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comunicato stampa

Festa diocesana della famiglia con gli sposi e i fidanzati

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Le famiglie della diocesi hanno vissuto una giornata di gioia e condivisione nella parrocchia Santa Maria di Loreto, insieme alle coppie di fidanzati. Domenica 16 aprile la Pastorale Familiare ha organizzato la festa diocesana della famiglia, dal titolo “Tutti i giorni..ogni giorno” che richiama la promessa del matrimonio, quando gli sposi promettono davanti a Dio di amarsi tutti i giorni della loro vita. Scandita da vari momenti, la giornata è iniziata con il pranzo insieme, l’animazione e i giochi, ed è continuata con la testimonianza di Davide e Cinzia, genitori di una casa famiglia della comunità Papa Giovanni XXIII, e con l’incontro dell’Arcivescovo con i fidanzati. Le coppie di sposi e coloro che si stanno preparando al sacramento del matrimonio, si sono poi riuniti nei locali della parrocchia per un momento di confronto e condivisione, dopodiché la giornata si è conclusa con la Santa Messa, presieduta da Mons. Angelo Spina e concelebrata da don Davide Duca, dal parroco don Mario Girolomini, e da don Lorenzo Rossini.

La giornata è stata un’occasione di riflessione, preghiera e gioia per le famiglie, che sono state invitate da Mons. Angelo Spina ad essere «testimoni del Risorto che vi invia ad annunciare al mondo, con coraggio, il vangelo dell’amore, del matrimonio, della famiglia e della vita». Il momento centrale del pomeriggio è stata la testimonianza di Davide e Cinzia Carroli rivolta alle famiglie. I coniugi, sposati da don Oreste Benzi, hanno tre figli naturali e altri in affido, e sono referenti pastorali della parrocchia di Misano Monte (Rimini). «La specificità della famiglia è di essere aperti alla vita, all’accoglienza – hanno raccontato – e la casa famiglia nasce proprio con l’idea di dare una famiglia a chi non ce l’ha. In questi anni Dio si è fatto presente attraverso tanti piccoli che abbiamo accolto. Farsi prossimi significa anche accogliere persone più grandi che hanno vissuto tante difficoltà». La coppia ha poi condiviso quattro parole, importanti per ogni famiglia: letto matrimoniale, chiavi di casa, tavola (famiglia riunita intorno alla mensa), cellulare. Hanno così spiegato l’importanza del letto matrimoniale, ovvero «dell’intimità tra marito e moglie, fatta di incontro, parole, abbracci, guardarsi negli occhi. Le chiavi di casa indicano che la casa deve essere aperta, disponibile ad accogliere chi ha bisogno. La tavola, poi, non è solo il luogo in cui mangiare, ma lo spazio in cui stare insieme, e il cellulare ci ricorda l’importanza di rimanere in collegamento, di comunicare, essere connessi tra di noi».

Contemporaneamente l’Arcivescovo ha incontrato i fidanzati e ha parlato della differenza tra innamoramento e amore e, quindi, del passaggio da “Ti voglio bene” a “Voglio il tuo bene” e dell’importanza della fedeltà: «Il giorno del matrimonio direte “Ricevi questo anello, segno del mio amore e della mia fedeltà…” e donerete la vostra vita all’altro. Fedeltà significa fiducia, lo sposo può contare su di te e viceversa. Puoi contare su una persona in modo pieno e totale». Mons. Angelo Spina ha anche spiegato che quando si dice “Ti voglio bene” «al centro non si mette l’altro, ma se stesso. Si percepisce l’altro come necessario, indispensabile. Ecco che, per sposarsi, è importante passare dall’innamoramento all’amore, da “Ti voglio bene” a “Voglio il tuo bene” e ciò accade quando si decide di donare la propria vita all’altro. Per fare questo è necessario passare dall’io possessivo all’apertura al tu. Perché ti sposi? Per essere felice? No, sei felice e allora ti sposi. Questa è la fedeltà: non prendere, ma dare». L’Arcivescovo ha poi chiesto alle coppie chi è Dio per loro e c’è chi ha risposto «sostegno, sicurezza luce, forza, Padre». Ha così spiegato che «Dio è amore e dona la vita. Solo guardando a Lui, si impara ad amare veramente, perché Gesù è l’amore vero ed è fedele. I figli sono doni di Dio. I genitori generano, crescono e custodiscono i figli, ma è Lui che crea la vita». Mons. Angelo Spina ha poi spiegato come amare, leggendo e spiegando l’inno alla carità di san Paolo.

I fidanzati e gli sposi si sono poi riuniti nei locali della parrocchia e ogni coppia ha scritto su un segnalibro una frase, con i valori che la contraddistinguono. La frase è stata scritta come augurio da donare ad un’altra coppia, perché i segnalibri sono poi stati messi in un cestino. Al termine della Messa, ogni coppia ha quindi pescato un altro segnalibro con una frase da vivere nella propria vita, ad esempio “Siate accoglienti, con la porta sempre aperta”, oppure “Andate avanti, non temete”. In ogni segnalibro era anche appesa una chiave, simbolo delle chiavi di casa.

Durante la celebrazione eucaristica, l’Arcivescovo dopo aver commentato il Vangelo con il racconto delle apparizioni di Gesù risorto ai discepoli e l’incredulità di Tommaso, ha spiegato con una storia cosa significa che Gesù è risorto. «Un giorno un bambino chiese al papà cosa significa che Gesù è risorto – ha detto – il padre lo prese in braccio, chiamò la mamma e tutti e tre si abbracciarono. “Come ti senti?”, chiese il papà al figlio. Lui rispose: “Sono contento, perché ci vogliamo bene”. Ma aggiunse: “ Però certe volte tu e la mamma non vi parlate o litigate, alzando la voce”». Mons. Angelo Spina ha così spiegato che «quando litigano o non si parlano, i genitori sono morti, perché non si sanno amare, capire e perdonare. Il Signore però dona loro il Suo Spirito, la potenza del Suo amore e accade la resurrezione. Da lontani, tornano vicini, dal puntare il dito passano all’abbraccio».

Mons. Angelo Spina ha quindi chiesto ai fedeli, come vivono la risurrezione nella propria casa, e ha detto che «affinché non si spenga l’amore dobbiamo fare esperienza delle piaghe di Cristo. Quando ci sono le incomprensioni tra coniugi, spesso si scappa e si mette il dito nella piaga. Si vedono sempre i difetti dell’altro/a. Gesù invece ti invita a risorgere e ad andare oltre con la grazia del sacramento, a guardare attraverso le ferite. Se ti focalizzi solo su quello che l’altro ha detto, rimani a guardare la ferita. Se invece credi nell’amore, anche se l’altro ti ha ferito, ricordi che lo hai sposato per amarlo. Non ti fermi quindi a ciò che ti ha detto, ma vai oltre e risorgi perché la forza dell’amore ti permette di ricostruire il bene. C’è risurrezione in ogni coppia quando, nel momento difficile non si scappa, ma ci si ferma di fronte a quelle piaghe e le si attraversa con la potenza dell’amore di Gesù Cristo, perché Gesù è risorto e fa risorgere l’amore, la famiglia, il matrimonio. Gesù ti invita a guardare oltre, al cielo, a cosa può fare Dio nella tua vita».



Questo è un comunicato stampa pubblicato il 18-04-2023 alle 16:53 sul giornale del 19 aprile 2023 - 220 letture






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