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Alla scoperta di una icona osimana

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E’ un ritratto, con pennellate di varie forme e colori” quello che Massimo Morroni fa fatto del “ Monte Santo Pietro “. Sabato, 30 settembre, nella Sala delle Armi di Villa Leopardi Dittaiuti, la presentazione del volume “Il Monte Santo Pietro” di Morroni, ha attirato un buon numero di invitati, in gran parte osimani che, come ha fatto notare Massimo nella prefazione, da sempre hanno considerato questo monte “una componente del loro vissuto ”

Dopo l’accoglienza cortese e affabile del conte Guido Leopardi Dittaiuti e della sua signora, Massimo ha presentato i suoi collaboratori. In veste di moderatore; Sergio Sparapani , giornalista professionista, si è detto onorato di presentare un volume ricco di annotazioni storiche, geografiche e naturalistiche, in una sala che costudisce i reperti della Battaglia di Castelfidardo e con una scrivania dove è stato firmato il fantomatico Trattato di Osimo. Poi la parola è passata all’Assessore Mauro Pellegrini che ha evidenziato il ruolo che il Monte Santo Pietro ha rappresentato per gli osimani, una funzione di “separazione “ e di “integrazione, la prima perché gli osimani , guardandolo da lontano ne subivano il fascino misterioso, la seconda perché cominciando a frequentarlo se ne sono sentiti parte integrante. E’ toccato poi al padrone di casa, conte Guido, ringraziare Morroni e gli intervenuti e tracciare, in sintesi, la storia della sua famiglia, le vicissitudini che ha passato la villa nel corso degli anni e i problemi insiti nella sua gestione. Ultimo è stato l’intervento di Rosalba Roncaglia, presidente di Italia Nostra che ha rimarcato i rapporti amichevoli della famiglia Leopardi con l’Associazione, ringraziando poi Morroni per aver creato un’opera prestigiosa di cui Osimo sentiva la mancanza. Il momento cruciale della serata c’è stato quando Nicoletta Frapiccini, direttrice del Museo Archeologico delle Marche, ha iniziato col dire di sentirsi onorata di presentare il libro di Morroni, un’opera che racconta con dovizia di particolari e di documenti, la storia di un Monte , di un Castello e delle Famiglie che lo hanno abitato. Servendosi delle immagini, l’archeologa ne ha descritto i vari capitoli, partendo dal toponimo del Monte e proseguendo con presentazione del territorio, si è soffermata sulle strade d’accesso, sulle figurette che le caratterizzano e sulle case coloniche. Nel libro- ha fatto notare la relatrice- non mancano le cartografie e le linee storiche. Un aiuto per documentarsi è stato dato all’autore, dai disegni dei reperti storici di Leonello Spada e dalle annotazioni di Vinicio Gentili e per l’epoca moderna dal Diario di Guerra della contessa Teresa. La storia della Villa e della famiglia Leopardi Dittaiuti sono la degna conclusione di un racconto affascinante e di un libro prestigioso. “Dulcis in fundo” è toccato a Massimo Morroni di concludere una serata che, malgrado la sua innata modestia, l’ha visto protagonista e autore di un’opera immensa che testimonia ancora una volta le sue doti di ricercatore storico e l’ amore per la sua città natale.



Questo è un articolo pubblicato il 02-10-2023 alle 08:28 sul giornale del 03 ottobre 2023 - 356 letture






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