secondo il report “Estimated World Requirements of Narcotic Drugs 2021” dell’International Narcotics Control Board, il nostro Paese avrebbe anche un fabbisogno di circa 2.900 kg di cannabis medica l'anno.

Nel frattempo, sono sempre di più le ricerche scientifiche che continuerebbero a dimostrarne i riscontri positivi sui pazienti.

In seguito alla decisione della sospensione del divieto fino alla prossima udienza, è ancora Europa Verde a prendere in mano le redini della battaglia verso la legalizzazione.

La consigliera regionale di Europa Verde del Veneto ha infatti commentato la volontà del Tar del Lazio come una piccola vittoria nei confronti di chi aveva indicato il cannabidiolo come una sostanza pericolosa senza avere in mano nulla che potesse dimostrarlo. Ha aggiunto anche che la decisione del Governo di vietarne la vendita rischiava di mettere a repentaglio l'economia del Paese e di mettere in ginocchio tutte le aziende facenti parte di questa filiera, oltre che a danneggiare tutti i pazienti che oggi ne fanno uso.

Non resta quindi che attendere il prossimo gennaio 2024 per sapere qualcosa in più su quale direzione prenderà questa storia.



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Questo è un articolo pubblicato il 29-11-2023 alle 09:12 sul giornale del 10 novembre 2023 - 12 letture



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