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Tra natura, storia e cultura con Italia Nostra

4' di lettura 18/11/2022 - Un connubio perfetto quello organizzato il 13 novembre da Italia Nostra di Osimo, una associazione nata per proteggere l’ambiente, l’arte e la storia. La gita alla Gola del Furlo e a Fano, ha voluto essere un messaggio di speranza per tornare alla vita normale, favorendo la socializzazione e la cultura.

Dopo la partenza sotto un cielo grigio, la vice-presidente Rosa Conti, ha ringraziato i partecipanti, promettendo loro una giornata piacevole e istruttiva e ha passato poi la parola alla presidente Rosalba Roncaglia che dando il benvenuto a tutti, ha ringraziato Rosa per l’impegno e la competenza che ha profusi nell’organizzare la gita nei minimi particolari. Malgrado le nubi nere, Il Furlo ha accolto la comitiva con una schiarita promettente, e con la presenza di Francescopaolo Roselli membro del Direttivo di Italia Nostra, in funzione di accompagnatore e guida. “ La Gola del Furlo è una Riserva Naturale che è una delle più importanti in Italia e in Europa- così ha esordito Francescopaolo- guardatevi intorno e ammirate il colore giallo dei pioppi, il verde dei prati e del fiume, il rosso del fogliame in terra, splendente per la rugiada” Ha poi continuato spiegando che il luogo è chiamato Furlo dal latino “Forulum”, per la galleria, fatta scavare dall’imperatore Vespasiano nel punto più stretto della gola. Tra gli ascoltatori, non sono mancati i curiosi, dei caprioli dall’altra parte del fiume e in cielo degli aironi. Continuando l’escursione, la guida, ha indicato i monti Pietralata e Paganuccio ai lati della gola, creata dalla forza erosiva del fiume Cardigliano, affluente del Metauro, e poi tutti in fila indiana per la Flaminia per visitare l’Abbazia benedettina di San Vincenzo, la cui prosperità era legata alle pie offerte dei viaggiatori che attraversavano la Gola. Chiesa romanica, in pietra locale, che venerava le spoglie del Santo, e vanta tra gli ospiti San Corinaldo e Pier Damiani. Proseguendo, una sosta per ammirare la spettacolare Diga in calcestruzzo, il Chiavicotto, canale di drenaggio romano e per finire la Chiesa di Santa Maria delle Grazie dove i viandanti innalzavano una preghiera per scongiurare l’assalto dei briganti dell’epoca. Dopo essersi eruditi sulla Galleria Grande voluta da Vespasiano e su quella Piccola scavata con lo scalpello, i gitanti si sono diretti a Fano per un pranzo ristoratore a base di pesce e come dessert la tradizionale piadina con Nutella. Nelle prime ore del pomeriggio visita della città, accompagnati da Giorgia . “ Fano è la terza città più popolosa delle Marche, dopo Ancona e Pesaro- così ha iniziato la nostra guida- centro piceno e poi importante centro romano conosciuto come Fanum fortunae ,dal nome del tempio della Fortuna, eretto dopo la battaglia vittoriosa del Metauro, con la sconfitta e la morte del generale cartaginese Asdrubale.” La città ebbe sviluppo, prima sotto Cesare e successivamente con Ottaviano Augusto imperatore che fece erigere la cinta muraria, nominandola colonia romana. Dopo aver varcato l’Arco di Augusto, descritto dalla guida con le sue caratteristiche, la comitiva ha fatto una sosta alla Cattedrale di Santa Maria Assunta, ammirandone la romanica facciata e si è diretta poi in Piazza XX settembre davanti alla Fontana ottagonale della Fortuna, sormontata dalla statua bronzea della dea. Si nota una incongruenza tra il velo della dea e i capelli, l’uno gonfiato dal vento in un senso, gli altri in senso contrario. Si è continuato, con la visita del Teatro della Fortuna, installato nel Palazzo della Ragione. Giacomo Torelli ne fece la progettazione con palchetti in legno, disposti in cinque ordini. In stile neoclassico, a forma di ferro di cavallo, presenta oggi tre ordini di ventuno palchi e un loggione. Pregevole é il sipario di Grandi che raffigura l’ingresso in città di Cesare Ottaviano Augusto. Sotto un vento feddo e una pioggia fastidiosa, come ultima tappa, la comitiva si è diretta nell’area archeologica per visitare Fano sotterranea. Arrivati in via Vitruvio, i gitanti sono scesi sotto il convento di Sant’Agostino, dove forse si erigeva la basilica civile che l’architetto Vitruvio avrebbe costruito in età augustea. A due metri sotto il livello stradale, affiorano resti con muratura a sacco e malta cementizia. All’ora del ritorno, in tutti una gran soddisfazione per il successo della gita, unica amarezza non aver potuto degustare la Moretta, un caffè corretto tipico di Fano.








Questo è un articolo pubblicato il 18-11-2022 alle 16:02 sul giornale del 19 novembre 2022 - 730 letture

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