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Una Minoranzacreativa: "la gioia per la resurrezione di Cristo Gesù! La parola in evidenza è "MANDATO"

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E proseguiamo ancora questa domenica ad esplodere di gioia per la resurrezione di Cristo Gesù! Lo Spirito che Gesù ha soffiato sui discepoli ci guidi e ci ispiri nello scrivere e nel comprendere.

La parola che vogliamo porre in evidenza in questa narrativa è MANDATO. Nella lettura che il sacerdote proclamerà, il verbo “mandare” è scritto così sia che riguardi Gesù, sia che riguardi i discepoli, ma nel testo originario greco i verbi usati sono due.

Nella frase “Come il Padre ha mandato me” si usa il verbo “apèstalken”, mentre nel prosieguo “anche io mando voi” il verbo usato è “pèmpo”. “Apèstalken” è composto dalla preposizione “apò” e dal verbo “stèllo” che certamente si traduce con “mandare”, ma l’accezione che reca con sé è “equipaggiare”.

“Pèmpo”, invece, ha una sfaccettatura che si può rendere con “accompagnare”. Quando un soggetto parte “equipaggiato”, si pensi ad un soldato (e “stèllo” è specifico proprio del gergo miliare), la caratteristica che assume è di assoluta autonomia.

Quando, invece, un soggetto è “accompagnato” per la propria missione, significa che è sempre necessaria la presenza di colui che lo ha inviato, sia essa fisica o comunque validante. Andando oltre nella riflessione: il Padre che manda il Figlio e il Figlio che a sua volta manda i discepoli, ad una lettura logica, certo, ma meramente superficiale, sembrerebbe una pacifica proprietà transitiva in cui a caduta gerarchica ci si passano i poteri.

Quindi il Padre sta al vertice, poi viene il Figlio, meno potente del Padre, ma più potente dei discepoli, verso i quali Egli stesso ha facoltà di investitura. A questo punto è necessario l’ausilio di una piccola particella che in apparenza sembra contare nulla, ma la sostanza ci dice il contrario. Il verbo “stèllo” è preceduto, come testè riferito, dalla preposizione “apò” che si rende con “da” in senso di moto da luogo, provenienza.

Tuttavia, “apò” non indica in tal caso la mera provenienza, quanto un distacco da una unica matrice, da una unica radice, da un solo pane. Il Figlio, infatti, non ha ricevuto un mero mandato dal Padre, ma si è “spezzato dal Padre”, e come il pezzo di pane è esso stesso pane, è il pane, è il pane stesso “da” cui proviene, così il Figlio: Dio “da” Dio (il vangelo secondo Giovanni, tralaltro, è un continuo ripetersi “da dove” viene, “di dove” viene…con riferimento a Gesù).

Una traduzione forse brutale, ma di resa sarebbe: “Come dal Padre ho mandato me”, oppure più forte “Come dal Padre ho staccato me”. “Pempo”, al contrario, non ha alcuna preposizione e ciò rende il concetto che chi ha ricevuto l’incarico non è dalla stessa matrice, dalla stessa radice di chi lo ha inviato, ed in tal caso è qualificabile il rapporto gerarchico tra chi conferisce il mandato e chi lo esercita.

Tuttavia, continuando a leggere la pericope odierna, sovviene nel prosieguo un’altra preposizione che giustifica questo rapporto di mandato gerarchico tra il Figlio e i discepoli. Nel passo “soffiò e disse loro”, il verbo “soffiò” è reso con il greco “enefùsesen”, composto di “en” e “fusào”. Naturalmente “fusào” esprime il soffiare, ma interessante è questo “en” che indica la direzionalità, ovvero ha senso di soffiare “in”, soffiare “sopra”, soffiare “dentro”.

È il Figlio che soffia verso i discepoli e che conferisce loro il potere; senza il soffio del Figlio nessun potere sarebbe in capo a questi. Il Figlio, quindi, investe (“en”) i discepoli, ma a sua volta non ha alcuna investitura dal Padre, perché Egli è dal (“apò”) Padre: “io sono nel Padre e il Padre è in me” (Gv 14, 11). Ma questa relazioni oltre ad essere rappresentate lessicalmente, sono manifeste anche teologicamente.

“Apò”: nella concezione ebraica (i vangeli sono scritti in greco ma respirano ebraico, sono di impasto ebraico), solo Adonai poteva rimettere i peccati: “Veduta la loro fede, disse: <>. Gli scribi e i farisei cominciarono a discutere dicendo: <>” (Lc 5, 20-21).

“En”: gli apostoli quando compiono i miracoli lo fanno “nel nome di Gesù Cristo, il Nazareno, cammina!” (At 3, 6); mentre quando è Gesù a compierli, Egli lo fa con l’autorità che proviene “da” Lui stesso: “Presa la mano della bambina, le disse: <>, che significa: <>” (Mc 5, 41). Una nota di chiusura. Siamo nel pieno del periodo pasquale in cammino verso la Pentecoste. Tuttavia il vangelo odierno è già Pentecoste: non dice forse Gesù ai discepoli: “Ricevete lo Spirito Santo”? Ma non basta.

In realtà il vangelo odierno è la seconda Pentecoste, perché già un’altra volta, in precedenza, Gesù ha donato il suo spirito: “E, chinato il capo, spirò” (Gv 19, 30), che non significa solamente che Gesù è morto, ma in greco si rende con “E, chinato il capo… -rese, ovvero consegnò (parèdoken) lo Spirito (pnèuma)”, poiché tutto era compiuto, ovvero “completo” (tetèlestai), poiché la croce non è solo il patibulum del sacrificio, ma, fin dalla croce, Dio è in trono, staccato da terra, elevato al cielo, e con le braccia aperte verso di noi



Questo è un articolo pubblicato il 27-04-2019 alle 17:09 sul giornale del 27 aprile 2019 - 215 letture