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Italia Nostra Osimo: Intervento di pulizia lungo le sponde del Fiume Musone

3' di lettura 31/01/2020 - Chi va a passeggiare in questi giorni lungo il Fiume Musone rimane basito e perplesso. Dal tratto dove si trova il ponte sul Fiumicello a circa l’area CEA della Confluenza, sulle sponde fluviali rimane cippato e qualche sporadico albero prima dei campi arati. Che ne è stato della fascia ripariale? Che ne è stato dell’ecosistema fluviale? Di tutta la biodiversità, dell’importante corridoio ecologico che tra le sue numerose funzioni dovrebbe costituire un habitat e un riparo per la fauna?

La Regione Marche ha operato un intervento di pulizia lungo le sponde senza coinvolgere i referenti del Contratto di Fiume. Ha rilasciato l’autorizzazione per eliminare vegetazione ed ostacoli allo scopo di impedire inondazioni, straripamenti, corrosioni, invasioni di ghiaie od altro materiale di alluvione, che possano recare rilevante danno all’agricoltura e all’abitato. L’intervento deve garantire la sicurezza pubblica.

E’ la legge: “Al Governo è affidata la suprema tutela sulle acque pubbliche e l’ispezione sui relativi lavori. Spetta esclusivamente alla autorità amministrativa lo statuire e provvedere, anche in caso di contestazione, sulle opere di qualunque natura (…) e sulle condizioni di regolarità dei ripari ed argini od altra opera qualunque fatta entro gli alvei e contro le sponde”. E’ il Regio Decreto n.523 del 1904 che oggi dovrebbe tenere conto dei cambiamenti ambientali.

La sicurezza viene assicurata. Ma insieme a questa si compromette un ecosistema. Ci chiediamo perché la salvaguardia dell’habitat fluviale non possa coesistere in modo equilibrato con una gestione corretta dello stesso. La risposta è semplice: la fascia di rispetto del fiume è diventata troppo esigua, la vegetazione non ha lo spazio per svilupparsi perché i terreni coltivati arrivano troppo vicino al corso d’acqua.

Il fiume è cosa viva, nel corso degli anni si muove, crea nuove anse, è la sua natura. Ha bisogno di uno spazio intorno vasto, mentre nel nostro mondo civilizzato dove gli interessi economici sono sempre al primo posto questo spazio non gli viene concesso. Alla fine la sorte di molti corsi d’acqua è quella di essere imbrigliati dentro pareti di cemento con conseguenze, stiamo ormai imparando, catastrofiche.

La proposta di Italia Nostra è quella di restituire una parte di terreno dei campi agricoli all’asta fluviale in modo di ampliarla, così che possa tornare ad avere le tre fasce forestali meso-igrofila, igrofila, arbustivo-igrofila; di sollecitare il funzionamento dello strumento del Contratto di Fiume, da poco nato, per progettare la ricostruzione della vegetazione ripariale e garantire la salvaguardia non solo della biodiversità ma anche della fauna danneggiata da una pulizia quasi totale di canneti, rovi, arbusti e salici, che sembrano inutili, ma in realtà offrono riparo e possibilità di sopravvivenza.

Una più oculata manutenzione dell’area fluviale sarebbe tra l’altro occasione per progettare percorsi pedonali e ciclabili non troppo vicini all’alveo del fiume e piacevolmente immersi in una vegetazione che abbia la possibilità di crescere e formare un ecosistema, senza la condanna assurda di essere azzerata dopo qualche anno. Italia Nostra si impegna a scrivere ad Angelo Sciapichetti, Assessore all’Ambiente della Regione, per evidenziare le criticità emerse.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 31-01-2020 alle 18:33 sul giornale del 01 febbraio 2020 - 1143 letture

In questo articolo si parla di ambiente, attualità, territorio, pulizia dei fiumi, comunicato stampa

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