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Raschia (FP Cgil): 'unificare le case di riposo, progetto affascinante ma impegnativo'

Fp Cgil 3' di lettura 26/04/2016 - Non c'è dubbio: il progetto può sicuramente affascinare. Ciò che soprattutto colpisce è la cultura che sembra ispirarlo, quella capacità di non fermarsi di fronte ai primi ostacoli, di guardare "oltre". Ecco, guardare avanti: il compito precipuo della Politica.

E in particolare quello di un Sindaco che -nel caso di Osimo- è stato scelto dai cittadini per guidare un processo di vero rinnovamento. Adesso servono, con la passione, necessario impegno e forte determinazione per realizzare un disegno che sia realmente ambizioso e in sintonia con una comunità che ha espresso volontà e idee nuove. oltre a chiedere partecipazione.

La questione dell'unificazione di istituzioni diverse, preposte all'intervento socio-assistenziale, viene rilanciata all'indomani dell'audizione in consiglio comunale di Presidente della Fondazione Bambozzi e Sindacati di categoria a proposito dello stato delle relazioni aziendali. I problemi sono annosi, com'è noto, imputabili ad una gestione delle risorse, come dire? non sempre efficiente e puntuale.

Se da un lato si registra la volontà del nuovo CdA, intenzionato a introdurre novità, si deve però rilevare l'esigenza di imprimere un'accelerazione, indispensabile in ragione del cammino da compiere. Certamente apprezzabili gli sforzi per superare le sofferenze finanziarie connesse a scelte discutibili compiute in anni recenti, destinate a pesare chissà per quanto tempo ancora sul bilancio. Così come non possiamo non rilevare segnali concreti che lasciano ben sperare: la lista di attesa, a indicare una domanda crescente di servizi da parte di nuovi ospiti.

Il personale non può che guardare con favore a questa prospettiva. Sono le ragioni che hanno mosso il Sindacato, impegnato in questi anni per contribuire a migliorare l'organizzazione dei servizi dedicati agli ospiti. Rivendichiamo il rispetto degli impegni relativi al miglioramento dell'organizzazione del lavoro per valorizzare impegno, competenze, esperienze, e riconoscere pari opportunità; al corretto inquadramento del personale in ragione dei titoli professionali conseguiti; al pagamento di tutte le competenze arretrare.

Verificheremo già dalle prossime ore lo stato di attuazione. Come si vede, dunque, la precaria condizione finanziaria ha influito in modo negativo anche nei confronti delle lavoratrici e dei lavoratori. Una condizione sulla quale pesano scelte passate, assai discutibili, quali la decisione di acquistare un'area per la nuova sede, a fronte di un patrimonio già consistente e disponibile per la Fondazione. Una spesa probabilmente inutile!

Come la FP CGIL si è fatta carico di segnalare anche di recente portando il tema all'attenzione dell'opinione pubblica. Questione che riporta al tema iniziale, al punto posto in discussione, anche in considerazione dei problemi richiamati. Certo, le difficoltà per assemblare realtà così diverse sono indubbie, ma l'idea di pensare concretamente ad una ricomposizione non può che andare nella direzione giusta, per superare logiche campanilistiche e di potere.

Non fosse altro che per garantire standard di qualità elevati, occupazione e diritti contrattuali, elementi di razionalizzazione nella gestione, senza escludere semplificazione di costosi livelli di direzione, con benefici innegabili parte dei quali da reinvestire nelle strutture per rispondere a bisogni crescenti di una popolazione che, secondo dati e stime, è destinata ad ulteriore invecchiamento. Fenomeno che riguarda la nostra realtà, in modo particolare, e che deve far riflettere sull'impatto che eserciterà sui fabbisogni socio sanitari del territorio.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 26-04-2016 alle 12:36 sul giornale del 27 aprile 2016 - 504 letture

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