Vivere l'Economia, appunti sulle Marche: evoluzione del sistema bancario regionale

3' di lettura 30/11/2018 - Prende il via oggi, sul nostro giornale una rubrica di attualità  che parlerà di economia con una cadenza mensile, ci spiegherà e racconterà i tanti e molteplici aspetti dell'economia e di come questa faccia parte della nostra quotidianeità. Gli argomenti trattati saranno poi calati sul nostro territorio, dando al lettore non solo l'opportunità di ricevere informazioni certamente utili ma di conoscere come il nostro territorio è cambiato ed ancora cambierà in un settore, quello dell'economia, fondamentale per la vita di ognuno di noi, delle imprese, del territorio stesso.

Una delle componenti più importanti di un sistema economico capitalistico o misto è, da sempre, il sistema bancario che è lo strumento principe per l'erogazione del credito a imprese e famiglie.

Per tutto il dopoguerra e fino agli anni '90 , nella nostra regione ma un po' in tutta Italia, abbiamo avuto una coesistenza non sempre pacifica tra banche nazionali, cioè presenti in tutto il territorio italiano e banche regionali e/o locali, cioè caratterizzate da presenza in un dato territorio.

Spesso le prime si dedicavano in maniera quasi esclusiva ai grandi clienti mentre le altre erano più orientate alle famiglie ed alle piccole e medie imprese che, nelle Marche, rappresentano la grande maggioranza delle aziende.

Dalla fine degli anni '90, anche a causa di alcune scelte del legislatore, lo scenario comincia a cambiare, inizia l'era delle fusioni e delle acquisizioni. Si formano alcuni gruppi che sono oggi alla testa del sistema bancario italiano come Intesa San Paolo, Unicredit, UBI, Banco Popolare, Monte Paschi di Siena.

Nelle Marche, in particolare, il mercato era detenuto in gran parte da due banche medie, Banca Marche e Banca Popolare di Ancona, entrambe, per vicende diverse , oggi sono state assorbite e fuse in UBI Banca che oggi detiene la quota di maggioranza del mercato regionale.

Le regole europee non sono estranee a questa situazione avendo obbligato le banche a forti capitalizzazioni a tutela dei rischi della loro attività . Non tutte hanno avuto la forza di poterlo fare. Trovare capitali freschi sul mercato finanziario quando parliamo di diversi miliardi di euro non è stato facile per nessuno , in particolare per le banche non quotate come le piccole e medie.

Ma torniamo alle nostre Marche, come si presenta la situazione? Oggi sono le grandi banche che la fanno da padrone, spingendo affinchè un modello di banca già affermatosi al Nord Italia diventi abituale anche da noi.

Questo modello prevede una forte spinta verso l'automazione e l'informatizzazione delle operazioni con l' obiettivo di ridurre al minimo la necessità per il cliente di andare in banca direttamente e, quando questo fosse necessario, il punto di riferimento per il cliente è il “gestore” sia per le famiglie che per le imprese.

Un dipendente specializzato nel trattare solo un segmento di clientela, non esiste più la persona a cui parli di tutto e che è in grado di consigliarti su tutto. Tutte le grandi banche nazionali adottano questo sistema.

Al di fuori rimangono solo le banche di credito cooperativo, che per loro natura e dimensioni, sono strettamente legate ad un piccolo territorio e con un rapporto con la clientela fortemente personalizzato. Inutile chiedersi quali sistema sia il migliore.

Sta di fatto che questa sarà l'evoluzione che riguarderà entro non troppi anni anche il sistema delle banche di credito cooperativo. In particolare alle aziende sono già ma verranno sempre di più richiesti comportamenti e scelte diverse da quelle “normali “ fino ad alcuni anni fa. Alla Prossima.






Questo è un articolo pubblicato il 30-11-2018 alle 11:21 sul giornale del 30 novembre 2018 - 446 letture

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