Una Minoranzacreativa: "IN LUI": Domenica 19 maggio 2019, V domenica di Pasqua (ANNO C) (Gv 13,31-35)

4' di lettura 19/05/2019 - Anche oggi il messale romano ci propone un estratto evangelico secondo Giovanni. Siamo al capitolo 13, il quale rappresenta l’inizio della seconda parte dell’intero scritto. Per chiarirci in maniera alquanto approssimativa, dal capitolo 1 al 12 è il “vangelo dei segni (σημεῖα)”, mentre dal 13 al 21 è il “vangelo dell’ora (ὥρα)”. Sia lo Spirito, guida per chi scrive e compagno per chi legge.

Così come avvenuto nella settimana scorsa, anche in questa si manifesta potentemente la presenza del Padre e la solida relazione tra il Padre e il Figlio. Tuttavia, come già accennato, questa non è mero rapporto stretto, definizione limitata e fuorviante, ma è “una cosa sola” (ἐγὼ καὶ ὁ πατὴρ ἕν ἐσμεν), è “uno” (Gv 10, 30).

Con la presente narrativa viene introdotta una nuova Figura: la Terza Persona della Santissima Trinità; lo Spirito, sempre da noi invocato e ormai prossimo alla venuta di Pentecoste. Leggere la pericope odierna richiede poco tempo, basterebbe anche una sola occhiata, ma con tale approccio lo Spirito non si nota (così come Questo non impregna una vita superficiale).

Come il Padre e il Figlio, anche lo Spirito, in quanto “Totus Amor”, rispetta la libertà dell’uomo e pur soffrendo per il rifiuto di questi, non lo costringe, ma con discrezione attende con fremente prontezza anche un minimo richiamo per correre dal suo amato.

Se volessimo dare, nondimeno, un attributo allo Spirito, “discrezione” potrebbe ben avvicinarsi a questa Santa Persona. E questo carattere lo Spirito lo manifesta non solo nel suo operato, ma anche col suo nome. Sembra, infatti, non presente in questa lettura (così come nella vita), eppure la domina.

Ebbene, la parola di questa settimana è proprio SPIRITO, ovvero IN LUI (ἐν αὐτῷ). Che cos’è quindi lo Spirito. Non essendo questa la sede opportuna per trattare di “Pnèuma” o “Rùah” in termini teologici, spieghiamo lo Spirito con le due parole scelte.

Lo Spirito è IN. Il termine greco è “èn” ed è preposizione che indica “dentro”, ma questo ha senso di “compenetrare”, “permeare”, e con il termine detto sopra che piace più di tutti allo scrivente, “impregnare”, termine che ha in sé proprio l’assorbire “la (dell’uomo) fecondità nella (della donna) fecondità” (in inglese “pregnant” significa “incinta”).

Una vita che spalanca la porta allo Spirito, viene da questo “inzuppata”, abbracciata visceralmente, penetrando in essa non solo dentro, ma “IN-mezzo”; ma questo stare IN-mezzo non ha senso di equilibrio, né di centralità; quando lo Spirito penetra nella vita, Egli si fonde, si scioglie in essa, con essa, in una reciproca con-fusione, per cui chi vede quella vita, vede lo Spirito che è in essa. Lo spirito è LUI. Il termine greco è “autò”, e questo è pronome “personale”: il “lui”, quindi, è “persona”, ed è persona “prossima”.

Lo Spirito è Persona, e la vita che Lo chiama (e che viene da Lui impregnata), assorbe da Questi la Sua natura di “persona” nella quale riflette il proprio destino (dal greco “istèmi”, ovvero io-stò) di persona, poiché lo Spirito chiama “persona” ogni vita. Il lettore si troverà, immagino, un po' in difficoltà di comprensione. Non sarà lo scrivente ad aiutarlo, ma la Parola di Dio. In un versetto precedente al passo odierno, si legge questa frase: “satana entrò in lui (Giuda)” (Gv 13, 27).

La traduzione (che sempre “tradisce”) è la stessa: “in lui”. Tuttavia il greco è ben diverso e ben chiaro. Non è “èn autò”, ma “èis ekeinòn”. Si può tradurre certamente con “in”, ma “èis” è “verso”, o meglio “contro”. Così per “ekèinon”: non tanto “lui”, quanto “quello”, o meglio “quello là”. Due piccole note, anche se ciò è già bastato al lettore. L’ “in-èis” non è impregnare, ma è “tarlare”, ovvero penetrare per corrodere.

L’ “ekèinon” non esprime “persona”, ma è pronome “spersonalizzato”, e non è per nulla prossimo, poichè esprime “lontananza”, non solo spazio-temporale, ma ontologica. Lasciando al lettore la prosecuzione delle molteplici riflessioni nel merito, chiudiamo con un altro attributo dello Spirito che ci viene sempre dalla lettura evangelica di questa domenica.

Assieme alla “discrezione”, lo Spirito è “reciprocità”: il Padre “nel” (Èn Autò) Figlio; il Figlio “nel” (Èn Autò) Padre. Quando poi il Figlio (parèdoken tò pnèuma) consegnerà lo Spirito (Gv 19, 30), Questi renderà (noi?) discepoli (non come recita la traduzione “gli uni -per- gli altri”) gli uni “negli” altri (ἐν ἀλλήλοις – èn allèlois).

LINK ALL'ARTICOLO: https://unaminoranzacreativa.wordpress.com/2019/05/18/in-lui/






Questo è un articolo pubblicato il 19-05-2019 alle 09:01 sul giornale del 19 maggio 2019 - 114 letture

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