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Palazzo Campana: la Mostra "Giorgio de Chirico e la Neometafisica"

4' di lettura 05/06/2018 - Ha ufficialmente aperto le porte al pubblico, venerdì primo giugno, la mostra "Giorgio de Chirico e la Neometafisica" al Palazzo Campana di Osimo e rimarrà visitabile fino al 4 novembre 2018.

Giovedì 31 maggio ComunicArte è stata all'inaugurazione della mostra, presso il teatro La Fenice di Osimo, dove hanno preso la parola il Sindaco della città Simone Pugnaloni, il curatore Vittorio Sgarbi e i rappresentanti degli enti, fondazioni, associazioni che hanno reso possibile l'allestimento di questa esposizione; successivamente ci siamo spostati nella sede espositiva per dare un'occhiata in anteprima.

La scelta di Giorgio de Chirico è dettata da un interesse per la produzione artistica del Novecento, dopo mostre dedicate ai secoli precedenti, oltre che dalla figura stessa del Maestro. De Chirico è un personaggio affascinante, sicuro di sé - malgrado la stroncatura di Roberto Longhi - e, come ci ha raccontato Sgarbi, uno degli artisti più falsificato.

L'artista nasce a Vòlos, in Tessaglia, nel 1888 e si forma presso l'Accademia di Belle Arti di Monaco, dove entra in contatto con un clima intellettuale influenzato dalla filosofia di Nietzsche. Allo scoppio della Prima Guerra Mondiale è chiamato alle armi e Ferrara è la sua destinazione: qui, nel 1917 conosce Carrà e la pittura metafisica ha inizio.

Dal 1919 scrive sulla rivista Valori Plastici di Mario Broglio, che diventa il veicolo di diffusione dei contenuti della pittura metafisica. Si autodefinisce pictor classicus, allontanandosi dalle Avanguardie (prende le distanze dal Futurismo in particolare) dal loro sperimentalismo tecnico e iconografico, dalla scomposizione formale.

La pittura di de Chirico è figurativa, legata al mondo classico e ha alla base la riscoperta della tradizione pittorica; risale al 1919 Il ritorno al mestiere in cui teorizza la necessità di un ritorno alla tradizione artistica, ergo al disegno come disciplina fondante.

De Chirico spiega il significato del termine metafisica con queste parole: io entro in una stanza, vedo pendere una gabbia con dentro un canarino, sul muro scorgo dei quadri, in una biblioteca dei libri; tutto ciò mi colpisce, non mi stupisce, poiché la collana dei ricordi che si allacciano l'un l'altro mi spiega la logica di ciò che vedo; ma ammettiamo che per un momento e per cause inspiegabili ed indipendenti dalla mia volontà si spezzi il filo di tale collana, chissà come vedrei l'uomo seduto, la gabbia, i quadri, la biblioteca; chissà allora quale stupore, quale terrore e forse anche quale dolcezza e quale consolazione proverei mirando quella scena. La scena però non sarebbe cambiata, sono io che la vedrei sotto un altro angolo. Eccoci all'aspetto metafisico delle cose.

Deducendo si può concludere che ogni cosa abbia due aspetti: uno corrente, quello che vediamo quasi sempre e che vedono gli uomini in generale, l'altro lo spettrale o metafisico che non possono vedere che rari individui in momenti di chiaroveggenza e di astrazione metafisica, così come certi corpi occultati da materia impenetrabile ai raggi solari non possono apparire che sotto la potenza di luci artificiali quali sarebbero i raggi X, ad esempio. La Metafisica – termine della filosofia greca – è la nuova verità che si cela dietro le cose che vediamo nel quotidiano, ma che non tutti riescono a percepire: de Chirico allude ad un'altra realtà che va oltre la percezione dei sensi.

La Neometafisica riguarda gli ultimi anni della produzione, dal 1968 al 1978, in cui l'artista torna sugli stessi temi degli anni Dieci, Venti e Trenta, ma vi torna con la maturità di un maestro che ha avuto molto seguaci e da loro ha appreso molto. È l'eterno ritorno di cui parla Nietzsche, è il ritorno dell'eroe omerico, Ulisse, che dopo dieci anni di peregrinare è tornato alla sua Itaca, arricchito dal viaggio.

La pittura della Neometafisica verte quindi sugli stessi temi cari all'artista: l'enigma, i manichini, le muse, gli archeologi, i gladiatori, le sterminate piazze. Lo spazio è sempre rigidamente costruito su una prospettiva geometrica, il colore è più brillante rispetto ai decenni precedenti, la stesura cromatica è densa, la linea di contorno è netta, delinea il profilo degli oggetti con rigore. La mostra ospita più di 60 opere in prestito dalla Fondazione Giorgio e Isa de Chirico.

L'allestimento si sviluppa in diverse sale ed è possibile ammirare la variegata produzione artistica tra pittura, scultura, disegni, litografie, oltre alle foto che ritraggono l'artista in studio, al lavoro, in posa per uno scatto e che lasciano trasparire la sua imponente personalità.

A noi la mostra è piaciuta: dal contenitore, lo splendido Palazzo Campana, al contenuto; è una buona occasione per vedere opere della maturità di de Chirico. Consigliamo la visita.


da Associazione culturale ComunicArte





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 05-06-2018 alle 12:35 sul giornale del 05 giugno 2018 - 295 letture

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