Accadde oggi: il 14 gennaio 1976

4' di lettura 14/01/2020 - Il 14 gennaio 1976, esattamente 44 anni fa, nasce il quotidiano la Repubblica debutta in edicola il quotidiano, che fin dal primo numero si propone di far riflettere sui fatti, più che raccontarli. La sua portata innovatrice nel formato e nel linguaggio lo porta a scrivere una pagina importante del giornalismo italiano, di cui è ancora oggi tra le voci più autorevoli.

L'idea di dar vita a un quotidiano matura nel giornalista 52enne Eugenio Scalfari, dopo l'esperienza felice del settimanale L'Espresso (da lui diretto dal 1963 al '68) e la parentesi politica come deputato del PSI.

Lo spirito moderno nella forma e nei contenuti del primo, unito alla profonda conoscenza della sfera istituzionale, fanno da sostrato culturale al nuovo prodotto editoriale. L'obiettivo è di dargli una marcata caratterizzazione politica, inquadrabile nella sinistra laica e progressista, che lo porti a prendere posizione su aspetti cruciali della società italiana, creando di fatto un'opinione pubblica che si rispecchia fedelmente nell'ideologia del giornale e del suo fondatore.

L'impostazione dev'essere quella di un giornale nazionale, che ambisce a contendere il primato al Corriere della Sera. Ciò giustifica la scelta del nome la Repubblica, richiamando il senso patriottico e istituzionale del termine. Il progetto piace all'editore Carlo Caracciolo e alla Mondadori che finanziano per metà l'impresa.

La sede viene fissata a Roma, in via dell'Indipendenza, dove iniziano a lavorare 60 redattori, di cui 50 sono giovani alle prime armi; i restanti sono grandi firme come Giorgio Bocca, Sandro Viola, Mario Pirani, Miriam Mafai, Barbara Spinelli, Natalia Aspesi e Giuseppe Turani. Si arriva al giorno della prima uscita in edicola.

La prima pagina si apre con un'intervista dello stesso Scalfari con il segretario del PSI, Francesco De Martino, sulla crisi di governo e sui rapporti con il PCI di Enrico Berlinguer. Al centro c'è la notizia dell'incarico di governo conferito ad Aldo Moro, sotto un articolo di Bocca sul rischio fallimento della fabbrica Innocenti.

Grande spazio alle notizie di politica internazionale, tra i tratti distintivi del giornale, di economia e cultura. Niente sport, che compare solo a partire dal 1979 a cura di Gianni Brera. L'esordio è accompagnato da un boom di vendite: 300mila copie.

I lettori si dimostrano felicemente sorpresi dall'aspetto innovativo più evidente: il formato tabloid che lo avvicina alla stampa anglosassone non solo nella maggiore maneggevolezza, bensì anche nel modo stesso di comunicare.

Un ruolo centrale è assegnato ai titoli, costruiti per catturare l'attenzione di chi legge, sia attraverso un carattere tipografico originale (il Bodoni) che li rende più grandi, sia nelle scelte lessicali attraverso giochi di parole e termini d'impatto.

È così che espressioni come "il palazzo" (ad indicare il potere), accanto a slogan e neologismi legati al contesto politico, entrano per sempre nella memoria collettiva innovando il linguaggio della comunicazione politica e non solo. Un altro versante che farà scuola è la vignetta, inizialmente impaginata nell'area dei commenti fino a guadagnarsi presto la prima.

A curarla è Giorgio Forattini, specializzato nella satira politica, priva di scritte e tutta affidata alle immagini. Dall'exploit del lancio via via le vendite scendono fino ad attestarsi su una media di 70mila copie, mantenuta per due anni.

La svolta arriva per la concomitanza di diversi fattori: l'arrivo di Piero Ottone, che lascia la guida del giornale rivale di via Solferino; il successo crescente all'interno dei movimenti giovanili universitari; l'autorevolezza acquisita in occasione del sequestro Moro, che tra l'altro vede il presidente della Democrazia Cristiana immortalato, nel covo dei brigatisti, con una copia di Repubblica tra le mani.

Con gli anni '80 parte la scalata al primato, che viene raggiunto verso la fine del decennio, grazie anche a iniziative felici, quali il lancio del primo supplemento Affari & Finanza nel 1986 e, un anno dopo, del settimanale Il Venerdì di Repubblica.

In questo periodo la società passa a Carlo De Benedetti, che riunisce Repubblica ed Espresso in un unico gruppo editoriale. Il giornale si caratterizza per un giornalismo sempre più investigativo, anticipando con il caso Enimont gli sviluppi di Tangentopoli.






Questo è un articolo pubblicato il 14-01-2020 alle 09:32 sul giornale del 14 gennaio 2020 - 161 letture

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