Basta un’allerta per diventare Noè

3' di lettura 08/10/2021 - Il difficile ruolo dei sindaci quando vengono emesse le allerte meteo

Basta un’allerta meteo per trasformare i sindaci in tanti piccoli Noè “costretti” a invitare i propri concittadini a restare chiusi in casa anziché nella famosa arca. I nostri amministratori non hanno la bacchetta magica né chi dall’alto gli dica che cosa succederà, in questo caso anziché al Padreterno devono affidarsi alla Protezione Civile e ai suoi sempre più numerosi bollettini. Oggi le scuole di Osimo, Castelfidardo e Loreto sono rimaste chiuse, una decisione che ha fatto e continua a far discutere molti genitori della Val Musone. Alla fine non è successo niente di grave anche se la foto che sta circolando in queste ore sulle tre trombe d’aria che si stavano unendo lungo l’A14 testimonia che la possibilità che potesse accadere il peggio erano alte. Rispetto al passato ieri i nostri sindaci hanno preferito fare fronte comune e così i primi cittadini di Osimo, Ancona, Jesi, Senigallia e Falconara si sono confrontati per prendere di comune accordo una decisione condivisa. Fa paura quanto successo all’ex sindaco di Genova Vincenzi condannata a 3 anni di carcere per l’alluvione che colpì il capoluogo Ligure (anche l’ex sindaco di Senigallia, ora consigliere regionale, Maurizio Mangialardi ha avuto, per colpa del maltempo, la sua buona dose di problemi), amministrare un comune sta diventando quindi sempre più difficile, ma la colpa di chi è? Senz’altro i cambiamenti climatici hanno inciso pesantemente, anche se su questo argomento ci sarebbe molto da dire, ma la politica ha fatto davvero poco per scongiurare situazioni di questo tipo. Provo a spiegarmi: molti parlamentari oggi siedono a palazzo Madama o a Montecitorio dopo aver ricoperto importanti incarichi a livello locale come sindaco, assessore o consigliere comunale, sanno quindi le difficoltà che vivono sulla propria pelle chi amministra le città quando vengono emesse le allerte e che se non dovessero chiudere le scuole e altro ancora i rischi graverebbero esclusivamente sulle loro spalle. I parlamentari però possono legiferare e in tal senso non hanno saputo esprimere una legge che potesse tutelare al meglio i responsabili locali della sicurezza e salute pubblica. Lo stato in cui versano i nostri fiumi e fossi è sotto gli occhi di tutti, per ripulire gli alvei servono soldi, tanti soldi, e le casse pubbliche non sono certo ricolme, alcune volte gli interventi non vengono fatti a regola d’arte, altre volte sono finiti i fondi e si lascia il lavoro a metà, se un cittadino vuole fare legna lungo le sponde deve chiedere una miriade di permessi e così preferisce comprarla. Anche questo intervento che avveniva soprattutto da parte dei nostri agricoltori fino a 20 anni fa andrebbe agevolato. La transizione ecologica passa anche attraverso stanziamenti di natura economica importanti per la manutenzione dei fiumi e dei fossi. Si parla tanto dei grandi temi, ma il più delle volte si deve partire dalle cose piccole che sono le più semplici da fare. Le amministrazioni pubbliche vanno sostenute affinchè possano intervenire in maniera continuativa sulla pulizia delle caditoie, dei fossi e strade di loro competenza. Non andiamo dietro a Greta, ma ai reali problemi, come quello che stiamo vivendo in queste ore. La politica abbia il coraggio di farlo. Lasciare tutto in mano ai sindaci è troppo facile, l’augurio è che gli stessi amministratori che oggi sono stati costretti a chiudere le scuole per motivi oggettivi, se in futuro dovessero proseguire la loro carriera verso Roma, si ricordino di intervenire e dare una mano a chi si trova nelle stesse condizioni in cui sono loro oggi.






Questo è un articolo pubblicato il 07-10-2021 alle 17:18 sul giornale del 08 ottobre 2021 - 700 letture

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