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Unaminoranzacreativa: domenica 02 giugno, ASCENSIONE DEL SIGNORE (ANNO C) (Lc 24, 46-53). Rubrica la parola: PERDONO

3' di lettura 02/06/2019 - Il Figlio è risorto e ritorna al Padre; ma non ci lascia soli, poiché giungerà lo Spirito. E lo Spirito, che invoco su chi scrive e nel cuore di chi legge, non è valvassore del vassallo del re, bensì Dio, Uno e Trino.

Pur avendo già sfiorato questo argomento (https://unaminoranzacreativa.wordpress.com/2019/05/25/piugrande/), è bene riallacciare il discorso, data la parola che oggi estrapoleremo. Dio è Uno, ed è Trino in quanto si “flette come coniugazione”.

Cercando di soddisfare con una goccia l’arsura dell’impossibilità della comprensione razionale, occorre utilizzare artifizi che per lo meno consentano una minima decifrabilità dell’indecifrabile.

Il fatto già di domandarsi “chi è” o “che cosa è” Dio, è definire con categoria finita l’infinito, e già saremmo, come si suol dire, “fuori tema”; ciò nondimeno anche nostro Signore parlava del Regno di Dio con immagini ed espressioni concrete. Ebbene: si insegna, fin dai primi incontri di catechismo, che Dio è Amore.

E Dio è Padre. Il Padre è “Amare”: è l’infinito di Dio; è il “che-non-è-finito” di Dio. E il Verbo si è fatto carne. Il Figlio è “Amo”: è l’indicativo di Dio; è la certezza di Dio. E colui che è promessa (tèn epangelìan – Lc 24, 49) del Padre sarà mandato. Lo Spirito è “Amando”: è il gerundio di Dio; è il “se gerere”, il modo di comportarsi di Dio.

Da ciò, la parola di oggi: PERDONO. Tra amore e perdono il legame è diretto. Il perdono è attributo di Dio. Ed essendo nota divina, il perdono è difficile nella comprensione e arduo nella realizzazione. Tuttavia per viverlo, è opportuno tentare di descriverlo.

Ci sia sufficiente, oggi, il brano evangelico che abbiamo in contemplazione. In primo luogo il perdono è la destinazione della conversione (“metànoian” - Lc 24, 47): Il brano evangelico traduce “la conversione e il perdono”, ma il greco è “la conversione verso il perdono”. In secondo luogo il perdono “comincia da Gerusalemme” (Lc 24, 47).

La risurrezione è dalla flagellazione, dalla croce, dalla morte. Questo non significa andarsi a cercare i supplizi, ma si intende la “letizia della prova”, ovvero avere la forza di accettare il calvario, offrendo a Lui la passione, ben sapendo che il Signore è con noi. In terzo luogo il perdono è essere testimoni: nessuna spiegazione rende meglio dell’originale greco: “màrtires” (Lc 24, 48).

Infine, il perdono non è da noi, ma da Dio. Il perdono non è la suggestione psichica di un fervente picchiapetto; né è ostentazione di perbenismo, ovvero esibizione a favore di camera di un politicante da onlus.

Solo nel nome di Cristo (Lc 24, 47) sarà predicata la conversione verso il perdono: e il perdono non è una sorta di elezione “a divinis”, né un acquisto comprato con le buone opere. È dono, frutto della continua relazione con nostro Signore, relazione che è incessante cammino, poiché lo si matura, e alimenta, rialzandoci ininterrottamente dopo ogni caduta.

Chi non si alza verso il perdono è schiavo del male; chi non cade (ovvero dice di non cadere), è falsa ipocrisia; chi non si rialza, abbandonandosi nella disperazione del fallimento, è soggetto di satana. Il perdono è il continuo “terzo giorno” che spunta dopo ogni morte e risurrezione (Lc 24, 46).

ARTICOLO TRATTO DAL BLOG: https://unaminoranzacreativa.worpress.com/2019/06/01/perdono/


   

da Fabio Quadrini 







Questo è un articolo pubblicato il 02-06-2019 alle 10:52 sul giornale del 02 giugno 2019 - 241 letture

In questo articolo si parla di cultura, messaggio, articolo, religione cattolica, Fabio Quadrini

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