utenti online

Gli IATROMANTI all' UNITRE

2' di lettura 22/02/2023 - “Gli Iatromanti”, una domanda sorge spontanea “Chi erano costoro?” L’Unitre che ha tra le finalità, quella di “contribuire alla promozione culturale e sociale degli associati”, per avere una risposta adeguata, ha accolto nell’aula Santa Rosa l’ing, Fabrizio Bartoli che da oltre 30 anni approfondisce studi filosofici e sapienziali su argomenti dell’universalità della vita.

Ringraziandolo, Antonietta Mattioli presidente dell’Unitre, ha lasciato la parola all’editore del libro di Bartoli “Gli Iatromanti “ che si è detto onorato di presentare il relatore, autore di diversi libri e di varie conferenze sulle antiche filosofie e religiosità, in concordanza con la nuova scienza. Servendosi di slides, Bartoli ha spiegato a un pubblico motivato che gli Iatromanti erano considerati medici, guaritori, veggenti, una sorta di sciamani che, provenienti dalle terre del nord, intorno al VII sec a.C , arrivarono in Grecia, portando il loro culto verso un dio chiamato “Apollo Iperboreo”. Uomo, di eccezionale qualità, lo Iatromante. mentre il corpo giaceva in catalessi, aveva la capacità di viaggiare con l’anima attraverso grandi distanze e andare persino nell’Ade. Dalla loro possibilità di viaggiare con la parte sottile del corpo (l’anima) nel mondo “altro”, acquistavano le altre facoltà: entravano in contatto con gli dei e con le radici del cosmo, imparandone così i segreti, per cui poi compivano guarigioni o prodigi a favore di chi ne aveva bisogno. Fu soprattutto in Asia Minore che lo sciamanesimo venne a contatto con la “tradizione orfica”, influenzando il pensiero di Parmenide, Eraclito e di Pitagora che, si tramanda, fosse considerato dai suoi discepoli Apollo Iperboreo. Molti popoli dell’antichità considerarono importante la “Mantica”, cioè la scienza di predire il futuro, di interpretare i sogni e i presagi. Per gli Egiziani e i Mesopotamici, ogni divinità poteva avere rapporti con l’uomo attraverso vie che essi sceglievano. Questa divinazione non si rivelava direttamente ma per mezzo di fenomeni naturali come il movimento degli astri, i fenomeni atmosferici, il fumo dell’incenso o delle gocce d’olio sull’acqua. Fu il pitagorico Aminia ad istruire Permenide, facendogli imparare la “Hesykìa” cioè quiete o “vita tranquilla”, “silenzio”, “solitudine”. Per trovare quelle sensazioni, bisognava entrare in una grotta o in un santuario sotterraneo e addormentarsi in ricerca di sogni profetici, il tutto è definito ”incubazione”. La “mantica” era quindi legata anche all’osservazione degli astri, questi veggenti e interpreti del disegno divino, sapevano che ogni cosa è collegata ed interconnessa come oggi affermano i fisici quantistici con il principio “dell’entanglement”


   

da Rossana Giorgetti Pesaro 







Questo è un articolo pubblicato il 22-02-2023 alle 18:52 sul giornale del 23 febbraio 2023 - 226 letture

In questo articolo si parla di cultura, articolo, attualità, territorio, approfondiemnto

Licenza Creative Commons L'indirizzo breve https://vivere.me/dT55





logoEV
logoEV
qrcode