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comunicato stampa

M5S: "trasparenza scuole, si convochi la commissione consiliare per ascoltare i dirigenti scolastici"

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Il Movimento 5 Stelle chiede ancora una volta trasparenza all'amministrazione Pugnaloni attraverso la convocazione della V Commissione consiliare “Scuola, cultura, sport e tempo libero” in cui ascoltare in audizione i Dirigenti Scolastici dei tre Istituti Comprensivi osimani.

A quanto pare infatti, le problematiche scolastiche ad Osimo vanno ben oltre la disputa dei 15.000 euro di contributo comunale all'I.C. Caio Giulio Cesare che ha tenuto banco in questi giorni. Sembra infatti che il comune di Osimo da almeno 15 anni, (quindi anche durante il governo delle Liste Civiche), non sia adeguatamente rispettoso della normativa scolastica vigente. Ricordiamo che il Comune DEVE per legge provvedere alle cosiddette spese di funzionamento delle scuole (cancelleria, software per il registro elettronico, carta per fotocopie e stampanti, noleggio fotocopiatrici, materiale sanitario e per la pulizia di tutti i plessi).

Può farlo direttamente (acquistando i materiali e intestandosi i canoni) oppure attraverso un contributo economico da concordare con i dirigenti scolastici. Inoltre il Comune DEVE fornire i locali scolastici e i servizi, ovviamente con riscaldamento, illuminazione e arredi. Il Comune di Osimo fornisce il riscaldamento, l'illuminazione e gli arredi (pochi, perché molti sono obsoleti), ma non le spese telefoniche. In tutti gli altri comuni le bollette telefoniche sono intestate al Comune, la scuola non mette un euro; parliamo di una cifra rilevante perché mediamente un Istituto con diverse sedi spende 9.000 - 10.000 euro l'anno; solo i canoni per le connessioni ADSL nei plessi scolastici sono a carico delle scuole (alcuni Comuni si fanno carico anche di questo servizio).

Ad Osimo invece il Comune dà un contributo di circa 10.000 euro a ciascuno dei tre istituti, quasi tutto assorbito dalle spese telefoniche, lasciando carenti le coperture per il resto delle spese di funzionamento. Prendiamo ad esempio il Comune di Ancona: - i telefoni sono intestati al Comune; - le connessioni internet delle scuole per la didattica sono pagate dalle scuole; - c'è una convenzione fra Comune e scuole in base alla quale il Comune riconosce ad ogni Istituto un contributo di circa 15.000 euro annui (la cifra esatta dipende dal numero di plessi e di alunni) per le spese di funzionamento; - c'è un contributo per alcuni progetti: agio scolastico (sportello psicologo, ecc.), musica e teatro, sostegno linguistico. Il contributo è di circa 5.000 euro (anche qui dipende dal numero di alunni iscritti).

Tutte le spese per il funzionamento e per i progetti sono rendicontate al Comune, il quale eroga il contributo a posteriori, dopo la rendicontazione. Ad Osimo invece il Sindaco continua a temporeggiare e giustificarsi per mancanza di soldi, trattando la scuola alla stregua di una qualunque associazione, elargendo i contributi come e quanto vuole ed a chi vuole, creando una disparità di trattamento tra gli studenti dei tre istituti osimani. Almeno così sembra guardando al misterioso contributo dei 15.000 euro al I.C. Caio Giulio Cesare che non è sicuramente un "rimborso" del MIUR, bufala sparata dal Sindaco Pugnaloni, poiché il MIUR ha versato 42.000 euro per la mensa dei docenti alla Giulio Cesare, che ovviamente li ha (per legge) girati al Comune, perché la mensa docenti viene pagata dal Comune.

Gli altri due Istituti, Bruno da Osimo e Fratelli Trillini quei soldi li avevano girati al Comune regolarmente, nei tempi debiti, (la Giulio Cesare in ritardo), in quanto trattasi di un atto dovuto, una partita di giro. Ricordiamo che il Comune PUO', ma non necessariamente DEVE, contribuire al piano dell'offerta formativa in diversi modi: attraverso progetti di sua iniziativa o attraverso contributi economici. Se quello da 15.000 euro alla Giulio Cesare infine sembra sia stato un contributo per un progetto musicale, allora altrettanto devono ricevere la Bruno da Osimo e la Fratelli Trillini.

O siamo per caso di fronte a un tentativo di dividere le scuole per non risolvere una volta per tutte il problema delle spese telefoniche e di funzionamento? Ricordiamo che sono le leggi dello Stato a stabilire quali sono le spese obbligatorie e i servizi che il Comune deve alle scuole, non Pugnaloni, né i suoi predecessori! La politica non deve contrapporre gli Istituti fra loro e rendere arbitrari i diritti degli studenti e delle istituzioni scolastiche trasformandoli in gentili concessioni! “Divide et impera”, dicevano gli antichi romani. E intanto la scuola italiana affonda sempre più.



Questo è un comunicato stampa pubblicato il 21-02-2017 alle 17:08 sul giornale del 22 febbraio 2017 - 512 letture