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Severini (Liberi e Uguali): "lettera aperta al Sindaco sull'incorporazione nell’INRCA del Presidio ospedaliero SS. Benvenuto e Rocco di Osimo"

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Pubblico questa lettera aperta al sindaco di OSIMO,alla luce degli ultimissimi aggiornamenti di cronaca che ci informano sulle pessime condizioni in cui sta versando l'Inrca, già sovraccarico di pazienti ed incapace di far fronte alle necessità che quotidianamente si presentano ....e facendo riferimento anche alla tristissima vicenda legata alla nomina del presidente dell'Inrca, totalmente imposta da Roma, contro la volontà della regione, completamente incapace di gestire i processi... e la Lorenzin bussò... dove c'era il silenzio, avrebbe detto la Bertè.

Ill.mo Sig. Sindaco, quale candidata alle prossime elezioni politiche con la formazione Liberi e Uguali, e come cittadina sensibile alle problematiche di Osimo, raccogliendo le numerose sollecitazioni di tanti osimani, sento l’esigenza di scriverLe la presente lettera aperta per chiederLe di difendere sino in fondo la secolare struttura ospedaliera che tanti benefattori osimani hanno nel tempo contribuito a far crescere e mantenere con numerosi lasciti e donazioni, a cominciare dai vescovi Spada, Calcagnini e Soglia, i quali hanno inteso beneficare il nostro territorio di una struttura vitale ed essenziale a servizio di tutta la comunità.

La presente non è però unicamente un’istanza, una petizione o una proposta, ovvero qualcosa di semplicemente burocratico, ma vuole essere una supplica che nasce dal cuore sanguinante di tanti osimani per questa vicenda di spoliazione dell’ospedale di rete a servizio dell’intero territorio della valle del Musone con grave nocumento della popolazione assistita, a tutto vantaggio di quella che alcune delibere regionali definiscono “area metropolitana di Ancona”, agglomerazione che l’ordinamento giuridico italiano (Legge 42/2009) non contempla affatto per tale realtà.

Ebbene questa destinazione è stata improvvisamente cancellata, in maniera traumatica e improvvida, in dispregio a quelle che sono le indicazioni del piano sanitario regionale 2012/2014 tutt’ora in vigore. Già TAR Marche, con sentenza n. 650 del 2009, aveva detto che la revoca alla Ditta concessionaria che doveva costruire l’Ospedale in località San Sabino, disposta da ASUR Marche su direttiva della Giunta della Regione Marche, era stata una forzatura giuridica: “il potere di annullamento in autotutela è stato illegittimamente esercitato”, si legge nella statuizione del giudice amministrativo. In contemporanea si è assistito all’azzeramento del finanziamento statale per incuria del Servizio Salute della Regione Marche che guarda caso, in maniera più che sospetta, “dimenticava” di rinnovare il finanziamento statale consentendo in tal modo al Dirigente del Servizio Salute di rifinalizzare con il Ministero della Salute il finanziamento statale.

Siamo quindi in presenza di una grave responsabilità come emerge dalla lettura della Sentenza del Consiglio di Stato 1946/2010 pronunciata sull’appello promosso dalla stessa Regione procedimento e che ha visto partecipe lo stesso Comune di Osimo. L’abile regia regionale dava quindi ingresso alle esigenze dell’INRCA, nel frattempo gravitato in ambito regionale, il quale doveva però ancora, in un contesto di coabitazione condominiale, dividere la nuova struttura con l’Ospedale di Rete di Osimo.

Prova ne sia l’art. 7 dell’Accordo sottoscritto tra Regione Marche, INRCA e ASUR Marche, quale risulta approvato con Delibera di Giunta regionale n. 1176/2008, che recita: “La Giunta regionale al termine dei lavori individua le parti del complesso immobiliare da trasferire in proprietà all’INRCA e all’ASUR in ragione proporzionale alle esigenze funzionali”. Ma subito dopo la stessa Giunta scavalcando le prerogative del Consiglio regionale, unico consesso a detenere il mandato popolare, manifestava in maniera strisciante e subdola, senza dar corso alla modifica del piano sanitario regionale, nuove esigenze col prevedere, nella nuova struttura da edificarsi in zona Aspio, la realizzazione in un unico edificio di ben tre unità immobiliari: a) Nuova sede dell’INRCA; b) Ospedale di rete a servizio dell’ “area metropolitana” a sud di Ancona; c) Sede dell’Agenzia nazionale per le problematiche dell’invecchiamento.

Si deve convenire che la convivenza condominiale in un’unica realtà è però una situazione alquanto disagevole, gli spazi non sono mai abbastanza per tutti. L’ulteriore passo è quindi consistito nel cancellare l’Ospedale di rete di Osimo operando la fusione per incorporazione in INRCA disposta con la legge regionale n. 34/2017 a proposta della stessa Giunta regionale, dando così il via alle mire del mutamento del progetto architettonico, modifiche sollecitate, secondo notizie di stampa, da Aldo Tesei, Presidente dell’Associazione Amici dell’Inrca, e già Assessore alla Sanità della Regione Marche, e successivamente già Amministratore delegato della Casa di Cura Villa dei Pini di Civitanova Marche, parte insieme al Santo Stefano Riabilitazione del gruppo KOS, primario gruppo sanitario privato italiano riconducibile alla Cir, holding della famiglia De Benedetti.

Questa “operazione” ha privato però la popolazione osimana e quella dell’intero circondario di una struttura di assistenza essenziale essendo ciò avvenuto prima ancora dell’inizio dei lavori del nuovo complesso ospedaliero che dovrà sorgere (chissà quando e se mai si farà) in località Aspio, in Comune di Camerano. Ma il richiamato piano sanitario regionale tuttora in vigore, premuroso di non lasciare sguarnita la popolazione servita, prevede che “I servizi sanitari essenziali ai bisogni del territorio presenti alla data di approvazione del presente piano all’interno delle strutture ospedaliere di Osimo e Loreto….dovranno rimanere attivi sino a quando non sarà funzionante il nuovo ospedale INRCA- Ospedale di Rete”.

Nel frattempo, con la smagliatura che si è creata nella rete ospedaliera, per gli osimani l’Ospedale di riferimento è divenuto quello di Jesi, o in alternativa quello della Montagnola di Ancona, strutture che per motivi diversi sono difficilmente raggiungibili (strada lunga e tortuosa la prima; caos del traffico nelle ore di punta la seconda), entrambe peraltro notoriamente già oberate dalle esigenze della propria popolazione servita.

Quello che Le chiedo pertanto Sig. Sindaco, facendomi portavoce di tutta la popolazione che si sente defraudata della fusione per incorporazione, è che il Comune di Osimo, quale istituzione preposta alla tutela degli interessi diffusi dei cittadini, promuova un ricorso urgente al TAR Marche affinché siano impugnati gli atti amministrativi esecutivi della fusione dell’Ospedale di Osimo in INRCA (deliberazione GRM n. 1621 del 28 dicembre 2017; determina ASUR Marche n. 805 del 29 dicembre 2017, ivi compresi gli atti connessi, presupposti e consequenziali) eccependo, oltre i vizi di legittimità loro propri, anche l’incostituzionalità della legge regionale 34/2017 che, a proprio avviso, si palesa manifestamente tale per i motivi che seguono.

Violazione dell’art. 117, secondo comma, lettera m) della Costituzione sui livelli essenziali di assistenza. Prevede il primo piano sanitario della Regione Marche: “ Il Servizio ospedaliero opera in sede specifica: lo stabilimento ospedaliero”. Con la fusione per incorporazione servizi essenziali di ricovero e cura sono stati fatti confluire nella sede INRCA di Ancona, attuando uno svuotamento dello stabilimento osimano. Si è concretizzata in questo modo la sottrazione di un ospedale dalla rete ospedaliera del Servizio sanitario nazionale assegnando alcune sue attività ad un Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico, con attuale sede in Ancona, ente con funzioni principali di ricerca scientifica, ponendo in essere una smagliatura nella rete assistenziale con conseguente interruzione di un servizio essenziale agli assistiti di Osimo e circondario, nel cui territorio il presidio “SS. Benvenuto e Rocco” è ubicato. Già la legge 23 dicembre 1978, n. 833 – Istituzione del Servizio sanitario nazionale, prevede all’art. 42 (Istituti di ricerca e cura a carattere scientifico) che “Continuano ad essere esercitate dai competenti organi dello Stato le funzioni attinenti al regime giuridico-amministrativo degli istituti”. Anche dopo la riforma del titolo V della Costituzione attuata nel 2001 l’assistenza ospedaliera continua a rientrare nella competenza esclusiva dello Stato, insieme alla Prevenzione collettiva e sanità pubblica e all’Assistenza distrettuale, per ciò che attiene i livelli essenziali di assistenza. Infatti il livello di assistenza ospedaliera è fissato dalla legge statale (D.P.C.M. 12 gennaio 2017) che nel caso specifico prevede che esso si articoli in aree di attività quali: a. pronto soccorso; b. ricovero ordinario per acuti; c. day surgery; d. day hospital; e. riabilitazione e lungodegenza post acuzie; f. attività trasfusionali; ecc. Con la legge regionale n. 34/2017 la Regione ha assegnato all’INRCA finalità aggiuntive rispetto a quelle degli IRCCS, compiti ordinariamente assegnati alle Aziende sanitarie e ospedaliere, ma così facendo ha invaso la competenza dello Stato in questa materia dal momento che è stata posta in essere una nuova tipologia di persona giuridica, che esige necessariamente una disciplina uniforme della sua fondamentale caratterizzazione organizzativa che solo lo Stato può dare. La normativa regionale si pone pertanto, a proprio avviso, in contrasto con il principio in epigrafe enunciato e conseguentemente la Regione Marche non poteva legiferare in un servizio essenziale che il Servizio sanitario nazionale è tenuto a fornire a tutti i cittadini in via diretta.

Violazione dell’art. 117, comma 3) della Costituzione in relazione all’art. 43 Legge 16 gennaio 2003 n. 3 – Disposizioni ordinamentali in materia di pubblica amministrazione. E’ il Ministro della salute, e non la Regione, che individua con proprio decreto, l’organizzazione a rete degli istituti di ricovero e cura a carattere scientifico. Infatti, prevede l’art. 43 (Organizzazione a rete di istituti di ricovero e cura a carattere scientifico dedicati a particolari discipline) della richiamata normativa che “ Il Ministro della salute, sentita la conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, individua, con proprio decreto, l’organizzazione a rete degli istituti di ricovero e cura a carattere scientifico...”.

Violazione dell’art. 117, comma 3) della Costituzione in relazione all’art. 4, comma 236, della legge 24 dicembre 2003, n. 350. La legge citata in epigrafe in ordine alla gestione del patrimonio degli IRCCS configura un potere amministrativo di autorizzazione da esercitare nei confronti del singolo ente con decreto del Ministero della Salute di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze ponendosi come principio fondamentale dello Stato E’ la Corte Costituzionale che con la sentenza n. 270 del 2005 ha riconosciuto tale principio esaminando le censure di varie Regioni sulla riforma, attuata con D. Lgs. n. 288 del 2003, degli istituti di ricerca e cura a carattere scientifico.

A proprio giudizio pertanto la Regione Marche non avrebbe potuto, operando la fusione per incorporazione, legiferare senza il coinvolgimento dello Stato, che tra l’altro esercita un potere di vigilanza sugli Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico. E questo se si tiene anche conto che all’acquisizione dei beni immobili fatti confluire in INRCA è correlato un costo costituito dal personale medico e non medico collegato al funzionamento del bene.

A questi motivi se ne potrebbero aggiungere altri. Come il fatto che a norma dell’art. 48 del D.P.R. 31 luglio 1980 n. 617 il carattere scientifico è attribuito dallo Stato con specifico ed esclusivo riferimento al presidio sanitario, presso il quale sono svolte prestazioni di cura e ricovero connesse ad attività di ricerca scientifica biomedica e per un periodo limitato ovvero non superiore a cinque anni.

Quelli elencati sono pertanto soltanto alcuni dei motivi giuridici che i suoi legali sapranno meglio ampliare, sviluppare e formulare. In conclusione, credo dott. Pugnaloni che sia dovere di un Sindaco, figura super partes, operare per gli interessi della collettività tutta, svincolandosi dalla parte politica che ha portato alla sua elezione. “Giuro…di agire per il bene di tutti i cittadini” recita, secondo lo Statuto comunale, la formula di giuramento da Lei asseverata al momento dell’insediamento.

Gli osimani tutti stanno valutando Sig. Sindaco il suo comportamento in questa triste e deleteria vicenda, abbia a cuore le sorti dell’Ospedale “SS. Benvenuto e Rocco” e di tutti i cospicui beni immobili ceduti in blocco, compreso il “Muzio Gallo” oggetto di donazione alla Città di Osimo dalla benemerita contessa Ida Gallo: non consenta che il suo nome sia associato, anche per le generazioni future, come al Sindaco che non ha difeso le ragioni degli osimani nelle vicende che hanno portato, fosse anche solo anzitempo, alla soppressione dell’Ospedale di rete di Osimo.

Tanto Le dovevo in tutta coscienza.





Questo è uno spazio elettorale autogestito pubblicato il 20-02-2018 alle 10:57 sul giornale del 21 febbraio 2018 - 6642 letture