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comunicato stampa

Messaggio di Sua Ecc. Mons. Angelo Spina per il Natale 2018

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“Il prossimo anno 2019, ricorrono ottocento anni da quando S. Francesco d’Assisi, partendo dal porto di Ancona si recò in Terra Santa. Tra i tanti luoghi sicuramente visitò Betlemme, il luogo della natività. – Così inizia il messaggio di sua ecc. mons. Angelo Spina per il Natale 2018.

- Al ritorno, durante la notte di Natale del 1223, a Greccio, Francesco rievocò la nascita di Gesù, organizzando una rappresentazione vivente di quell'evento. Il presepe da allora ci appartiene come tradizione storica, culturale e religiosa”. Mons. Arcivescovo continua affermando che a Natale noi non festeggiamo un pacco o un albero, ma il Bambino Gesù, il figlio di Dio e cita il richiamo di papa Francesco ai cristiani introno alla tradizione del presepe. “Se togliamo Gesù, - scrive Francesco - che cosa rimane del Natale? Una festa vuota”.

“Quando ci poniamo davanti al presepe –sostiene ancora mons. Spina - vediamo che tutto converge verso la Luce vera, quella del Bambino Gesù. È lui il centro verso cui tutto si muove: Maria sua madre ha lo stupore negli occhi, Giuseppe lo guarda con tenerezza, gli angeli cantano, il bue e l’asino riscaldano l’ambiente, i pastori si affrettano ad andare, la stella guida il cammino dei magi, tutta la natura avverte che una luce nuova è venuta al mondo. Fermarsi davanti al presepe è rimanere “incantati”.

Il Bambino che nasce è Dio che prende un nome e un volto. Il suo nome è Gesù (Dio salva), il suo volto è quello dell’uomo, dell’umanità intera, è quello dell’Emmanuele (il Dio con noi)” Mons. Spina conclude affermando che da allora si può incontrare Dio in ogni volto soprattutto tra i poveri, i sofferenti, in coloro hanno subito ingiustizie e ogni forma di violenza che sono i soggetti capaci di scuotere le coscienze, ma per la fretta che la nostra vita caotica accelera i nostri passi continuiamo a trascurare.

“Il Natale della prossimità – conclude Mons. Arcivescovo - è una occasione per recuperare la carità semplice e dei piccoli gesti, spesso nascosti, ma essenziali a rendere bella la vita di chi davanti a sé vede buio.

Prossimità con una semplice telefonata, con un sorriso, con la visita a chi è ammalato, a condividere un pezzo di pane, a dare lavoro, a prestare senza interesse, a dare una parola buona e di speranza. Fermati davanti al presepe e contempla, fermati ed esci dal tuo guscio. Accogli la tenerezza del Bambino Gesù che apre i suoi occhi ad ogni essere umano da considerare, da stimare, da aiutare, da amare. Se lo porti vicino ai tuoi occhi allora il tuo cuore è rinato e vedi la Luce. È Natale!”



Questo è un comunicato stampa pubblicato il 22-12-2018 alle 19:22 sul giornale del 24 dicembre 2018 - 534 letture