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Una Minoranza Creativa: "SEPOLCRO – smettiamola di dirci: “Buona Pasqua” “Christòs anèsti - alithòs anèsti” Non il semplice “Buona Pasqua”, ma “Cristo è risorto! - È veramente risorto!”

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SEPOLCRO – smettiamola di dirci: “Buona Pasqua” “Christòs anèsti - alithòs anèsti” Non il semplice “Buona Pasqua”, ma “Cristo è risorto! - È veramente risorto!” (“Christòs anèsti - alithòs anèsti”) è il grido pasquale del cristiano!

Che lo Spirito ci faccia esplodere di gioia per la gloria di nostro Signore Gesù Cristo, Colui che ha vinto il peccato, Colui che ha distrutto la morte! La liturgia domenicale ci presenta il racconto della risurrezione, tratto dal capitolo 20 del vangelo secondo Giovanni (Gv 20,1-9) e la parola che vogliamo mettere a fuoco è quella reiterata di più, fino quasi a generare una esagerata ripetizione che, nella logica grammaticale, linguistica e testuale, sarebbe considerata una carenza di lessico e di vocabolario.

Per ben 7 volte viene replicata la parola SEPOLCRO. Per il secolo, il sepolcro è desolazione, sconfitta, fine. Lo stesso vale per il capitolo precedente, nel quale l’evangelista narra della morte in croce di Gesù: “scandalo per i Giudei, stoltezza per i pagani” (1Cor 1, 23). Per nostro Signore, invece, la croce è il trono, dove tutto è completo (Gv 19, 30) e il sepolcro è il trionfo, è la gloria, è la vita! Molti termini ci sono in greco per scrivere “sepolcro”.

L’evangelista, tuttavia, non solo, come detto, ha usato la ripetizione, ma non ha neanche usato alcun sinonimo, ripetendo solo e sempre la stessa parola, volendo battere e ribattere sullo stesso vocabolo, come il martello batte e ribatte sul chiodo che fora il crocifisso.

Giovanni usa il termine “mnemèion”. Tale termine reca in sé il tema verbale (“mnè”) del verbo “mimnèsco” che significa “ricordare”. Sia sempre chiaro il fatto che, seppur scritti in greco, i vangeli respirano ebraico, ovvero sono di impasto ebraico, di tradizione ebraica, e il “ricordare”, per il mondo ebraico, non è la mera “memoria”, ma è “zikkaròn”, ovvero “memoriale”. Ecco, quindi, che il sepolcro (“mnemèion”) di Gesù Cristo non rimane monumento (“mimnèsco”) a un defunto, ma è memoriale (“zikkaròn”) del Risorto, del vivente!

La memoria è semplicemente il ricordo di un fatto passato. Il memoriale, invece, è la ripresentazione dell’evento di cui si fa memoria. È rendere presente quell’evento. È un attualizzarlo, in modo tale che lo si rende contemporaneo a noi e noi vi partecipiamo direttamente, nello stesso modo in cui ne furono resi partecipi i primi che lo sperimentarono.

Ma il memoriale implica anche un’altra cosa: che si vive quell’evento in modo tale che esso segna la nostra vita e ci fa vivere conformemente ad esso. La memoria, in sostanza, è legata al passato, all’assenza, alla morte. Il memoriale è eterno presente, eterna presenza, eterna vita! "Io sono colui che sono!" (Es 3, 14); “Quanto poi alla risurrezione dei morti, non avete letto quello che vi è stato detto da Dio: Io sono il Dio di Abramo e il Dio di Isacco e il Dio di Giacobbe? Ora, non è Dio dei morti, ma dei vivi" (Mt 22, 31-32); “Che poi i morti risorgono, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando chiama il Signore: Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe.

Dio non è Dio dei morti, ma dei vivi; perché tutti vivono per lui" (Lc, 20, 37-38). Vorremmo chiudere con un’altra citazione, tratta sempre dal vangelo secondo Giovanni: il sepolcro è memoriale (“zikkaròn”) di Gesù Cristo, non il morto, ma il Vivente, Colui che “prima che Abramo fosse, Io Sono” (Gv 8, 58). “Christòs anèsti - alithòs anèsti”

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Questo è un articolo pubblicato il 21-04-2019 alle 10:53 sul giornale del 20 aprile 2019 - 328 letture