TCE (Titolari Centro Estetico): "siamo sull’orlo di un tracollo aziendale. Pronti a riaprire,abbiamo la certezza di lavorare in sicurezza per tutti dal punto di vista igienico-sanitario"

2' di lettura 16/04/2020 - In Italia il numero di Centri Estetici è enorme. Siamo oltre 30.000 Centri Estetici che generano lavoro e relativo indotto. Ogni centro estetico è formato da cabine individuali dove si effettuano trattamenti ad un solo cliente alla volta o dislocati in postazioni singole già distanziate tra loro.

I clienti vengono accolti su appuntamento calcolato in base al tempo del singolo trattamento da eseguire. Difficilmente quindi si trovano i successivi clienti in attesa.

Ogni Centro Estetico ha in questo periodo pensato e ripensato quali comportamenti dovrà effettuare al momento della riapertura dei centri post Covid19.

La competenza dell’estetista sui comportamenti igienico sanitari da tenere durante lo svolgimento del lavoro già da prima della comparsa del Covid19 comprendeva metodologie di sanificazione, disinfezione e sterilizzazione pari a quelle di studi odontotecnci e medici.

Tutto questo rispettando le linee guida regionali e adottando anche protocolli medici non ancora obbligatori per i Centri Estetici. Purtroppo anche in occasioni come questa, dovute alla comparsa del Covid 19 ci rendiamo conto che veniamo continuamente paragonati ad altre tipologie artigiane che non hanno mai eseguito protocolli di igiene come i nostri.

Siamo oramai stremati, arrabbiati e delusi e sull’orlo di un tracollo aziendale per “l’ignoranza” che ancora una volta lo Stato Italiano dimostra nei nostri confronti. Siamo pronti a riaprire perché abbiamo la certezza di lavorare in locali sicuri dal punto di vista igienico-sanitario e conosciamo perfettamente come proteggere la nostra persona, quella dei nostri dipendenti e della nostra clientela.

Non siamo degli sprovveduti ma dei professionisti coscienziosi.

In alcuni casi sarà opportuno adottare qualche misura aggiuntiva per ottimizzare tutte le misure raccomandate e fondamentali per evitare contagi. Abbiamo inoltre rilevato il forte aumento dei prezzi dei dispositivi DPI, di igiene e sicurezza da noi da molto tempo già adottati (mascherine, guanti, ecc).

Chiediamo che venga stabilito un prezzo di mercato di tutti questi dispositivi di protezione individuali adesso in mano ad aziende che, sfruttando il momento di forte richiesta da parte di altre tipologie di attività e servizi, stanno vendendo a prezzi non congrui al reale valore degli stessi.

Vogliamo anche mettere in evidenza che è largamente cresciuta la “piaga” del lavoro nero nel nostro settore che mette sì a rischio la salute pubblica dell’intera popolazione perché eseguita senza i dispositivi indispensabili per garantire l’igiene totale fondamentale per evitare rischi contagi.

Da anni rivendichiamo un Albo per distinguerci dall’artigianato che niente ha a che fare con il nostro lavoro e che mai come in questo momento sarebbe opportuno avere.

Noi coscienti e attenti a mantenere alto il livello di attenzione chiediamo al Governo di lasciarci lavorare in quanto non è più possibile restare in attesa d’apertura.

Chiediamo di diffondere questo nostro comunicato per sensibilizzare l’opinione pubblica.

Lo stesso sarà inviato al Governo.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 16-04-2020 alle 11:17 sul giornale del 17 aprile 2020 - 718 letture

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