utenti online
SEI IN > VIVERE OSIMO > CULTURA
articolo

Articolo "la Parola": Vangelo secondo Giovanni di domani, quinta domenica di Quaresima, che tutt’ora resta avvolta in un tenue alone di mistero, “Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra“

5' di lettura
218

È d’aiuto innanzitutto fare una precisazione sulla diffusione della scrittura al tempo di Gesù. Seppur non alla portata di tutti, infatti, “saper scrivere” era molto più comune di quel che si pensa. Sono stati ritrovati svariati documenti che lo attestano, e gli studiosi affermano che esistevano dei taccuini delle dimensioni del palmo della mano per poter prendere appunti.

Una precisa regola rabbinica, tuttavia, vietava di scrivere le parole ascoltate dai maestri o tratte dai testi religiosi (ad eccezione delle sole Scritture). Lo scopo della regola era di impedire la diffusione di versioni che potessero andare confuse coi testi sacri.

Così comprendiamo le parole dei discepoli quando chiedono a Gesù “Signore insegnaci a pregare come Giovanni e i suoi discepoli”: anche le preghiere e le benedizioni, infatti, non si potevano tramandare per iscritto, ma erano parte (come ci insegna don Giosuè Voltaggio) della cosiddetta “Torah She-be-al-peh” cioè la Torah che è nella bocca. Contrariamente al senso attuale, la trasmissione orale era considerata molto più accurata di quella scritta (oltre che meno costosa, ovviamente).

Se uno commette un errore recitando il Padre Nostro, lo notiamo subito e siccome in molti conosciamo la preghiera a memoria, fungiamo da correzione: ecco la logica che muoveva la cultura dell’epoca.

Tornando a Gesù che scrive per terra, sappiamo esistere, da tempi remoti, molte interpretazioni e padre Filippo Belli, docente di Teologia biblica, ha ricordato quelle più accreditate: -Gesù scrive i peccati- Fu Girolamo (IV-V secolo) a dare per primo questa ipotesi. Gesù scriverebbe dunque per terra tutti i singoli peccati di coloro che gli portarono l’adultera.

Già il gesto del “chinarsi” di Gesù è nettamente un invito a “guardare dentro di sé”. Quando poi Gesù chiama chi è senza peccato a scagliare per primo la pietra, i presenti, leggendo nelle scritte di Gesù i propri peccati, se ne vanno. -Gesù scrive il verdetto- Gesù non si lava mai le mani (per fare un parallelismo con Pilato), ma quando viene chiamato, risponde.

Così come alle nozze di Cana, quando Maria gli palesa la mancanza di vino, le fa conoscere che non era giunto il suo momento e… agisce. Così qui: Gesù è chiamato a giudicare e risponde. Perciò alcuni, in accordo con l’uso romano, ritengono che Gesù scriva il suo verdetto nei riguardi della donna e dei suoi provocatori prima di pronunciarlo.

La prima volta si china e scrive la condanna (hanno infatti peccato), poi si alza e pronuncia la sentenza dando il via alla pena (chi è senza peccato scagli la prima pietra). Questa “registrazione di debito” spiegherebbe le parole di San Paolo (Col 2, 14) per cui Dio ha perdonato e ridonato vita “annullando il documento scritto del nostro debito, le cui condizioni ci erano sfavorevoli. Egli lo ha tolto di mezzo inchiodandolo alla croce”.

Una seconda volta infatti Gesù si china e scrive la revoca della condanna (il perdono) a prefigurazione della revoca dei peccati che essi avranno per mezzo del suo sacrificio. -Gesù scrive nella polvere- Assecondando il senso letterale di “per terra” ovvero γη (ghè, da cui geo), il quale ha una connotazione fisica, tangibile, si interpreta il gesto di Gesù come lo scrivere “nella polvere”.

Ciò è un richiamo alle parole di Geremia: “O speranza di Israele, Signore, quanti ti abbandonano resteranno confusi; quanti si allontanano da te saranno scritti nella polvere, perché hanno abbandonato la fonte di acqua viva, il Signore.” (Ger 17, 13). Gesù, con un gesto, parla ed è come se dicesse: “siete stati scritti nella polvere, vi siete allontanati da Dio, e adesso mi chiedete se condannare o meno la donna. Il peccato è ben più a monte, radicato nei vostri cuori.”

-Gesù scrive la nuova Legge- Questa ipotesi fornisce più chiaramente il senso teologico del gesto concreto di Gesù. Chi scriveva col dito sulla pietra era infatti Dio, che ha scritto le tavole per Mosè. Si nota anche un’altra analogia: il Vangelo colloca questo episodio nei pressi del tempio, e dunque, a terra, c’è il lastricato del tempio (ovvero la pietra), per cui anche Gesù scrive sulla pietra, con il dito.

È facile allora capire che Gesù sta scrivendo la nuova Legge, quella della misecordia, con un’autorità che non è quella del maestro o dello scriba, ma quella propria di Dio. Gesù parla con i gesti, ma la curiosità di conoscere cosa stesse scrivendo lì a terra è forte. Ma Sant’Agostino aveva capito che ci può essere peccato anche nella curiosità, quando ci porta fuori strada.

Resta il fatto che se le Sacre Scritture non riportano ciò che Gesù scriveva, possiamo star certi che la cosa importante non era quella. Non a caso il compito arduo, ma fondamentale del cristiano è quello del discernimento: la legge dell’Amore non ha parole fisse, va ascoltata.

Gesù è incessantemente il modello dei veri cristiani che non si lavano le mani quando vengono interpellati, ma che non rispondono alla cattiveria, se ne distolgono e seguono la scia dell’Amore che Gesù ha tracciato avanti a loro come guida, su quella terra.

Buona domenica!

Link audiolibro Via Crucis: Prima Stazione: https://www.youtube.com/watch?v=4N8hby5utcg Seconda Stazione: https://www.youtube.com/watch?v=NabygtRRgKE



Questo è un articolo pubblicato il 06-04-2019 alle 17:33 sul giornale del 06 aprile 2019 - 218 letture