“Stop that pigeon”, i piccioni mangiano i semi di girasole e ne mettono a rischio la produzione

3' di lettura 10/05/2021 - I “ragazzi” della mia generazione si ricorderanno il cartone animato di Hanna & Barbera “Stop that pigeon” con il povero Dick Dastardly e il cane Muttley intenti a catturare il piccione viaggiatore insieme sulle loro macchine volanti.

Un‘impresa che si rivelava improba con il piccione che riusciva sempre ad avere la meglio facendosi beffa dei suoi inseguitori. Purtroppo in questo caso c’è poco da ridere: gli agricoltori marchigiani le stanno provando tutte per fermare i piccioni che stanno mettendo a rischio la semina del girasole. La coltivazione del girasole è infatti la più danneggiata dall’eccessivo numero di piccioni che popolano le nostre città (con i relativi danni ai monumenti oltre ai problemi igienici e sanitari dovuti al guano) e che si stanno diffondendo in maniera sempre più preoccupante nei campi vicini.

La Coldiretti sta provando ad alzare la voce perché questa situazione rappresenta una vera minaccia per una coltivazione che sta crescendo di valore e che “è tornata a essere un’opportunità importante di reddito per le imprese”. Con circa 950mila quintali di produzione e oltre 43mila ettari le Marche sono la prima regione d’Italia nella coltivazione del girasole. Gli agricoltori hanno chiesto alla Regione Marche interventi immediati con operatori faunistici opportunamente formati. Non sarebbe neanche un problema reperirli visto che “ce ne sono almeno 500 che hanno frequentato corsi di formazione ad hoc organizzati proprio dalla Regione – fanno sapere da Coldiretti – basterebbe che le polizie provinciali li impiegassero nelle campagne dove c’è grande preoccupazione”.

Purtroppo i tempi della burocrazia non sono così veloci come quelli della natura e così la Coldiretti si è appellata alla Regione e alla Province affinchè intervengano quanto prima. Nel suo piccolo anche il Comune di Osimo aveva provato a porre un freno alla proliferazione del volatile, anche se le normative vigenti non garantiscono un grande margine di manovra. L’ultima volta in cui ancora la legislazione era permissiva fu quando era sindaco Latini che emanò un’ordinanza in cui rendeva possibile il loro abbattimento nei campi, ne nacque anche una polemica, ma oggi la situazione sta diventando insostenibile.

Il sindaco Pugnaloni, applicando le disposizioni contenute nel piano regionale di controllo del piccione domestico per il periodo 2018-2023 valido su tutto il territorio regionale, aveva emanato qualche tempo fa un’ordinanza, ancora valida, che prevede l’applicazione di metodi ecologi per il mantenimento delle idonee condizioni igienico-sanitarie della città. Oltre alle varie misure concesse per contenerli in città l’amministrazione comunale, in collaborazione con Astea spa, aveva effettuato un intervento di somministrazione di antifecondativo tramite l'installazione di dispositivi che erogavano mais medicato ad orari ben precisi. Insomma aveva dato la “pillola anticoncezionale” ai piccioni senzatesta. Fermare il piccione nel caso della Coldiretti, lo ricordiamo, non spetta al Comune, che comunque ha provato a fare la sua parte, ma alla Provincia. L’associazione degli agricoltori si augura un intervento immediato da parte dell’ente.

In questo caso quindi ci auguriamo che i poveri contadini, in versione Dick Dastardly riescano a fermare i piccioni, c’è infatti il serio rischio di trovarsi quest’estate gli splendidi campi di colore giallo verde a chiazze perché alcune piante non sono cresciute a causa del seme mangiato in questo periodo dagli stormi di piccioni.






Questo è un articolo pubblicato il 10-05-2021 alle 16:51 sul giornale del 11 maggio 2021 - 181 letture

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