Un referendum abrogativo per salvare i punti nascita: il piano dei comitati

Gravidanza, nascita, parto 2' di lettura 06/01/2016 - Negli ultimi giorni sta rimbalzando in rete una nuova strategia dei comitati contro la chiusura dei punti nascita.

Aspettando la decisione del TAR su un eventuale sospensiva nei confronti della delibera emanata dalla giunta Ceriscioli, i cittadini non si danno per vinti e vagliano l'ipotesi di un referendum abrogativo. E' possibile infatti, attraverso l'art. 42 della legge regionale, indire un referendum per cancellare i provvedimenti adottati dalla giunta. Per rendere possibile questo 'piano' è necessaria la volontà espressa tramite il voto in consiglio di 20 comuni oppure tramite le firme di 20mila elettori. Bastano anche due consigli provinciali o i consigli comunali che rappresentino un quinto della popolazione delle Marche.

"Se si considera l'estensione territoriale dei comuni coinvolti, 20 municipi non sono molti - spiega su Facebook Marco Massei, del comitato di San Severino - Il comitato per la difesa e la tutela dell' ospedale 'B. Eustachio' chiederà al Sindaco di fare da ponte tra i tutti comuni interessati dalla chiusura del punto nascite settempedano (oltre a Fabriano e Osimo, soprattutto tutti quelli dell'entroterra maceratese) al fine di promuovere tale proposta referendaria in tutte le opportune sedi istituzionali; nel caso in cui il primo cittadino non intenda porsi come 'organo capofila', crediamo sia giusto attivarci direttamente coinvolgendo i sindaci del territorio (e le popolazione interessate) e avviando così una condivisione su un tale ambizioso, ma necessario progetto. Certi che anche tale via vada percorsa per scardinare la ostinata e miope volontà politica del governatore, fiduciosi, ci rendiamo disponibili a collaborare per mettere in atto una volontà popolare che sarebbe in grado di piegare, con la forza della democrazia, l'arroganza del potere politico così come sino ad ora biecamente manifestatosi."

Nel frattempo, sempre a San Severino, sta circolando anche una petizione popolare in difesa proprio del punto nascite. Ed è notizia di questi ultimi giorni che il Ministro della Salute in persona, Beatrice Lorenzin, dopo i fatti di cronaca riguardanti proprio il percorso nascite, abbia dichiarato come "i punti sotto i 500 parti l'anno vanno chiusi, non sempre si può arrivare a 1000 a causa della conformazione del territorio; il fattore primario è senza dubbio la qualità e la sicurezza di cui la gestante ha bisogno". Qualità è sicurezza che sono da decenni il tratto distintivo proprio dei tre punti nascita marchigiani in chiusura; due dei quali, tra l'altro, lascerebbero scoperto un intero entroterra, da Visso a Sassoferrato.






Questo è un articolo pubblicato il 06-01-2016 alle 11:42 sul giornale del 07 gennaio 2016 - 8175 letture

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