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L’evoluzione del paesaggio agricolo marchigiano

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La conferenza ”L’Evoluzione del paesaggio agrario e naturale nel nostro territorio” indetta da Italia Nostra e il prestigio dei relatori, hanno attirato un folto pubblico nella Sala Maggiore del Palazzo Campana.

Rosalba Roncaglia, presidente dell’Associazione, ha ringraziato gli intervenuti, dando il benvenuto ai due assessori: Michela Glorio e Alex Andreoli rappresentanti del Comune e ha messo in luce l’impegno che l’Associazione mette nella difesa dell’ambiente, auspicando l’iscrizione ad Italia Nostra di un maggior numero di sostenitori. Dopo l’intervento dell’assessore all’Agricoltura Andreoli che ha assicurato la cura dell’Amministrazione comunale nella tutela dell’ambiente agrario, ha preso la parola Renato Fagioli, Agronomo e responsabile dell’Amministrazione Muzio Gallo, precisando che pur non essendo uno storico né un naturalista, parlava come un appassionato del proprio lavoro e della regione in cui lo svolge. “Il paesaggio agrario che noi chiamiamo naturale- così ha precisato Fagioli, non lo è, anzi è artificiale, dato che l’uomo vi mette mano lavorando il campo, piantando alberi e piante, indirizzando i fiumi”. Quindi il paesaggio agrario non è statico ma si evolve in base alle tecniche agricole e alle variazioni climatiche. Interessante è stato l’excursus che Fagioli ha fatto sulla storia dell’agricoltura marchigiana, iniziando dall’attività agricola dei coloni romani nel Piceno, continuando con la descrizione dello spopolamento delle campagne nell’Alto Medioevo che favorì un’economia silvo-pastorale, passando poi al Basso Medioevo, quando l’uomo tornò a dissodare le terre incolte e a bonificare le vallate. Dal Trecento si ebbe una intensificazione della coltivazione del frumento che portò a un cambiamento nella alimentazione del popolo. Dopo aver parlato del Sistema di conduzione della mezzadria nel XIV secolo, il relatore ha descritto le mansioni della famiglia mezzadrile e la loro tipica abitazione. Con l’abolizione della mezzadria nel 1964, la meccanizzazione ha cambiato le pratiche agricole e siccome le macchine richiedono campi ampi e lunghi senza ostacoli, la conseguenza è stata l’estirpazione dei filari e la copertura dei fossi permanenti, con il probabile rischio di alluvioni e straripamenti. Oggi, non più piccoli appezzamenti dei terreni, vite e olivo, per secoli coltivati nei filari al centro del campo sono ora raggruppati in impianti specializzati. Come conseguenza, e per una politica economica, alcune colture sono scomparse come il Tabacco, il Gelso, la Barbabietola e le piante tessili, continua la coltivazione del mais e la fanno da padroni i Girasoli. Fagioli ha terminato la relazione lasciando un messaggio di speranza e di ottimismo, asserendo che malgrado i cambiamenti radicali, gli elementi paesaggistici della nostra regione, si sono mantenuti, anche se rieditati in una forma più coerente con i tempi. La parola è poi passata a Eugenio Paoloni, presidente della Fondazione Ferretti e rappresentante di Italia Nostra nell’Assemblea Generale che, con dovizia di particolari, ha raccontato la storia della Selva di Monte Oro di Castelfidardo, una “piccola oasi” dove si può camminare, godersi il panorama e respirare la “Storia” E’ proprio alle pendici di questa selva che si svolse la Battaglia di Castelfidardo, dove l’esercito dei Piemontesi ebbe la vittoria su quello dello Stato Pontificio, vittoria che portò all’annessione delle Marche ,prima al Regno di Sardegna e poi a quello d’Italia. Per le sue caratteristiche, la selva è un “unicum botanico” a livello europeo, sottoposta a vincolo paesaggistico, rappresenta un’interessante bio-diversità floreale e faunistica. La sua fitta vegetazione, ricca di alberi secolari, impedì ai Pontifici di valutare la reale entità dei bersaglieri del generale Cialdini che, con poderoso volume di fuoco, fronteggiarono la colonna d’attacco del generale De Pimodan . permettendo così al grosso delle truppe sardo.piemontesi di intervenire e di vincere. Paoloni ha poi parlato della Fondazione Ferretti le cui finalità sono quelle di tutelare e di divulgare il patrimonio culturale, ambientale e storico della selva, di favorirne la conoscenza ai cittadìni e ai visitatori . Dal 2008 si occupa pure di agricoltura biologica, il suo oliveto produce olio extravergine di oliva i cui proventi vengono utilizzati per la realizzazione di attività e progetti in favore della collettività e della tutela del territorio. Non poteva mancare un cenno sulla Vila Ferretti, ora proprietà del duca Roberto Ferretti di Castelferretto e prima degli eredi del generale De Pimodan ,morto proprio in quella villa.





Questo è un articolo pubblicato il 13-05-2023 alle 17:25 sul giornale del 13 maggio 2023 - 238 letture






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