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Italiani: popolo di santi, marinai, poeti…ed evasori

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La crisi economica, in Italia, si concretizza anche in un triste primato: l’evasione fiscale, una piaga che impoverisce ulteriormente lo Stato e in cui i (mancati) contribuenti italiani sembrano eccellere, collocandosi al primo posto in Europa.

I numeri dell’evasione fiscale all’italiana

La lotta al fenomeno dell’evasione fiscale è una priorità su cui si dovrebbe certamente lavorare con maggiore dedizione. Le dimensioni che questa piaga ha raggiunto in Italia, infatti, hanno contribuito a collocarla al primo posto tra i Paesi europei per tasse non pagate o “aggirate”: un triste primato, contro cui si dovrebbe lottare con energia crescente; invece, degli oltre 113 miliardi in cui è quantificabile l’introito fiscale non versato dagli italiani, soltanto il 5% viene recuperato dallo Stato, che dunque conferma la propria impotenza davanti a questo fenomeno.

I dati messi a disposizione dal Ministero dell’Economia e delle Finanze confermano, purtroppo, che i numeri sono tutti al rialzo, con quote sempre maggiori di redditi e patrimoni immobili che sfuggono alla tassazione ordinaria, con conseguente impoverimento dello Stato. Si conferma, inoltre, quella dicotomia tra Nord e Sud che tanto fa discutere gli italiani: al Sud, infatti, si fanno sempre più alti i numeri di evasori e di redditi e patrimoni non dichiarati, mentre si riducono sensibilmente le entità dei recuperi comunali (e dunque statali) a seguito dei dovuti controlli; al contrario, al Nord il fenomeno è vissuto in maniera diametralmente opposta, con meno evasori e più verifiche (e dunque più recuperi).

Cosa evadiamo di più?

Alcune attività sono più soggette di altre al fenomeno dell’evasione fiscale. Questo ragionamento non può tenere conto di tutte quelle attività illegali che, quasi per definizione, non fanno riferimento allo Stato Italiano: dunque prostituzione e spaccio di sostanze stupefacenti, così come tutti quei movimenti legati alla criminalità organizzata non possono, in questa sede, essere presi come riferimento. Un discorso a parte meritano le vincite alle slot online dei casinò e delle slot autorizzati dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, che ricadono in un territorio legislativo rigidamente regolamentato e che le sale da gioco – siano esse online o offline – sono obbligate a dichiarare, così come i vincitori stessi: la mancata dichiarazione di una vincita di questo tipo è equiparabile proprio a evasione fiscale.

Al contrario, invece, ci sono delle tasse ben precise che gli italiani si sentono particolarmente propensi a evadere. Tra queste, l’IVA e l’IRPEF, spiccano sicuramente, con un ammontare complessivo di oltre 35 miliardi evasi nel primo caso, e di più di 37 miliardi nel secondo. In sintesi, dunque, i maggiori evasori sono i lavoratori autonomi, con oltre il 37% del totale di tasse non pagate, superati soltanto dai proprietari di immobili (in questo caso, la percentuale sale al 65%). IRAP, IMU e TASI rappresentano delle eccezioni, visto che gli italiani tendono a pagarle con maggiore regolarità.

L’Italia al primo posto in Europa per evasione fiscale

I numeri dell’evasione italiana sono tutti al rialzo, tanto che le stime lasciano intendere che il buco generato da questo fenomeno, ormai, si sia avvicinato ai 200 miliardi: una cifra preoccupante, se si considera che equivale a oltre l’11% del PIL del Paese. Secondo le ultime stime, invece, al secondo posto in Europa si collocherebbe la Germania, con il 4% del PIL non dichiarato (e dunque evaso).

I valori percentuali italiani sono dunque quasi triplicati rispetto a quelli tedeschi, e tanto basta ad assicurare all’Italia il primo posto in Europa. Si tratta di una condizione da cui è necessario uscire, soprattutto se si tiene conto che, recuperando gli introiti perduti, la crisi in cui ancora versa l’economia italiana diverrebbe soltanto un ricordo. Questo, ovviamente, a condizione di mantenere invariato il sistema fiscale, che – è un dato di fatto – per alcune categorie risulta troppo pesante (è il caso dei lavoratori autonomi).

Si può forse spendere qualche parola di comprensione anche per tutti quegli imprenditori e lavoratori del Sud che si sono lasciati andare: di fatto, un sistema fiscale imponente come quello italiano avrebbe certamente strozzato sul nascere alcune realtà economiche meridionali. In questo senso, evadere le tasse è diventata una necessità per sopravvivere, economicamente e non solo, e mantenere posti di lavoro e risorse che altrimenti sarebbero andati perduti.



Questo è un articolo pubblicato il 10-05-2022 alle 21:38 sul giornale del 10 maggio 2022 - 49 letture