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Terza domenica di Quaresima: ci proiettiamo nuovamente verso la primavera parlando dell’albero di fico e dei suoi frutti

4' di lettura 23/03/2019 - Bentrovati amici! In questa anticipazione della terza domenica di Quaresima, aiutati dal clima accomodante, ci proiettiamo nuovamente verso la primavera parlando dell’albero di fico e dei suoi frutti.

I fichi sono diffusamente conosciuti per le proprietà nutrizionali e di benessere: un involucro piriforme dalle molte calorie, vitamine, sali minerali e pochi grassi, dalla dolcezza piacevolmente delicata ed acquosa e dalle capacità curative di foglie e ramoscelli (Isaia stesso suggerisce al re Ezechia di applicare “impiastro di fichi” guarendo la di lui malattia mortale).

Non stupisce, quindi, che il fico sia usato come simbolo di abbondanza, di prosperità e di benessere, cosa che non si può dire dei tempi e luoghi di origine. La pianta di fico è difatti molto antica, secondo alcuni risalente a 5.000 anni fa, sicuramente nota in Babilonia molti secoli prima della nascita di Cristo, in una zona che possiamo identificare intorno alla Siria.

Documentata da citazioni da parte di Omero, Platone, Aristotele e, solo successivamente, nei Vangeli, le popolazioni nomadi hanno provveduto a diffondere la cultura del fico in tutto il mediterraneo. Aristotele in particolare, ma anche diversi altri filosofi, credeva che alimentarsi di fichi stimolasse l’intelligenza. Ma quale importanza può avere tutto ciò nel Vangelo?

Il fico è annoverato tra le sette piante della Terra Promessa e “stare sotto il fico” è considerato un simbolo dell’era messianica, di prosperità per l’appunto, e in accordo alla tradizione rabbinica evoca lo “studio sincero della Parola”: nel vangelo secondo Giovanni, ad esempio, Gesù rivela a Natanaele di averlo visto sotto il fico, immagine del desiderio di Natanaele di ricercare la Verità.

Ci sono due episodi che riguardano primariamente la pianta di fico nel testo sacro: la parabola del vignaiolo di oggi, e l’episodio in cui Gesù secca il fico sterile con un atteggiamento poco pietoso che tradisce le aspettative dei lettori e li lascia sbalorditi.

Non è banale scoprire che il significato profondo della presenza dei frutti su questa pianta è la fedeltà del popolo a Dio e alla nostra alleanza con Lui. Per tal ragione, Gesù voleva trovare i fichi sull’albero anche fuori stagione; per tal ragione, il proprietario della vigna vuol tagliare l’albero che non gli è “fedele”.

Per tornare alla botanica, mentre per la maggior parte degli alberi da frutto la raccolta avviene in un tutt’uno, i fichi si raccolgono gradualmente, un po’ alla volta, man mano che maturano a partire da circa il quinto anno di vita, per raggiungere la massima produzione intorno ai 30-40 anni di vita e poi diminuire, seppure la pianta continua a vivere anche fino al secolo.

Lontanamente richiama la vita dell’uomo che deve essere scandita dai frutti dall’alleanza con Dio. Conoscendo la forte resistenza della pianta di fico alla siccità e la sensibilità al freddo, poi, si può riflettere in duplice verso: primo, la “robustezza” della pianta, la quale sopravvive alle difficoltà, richiama come il mantenere l’alleanza con Dio sia la forza che accompagna l’uomo oltre le difficoltà, e secondo, dando adito alla descrizione illuminata che fa dell’inferno Dante come di un luogo di ghiaccio, la “fragilità” dell’uomo, che soffrendo il soffio freddo del diavolo è tentato di abbandonare l’alleanza con Dio come un fico che in inverno perisce e non produce più frutti.

Tuttavia Dio conosce bene le debolezze dell’uomo ed attraverso la parabola di oggi ci mette a conoscenza della sua pazienza che dopo il terzo anno infruttuoso continua: “lascialo ancora quest’anno, finché gli avrò zappato attorno e avrò messo il concime”.

Ma l’urgenza della conversione è tangibile. Il tempo di Quaresima in cui ci troviamo anche quest’anno ci aiuta a meditare con calma sulle nostre infedeltà e a cercare un rimedio, il quale però sia meno fragile ed irrisorio di quello di Adamo ed Eva che si sono coperti con le foglie di fico, dalle proprietà notoriamente curanti, come a “sanare” l’infedeltà che li ha fatti scoprire nudi. Buona domenica!

LINK: https://wordpress.com/post/unaminoranzacreativa.wordpress.com/306






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 23-03-2019 alle 15:51 sul giornale del 23 marzo 2019 - 309 letture

In questo articolo si parla di cultura, attualità, messaggio, religione cattolica

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