Una Minoranza Creativa: con-SCALTREZZA. Domenica 22 settembre 2019, XXV domenica del tempo ordinario (ANNO C) (Lc 16,1-13)

2' di lettura 21/09/2019 - Nella prima lettura che abbiamo ascoltato la settimana scorsa, il Signore si rivolgeva a Mosè dicendo: “…ecco, è un popolo dalla dura cervìce” (Es 32, 9). Insistendo quest’oggi a narrare un’altra parabola, dopo l’abbuffata del capitolo precedente (Lc 15, 1-32), si diverte lo scrittore ad immaginare che Gesù, dinanzi ai suoi discepoli, pensava la stessa cosa che Adonai manifestò a Mosè, ma con molta delicatezza, al contrario dell’episodio veterotestamentario, avrà tenuto a freno la propria delusione, non esplicitando la sua amarezza, ma continuando a prodigare pazientemente il suo insegnamento con un ulteriore racconto.

Tuttavia, la supposta tenerezza con cui Gesù accoglieva il lento comprendonio dei suoi discepoli (noi compresi), sembra non impedirgli di essere duro nei contenuti. Forse dovremmo essere più docili nel compatire Pietro e compagni, quando rimanevano abbacinati dinanzi alle parole di Cristo. Oppure: era proprio Gesù che voleva, in questo modo, farla pagare loro, almeno un po’, per l’indomabile cocciutaggine? Avremo forse interpretato male l’intenzione con cui Gesù cambiò il nome di Simone in “Kèfa”?

Al di là delle goffe suggestioni dello scrittore (che confidiamo possano suscitare anche il sorriso del Signore), la Parola di Dio di questa domenica non è di immediata percezione, e data la difficoltà e la profondità del testo evangelico che la Liturgia ci presenta, rimettiamo alle omelie dei sacerdoti l’adeguata spiegazione di senso e contenuto, e alla meditazione del lettore l’ispirazione più opportuna. Sia questo scritto, come sempre, l’umile offerta di una tenue scintilla.

Vero è, tuttavia, che per quanto aspre fossero le parole di Gesù, almeno i discepoli potevano ottenere qualsiasi chiarimento direttamente dalla Fonte. Noi, invece, dobbiamo accontentarci del germoglio del nostro raccoglimento, o del pollone omiletico che gemma dalla meditazione del celebrante. Eppure anche ciascuno di noi, come i discepoli, può ricevere direttamente dal Cristo la luce della Parola: guardiamo le Sue mani e i Suoi piedi (cfr. Lc 24, 39) e la nostra mente si aprirà all’intelligenza delle Scritture (cfr. Lc 24, 45).

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Questo è un articolo pubblicato il 21-09-2019 alle 12:31 sul giornale del 22 settembre 2019 - 287 letture

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