Una Minoranza Creativa: "DIVISIONE", domenica 18 agosto, XX domenica del tempo ordinario (ANNO C) (Lc 12, 49-53)

5' di lettura 18/08/2019 - “Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso” (v. 49). Nel pieno delle ferie estive, nostro Signore Gesù Cristo non poteva essere più adeguato. Il torchio della canicola agostana sembra aver esaudito il desiderio del Maestro. Ma l’attinenza di Gesù con le giornate attuali non finisce qui. Come tutti noi, oppressi da questa calura, non abbiamo altra esigenza se non quella di cercare refrigerio, magari tuffandoci in mare, e siamo in dolente affanno fino a quando non ci immergiamo, ugualmente il Signore brama questa necessità: anch’Egli prova angoscia fino a quando non troverà battesimo (dal greco “bàpto” ovvero “immergere - tuffare”).

Sia concessa allo scrivente, ogni tanto, qualche vena ironica; e anche nostro Signore sia clemente al cospetto di queste tinte gioviali, anche per il fatto che sembra Egli stesso a volerci spingere verso tali pennellate di colore (quando fa pure riferimento al rapporto suocera-nuora, v. 53). Curioso è perfino il gioco di parole che esce fuori dal sostantivo “pace” (v. 51), che in greco è “eirène”: non sembra molto simile alla parola greca “eironèia”, ovvero ironia? Lo Spirito conceda sempre allo scrivente e al lettore il gaudio che viene dalla Parola di Dio. La scorsa settimana abbiamo citato il verbo “dichotomèo” che intendeva “tagliare in due”, e lo abbiamo accostato alla più severa delle punizioni, ovvero quella che consiste nella separazione da Dio: l’inferno altro non è che questo status di divisione dal Signore nostro Dio.

L’attento ascoltatore della Parola di Dio, ha già notato che il termine “divisione” fa parte anche della pericope odierna e la sua partecipazione non è in trasparenza, ma è ben evidente, ripetuta altresì in coniugazioni, ed appartiene a Gesù. Se il “diavolo” (dal greco “dià-bàllo” ovvero “scagliare divisione”) ha nel suo ordinario (figuriamoci nello straordinario!) tentarci alla divisione, come può questa corruzione appartenere a nostro Signore Gesù Cristo? Scimmiottare il Signore è una caratteristica del diavolo (se lo Spirito Santo ci sarà l’occasione approfondiremo nella sede opportuna). Il concetto di “divisione” fa parte di questa sfera di parodia diabolica (interessante come il fondale dell’ironia continui a pervadere questo nostro incontro). Ma il prodotto del diavolo è pura contraffazione ingannatrice!

È per questo che non di rado cadiamo al cospetto di questi inganni; è per questo che urge per ogni cattolico un cammino di iniziazione alla parola di Dio. Ebbene, cerchiamo nel nostro percorso alcune note di luce. Una cosa è la divisione (dicho-tomèo) del diavolo (dià-bàllo), una cosa è nostro Signore Gesù Cristo. Gesù è venuto sulla terra a gettare (in greco è sempre il verbo “bàllo”) fuoco (quale parallelismo più forte rimanda al diavolo se non il fuoco?). Ma se il fuoco del diavolo è il taglio-in-due che rompe il legame con Dio, il fuoco di Gesù è gettare un’altra divisione, che in greco è resa col sostantivo “diamerismòn” (v. 51). Questo è composto dalla preposizione “dià” (che ha senso di separazione) e dal nome “merismòs” che allude a quella divisione che non ha accezione di rottura, ma di “distribuzione” (“merismòs” contiene in sé il sostantivo “merìs” che significa “ripartire per aiutare-per assistere”). Da qui possiamo leggere pienamente l’incarnazione (il Figlio che si divide dal Padre per mezzo dello Spirito), che non è “dichotomèo”, ma “diamerismòn”; allo stesso modo arriviamo a scrutare pienamente l’Eucaristia, ovvero lo spezzare-dividere il pane. Ecco, allora, che il passo lucano che la liturgia ci propone acquista un altro sapore, in quanto più ricca è ora la nostra sapienza (dal latino ‘sapio’, ovvero ‘avere gusto-sapore’).

La settimana scorsa il Maestro ci ha indicato l’unità all’interno della casa e della famiglia (tra padrone e servo); quest’oggi Gesù ci dice che l’unità è piena quando nella famiglia e nella casa c’è divisione, ovvero “diamerismòn”, ossia “distribuzione come contributo, come aiuto, come soccorso”. Questa esegesi può aiutarci anche ad immergerci nel mistero della Trinità, che è unità nella divisione (diamerismòn), ovvero divisione (distribuzione) che porta all’unità. Lo scrupoloso ascoltatore evangelico potrebbe manifestare l’esigenza di un’altra precisazione. La Parola di Dio che si ascolta in questa domenica ripete in modo deciso la preposizione “contro” che nella lingua corrente italiana sollecita al senso di opposizione. Tuttavia scrutando il greco originale, quello che è tradotto con “contro” è reso con “epì”.

La preposizione che in greco indica propriamente “contro” (con senso di antitesi) è “pròs”; “epì”, invece, sta ad intendere “presso-dinanzi-al cospetto”. Il senso del Vangelo di questa settimana, quindi, ha questo sapore: “D’ora innanzi, se in una famiglia vi sono cinque persone, saranno distribuiti tre presso due e due presso tre; si distribuiranno padre presso figlio e figlio presso padre, madre presso figlia e figlia presso madre, suocera presso nuora e nuora presso suocera” Che cos’è, allora, la famiglia? Cos’è la casa? Essa è il ricettacolo in cui la Trinità diventa tangibile nel mondo. Non deve essere luogo di conflitto, ma di con-divisione (con-diamerismòn) e di amore, poiché è con essa (e in essa) che Dio si rende visibile! Oggi come non mai il diavolo sta attaccando e intaccando la casa e la famiglia, e lo sta facendo con una continua ed infima proposta di scimmiottamento. Sia questo scritto un sollecito (in primis per l’autore) ad essere sempre attenti alla Parola di Dio, e ad essere sempre vigili grazie alla Parola di Dio.

(dal blog https://unaminoranzacreativa.wordpress.com/)








Questo è un articolo pubblicato il 18-08-2019 alle 08:18 sul giornale del 18 agosto 2019 - 245 letture

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