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Museo diocesano dal 18 dicembre: mostra "Tra bolle e sigilli. Papato e francescani nelle Marche del Duecento"

4' di lettura 17/12/2021 - La mostra intende proporre un percorso tematico attraverso una serie di lettere papali, opportunamente selezionati tra la ricca documentazione conservata presso l’Archivio storico della Provincia marchigiana dei Minori Conventuali, dal 2018 trasferito dalla sua sede storica, S.Francesco alle Scale di Ancona, presso il convento di San Giuseppe da Copertino a Osimo.

L’Archivio raccoglie le testimonianze relative all’attività della Curia provinciale e di singoli conventi a partire dagli anni Trenta del XIII secolo fino ai nostri giorni. Costituisce pertanto il punto di partenza fondamentale per ricostruire la memoria dell’Ordine dei Minori nella Provincia della Marca Anconetana, la Provincia stellata di cui parlano le fonti duecentesche, coincidente grosso modo con le attuali Marche, che per l’elevato e precoce numero di insediamenti cittadini e di romitori rappresenta un luogo di elezione per l’evoluzione del minoritismo, sia maschile che femminile.

L’obiettivo della mostra è quello di far conoscere a un pubblico vasto, grazie al duplice circuito del turismo culturale e della didattica nella scuola, i momenti salienti della storia del francescanesimo nel suo primo secolo di vita, il Duecento. I documenti pontifici selezionati esemplificano altrettante questioni cruciali, inerenti ai rapporti dell’Ordine con i grandi protagonisti del tempo, il papato e l’impero, ma riguardanti anche le variegate e vivaci realtà locali di vescovi e clero secolare, altri Ordini, famiglie eminenti.

Si dipana pertanto un percorso che, muovendo dalla canonizzazione di sant’Antonio da Padova del 1232, tocca tematiche inerenti al complesso mondo del francescanesimo femminile, con l’esempio del convento di mulieres di Monte Acuto della diocesi di Camerino, oppure l’annosa polemica sulla forma dell’abito che caratterizza il conflittuale rapporto con gli eremiti Brettinesi, poi Agostiniani, variamente disseminati nel territorio marchigiano.

Quanto alla realtà di Osimo, sono stati scelti i due documenti più antichi della serie: il primo, risalente al 1233, permette di toccare un altro importante aspetto del francescanesimo relativo ai Penitenti (fratres qui continentes dicuntur), i diritti dei quali papa Gregorio IX chiede al vescovo osimano di difendere; il secondo è perfettamente calato nella realtà cittadina poiché riguarda un’indulgenza di cento giorni che nel 1257 il pontefice Alessandro IV concede alla Confraternita intitolata a Maria e S. Francesco.

Lo sguardo si apre a un contesto più ampio con la bolla del 1255 con cui Alessandro IV rende solenne testimonianza delle stimmate di san Francesco oppure con i documenti inviati dalla Curia pontificia per contrastare l’eresia: quando nel 1245 Innocenzo IV esorta i frati missionari alla predicazione del Vangelo (con un interessante elenco di terre di ‘infedeli di Oriente’) e nel 1254 ordina ai frati Minori inquisitori di applicare le leggi contro gli eretici emanate da Federico II oppure quando, nel 1265, Clemente IV esorta Predicatori e Minori a predicare la crociata contro Manfredi.

L’excursus illustra anche questioni di più concreta gestione della vita all’interno delle realtà urbane, attraverso due esempi: nel 1288 Nicolò IV espone ai frati Minori le regole cui devono attenersi in tempo di generale interdetto, mentre al 1298 risale la copia notarile di una lettera di Bonifacio VIII che fissava a 140 canne la distanza massima da osservare tra i conventi degli Ordini mendicanti, uno dei tanti tentativi vòlti a pacificare la convivenza urbana tra conventi di ordini diversi. Una bolla di Bonifacio VIII inviata al ministro provinciale della Marca getta luce su un caso che in quegli anni aveva appassionato l’opinione pubblica e al quale Dante dedica un intero canto nella Commedia (Inferno, XXVI): quella della vocazione di Guido da Montefeltro, abile e spregiudicato uomo d’armi, che dopo una lunga carriera finì i suoi anni nel convento francescano di Ancona.

La mostra mira a illustrare gli snodi della storia francescana, qui sintetizzati, attraverso un’esperienza immersiva in cui il visitatore, grazie agli strumenti di lettura di approfondimento forniti, possa non soltanto ammirare i documenti esposti, ma anche entrare nelle dinamiche storiche di un’epoca lontana, il Duecento, cogliendone e apprezzandone la complessità e le molteplici implicazioni. Inoltre, rendere consapevoli i visitatori che a Osimo sono conservati documenti originali duecenteschi costituisce tacitamente un invito alla conoscenza, alla fruizione e alla valorizzazione dei Beni culturali, intesi come valori civili inscritti nel nostro codice costituzionale.

L’arcidiocesi di Ancona-Osimo, nella persona di S.E. Mons. Angelo Spina e del Responsabile dei Beni Culturali don Luca Bottegoni, ha accolto con entusiasmo il progetto, mettendo a disposizione gli ambienti del Museo diocesano di Osimo per l’allestimento della suddetta mostra, che ben si inserisce in un proficuo e consolidato rapporto di collaborazione. L’esposizione, inoltre, apre una finestra sullo studio dell’evangelizzazione, della tradizione cristiana e della società medievale marchigiana, ribadendo il valore e l’importanza della documentazione archivistica.

Le Pergamene scelte per la mostra sono dodici: Osimo, Archivio storico della Provincia marchigiana dei Minori Conventuali, Pergamene, Osimo, nn. 1, 2; Pergamene, Ancona, nn. 0, 2, 9, 31, 71, 77, 104, 131, 149, 154.








Questo è un comunicato stampa pubblicato il 17-12-2021 alle 17:10 sul giornale del 18 dicembre 2021 - 201 letture

In questo articolo si parla di cultura, attualità, mostra, comunicato stampa

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