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Una Minoranza Creativa: Declinare, domenica 23 giugno, "santissimo corpo e sangue di CRISTO"

4' di lettura 22/06/2019 - In un mondo in cui abbiamo talmente tanto cibo da morire di fame; in un mondo in cui veneriamo talmente tanto il corpo da renderlo la cosa più logora, la liturgia cattolica del messale romano ci propone oggi la Solennità del Corpus Domini.

Che lo Spirito pervada lo scrivente e invada il lettore. La soddisfazione del corpo e il bisogno di nutrimento sono i concetti che, nell’estratto evangelico in esame, si appalesano nell’immediato, e sia chiaro che la superficialità non è sinonimo di errore.

Essa, tuttavia, pur rappresentando l’aspetto più diretto, non può essere acquisita come espressione della totalità. E questo sia valido anche per la Chiesa: è cosa buona che questa si occupi dell’attività missionaria (in senso stretto), ma tale mansione è bene che si limiti alla parte e al contesto che gli spetta, poiché la Chiesa non è una onlus, così come il Vangelo non è una mitologica agiografia, un trattatelo di filosofia o una raccolta di fioretti. La parola che può condurci al gheriglio dell’odierna pericope lucana è DECLINARE

. In primo luogo una nota sociologica: il giorno è fatto per lavorare e il venire della sera è invito a risposare. Quando declina il giorno, così come la natura riposa, anche l’uomo deve sedersi: la regolarità dei ritmi non solo è un benessere fisico, ma anche psicologico.

Quando i ruoli si invertono, quando i generi si invertono, quando i ritmi si invertono, l’equilibrio giunge ad una rischiosa precarietà. Aumentando, ordunque, il focus circa il passo evangelico che il sacerdote proclamerà, la parola che abbiamo scelto è presente quattro volte, seppur con varianti diverse: “Il giorno cominciava a declinare (“klìnein”)”; “Fateli sedere (“kataklìnate”) a gruppi (“klisìas” letteralmente “giacigli”) di cinquanta”; “li fecero sedere (“katèklinan”) tutti quanti”.

E dove il verbo è preceduto da “katà” è ancora più forte, poiché tale preposizione indica “all’ingiù”. I tratti morali e omiletici li lasciamo alla sensibilità del lettore e alla saggezza del celebrante. Vogliamo cogliere in questo nostro scritto solo una tenue tinta, a partire da una esclamazione che è diventata molto celebre nell’attualità: “Allahu akbar” (“Dio è il più grande”).

Questo pleonasmo appartiene ad ogni espressione religiosa, poiché qualsiasi dio è sempre “il più grande”. Eppure ecco che nostro Signore Gesù Cristo, il vero ed unico Dio, non solo è “Allahu akbar”, ma è anche “Allahu asghar” ovvero “Dio è il più piccolo”. Nostro Signore si è fatto carne, si è fatto corpo; è sceso su di noi, si è seduto tra di noi, ha preso giaciglio con noi.

Gesù si è fatto pane, ma è nel farsi pane che Egli può entrare in noi e divenire parte di noi, affinchè noi diventiamo parte con Lui. Ma il “klìnein” ci porta anche ad un’altra osservazione: come il Giorno si è declinato, anche noi dobbiamo declinare a sua imitazione, poiché vivremo il mattino del Signore solo se con Lui avremo fatto giaciglio. Ma questo nostro sederci non è da intendersi genericamente con umiltà, ma con abbandono della nostra vita a Dio senza il quale nulla è completo.

È certo che i nostri cinque pani e due pesci dobbiamo metterli, ma se non ci sediamo abbandonandoci alla declinazione di nostro Signore avremo sempre fame. Degno di nota, infine, è il parallelismo di vocaboli e di senso con l’episodio dei discepoli di Emmaus: “<>. Egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro, prese il pane, disse la benedizione, lo spezzò e lo diede loro” (Lc 24, 29- 30). ù

Nel momento del disastro, Dio non manca di declinarsi su di noi e di farci ardere il cuore nel petto (Lc 24, 32). Ma occorre dirgli “resta”, poiché nostro Signore ci ama talmente tanto da non vincolare la nostra libertà. La chiusa la concediamo ad una domanda che un attento lettore potrebbe proporre: ma se si scriveva che quando si invertono gli ordini l’equilibrio è a forte rischio, Gesù con la sua incarnazione e la sua missione non ha invertito ogni logica?

Certo, Gesù Cristo ha pienamente invertito ogni sistema, ma con una enorme differenza: le inversioni umane hanno come radice l’io, e sono frutto dell’egoismo; nostro Signore “non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio; ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo…umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce” (Fil 2, 6-8).

ARTICOLO TRATTO DAL BLOG: https//s:unaminoranzacreativa.wordpress.com/2019/06/22/declinare/


   

da Fabio Quadrini 





Questo è un articolo pubblicato il 22-06-2019 alle 17:03 sul giornale del 23 giugno 2019 - 652 letture

In questo articolo si parla di attualità, messaggio, articolo, religione cattolica, Fabio Quadrini

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