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Menichelli ad Ancona: 'l'Anno della Misericordia provochi ognuno di noi per incarnare il Natale'

Menichelli e Martini 7' di lettura 19/12/2015 - L'occasione di questo nostro annuale incontro è la grande festa del Natale, l'unica capace di suscitare in ognuno di noi i forti sentimenti di cui ogni persona è capace: la meraviglia, la tenerezza, il senso della famiglia, la solidarietà generosa.

Come negli anni precedenti, desiderando conversare con voi senza la pretesa e nemmeno la tentazione di dover essere il maestro, faccio una personale contemplazione sul Natale traendone, in particolare per me, le conseguenze di vita.

1 - Il Natale è memoria viva di un avvenimento che ha dirottato la storia entrando in essa come un cuneo, forte e misericordioso e capace di spaccare ogni durezza. L'avvenimento è la nascita di un bambino, annunciato come il Salvatore e figlio dell'Onnipotente che ha chiesto ed ottenuto l'alleanza di una donna. Conosciamo i nomi: Maria, Gesù.

Ad essi si unisce Giuseppe, l'uomo giusto e innamorato, che si mette a disposizione dell'evento, dando al Figlio dell'Onnipotente e della sua sposa Maria la legittimazione storica. Possiamo dire che Maria dà la carne alla Parola Eterna e Giuseppe dà alla stessa la collocazione temporale e sociale iscrivendola nei registri di Cesare Augusto.

Quella famiglia agli occhi degli uomini è dentro una normalità, si direbbe che tutto è umano; sappiamo tuttavia che quella famiglia è tutto un mistero che essa custodisce e che per essa si svelerà come decisivo per la vita dell'umanità. Colui che era della stirpe di Dio (I Cor. 17,28) entra nella stirpe degli uomini e stabilisce un'alleanza definitiva ed eterna. Dopo quell'avvenimento, Dio e l'umanità, il Padre e i suoi figli, il Santo e i peccatori non sono più separabili: nella persona di quel Bambino c'è tutto Dio e tutto l'uomo.

Egli si fa luce e riapre all'umanità la strada perché essa sia capace di definirsi: un popolo di figli e un popolo di fratelli. Quelli che il Vangelo chiama "gli uomini di buona volontà" sono come il germoglio nuovo e il seme nuovo che, pur mischiato con la zizzania, vive nella speranza, tribolata e gioiosa, di un fiducioso cammino. Ci piaccia o no, quel Bambino è codice per l'umanità: codice di identità, codice di comportamento, codice di approdo dell'esistenza. ***

2 - Provo con voi a fare qualche considerazione pensando a un mio personale arricchimento e augurandomi che lo divenga per tutti.

a - La mia identità. Ogni uomo si domanda con intensità ricorrente chi sia, da dove venga e quale destinazione per la sua vita. Questa inquieta ricerca trova soluzione nel mistero della incarnazione di Gesù Cristo: sono Figlio, sono amato, sono perdonato, sono chiamato a stare con Dio. Il Natale mi toglie dalla solitudine e dal perenne brancolare alla ricerca di una identità. Posso avere di me una lettura integrale e credermi non più inquieto navigatore in cerca di libertà e pur sempre prigioniero di me stesso e delle mie vagabonderie etiche, piuttosto, come persona abitata da un amore profondo e libera perché capace di scegliere il bene.

b - La dignità della mia persona. Si dice spesso che una delle qualità della vita sia la dignità: in cosa consiste la dignità, quale misura essa deve avere? La cultura che viviamo sembra orientarci alla dignità rintracciabile in forme esistenziali dove non ci sia la traccia della fragilità. La dignità sembra essere inquadrata dentro un'immagine di pieno benessere.


Il mistero del Natale ci toglie da questa illusione, dal momento che l'Onnipotente assume come veste esistenziale la fragilità, compresa la croce e la morte, quasi a dirci che la dignità non è il vestito che indossiamo, piuttosto è la vita stessa, quella carne stessa che Dio ha scelto come abitazione. Di qui l'urgenza che sia riconosciuta la dignità ad ogni persona e che sia benedetta la sua nobiltà. Per sanare una storia di conflitti e di continue tribolazioni è quanto mai indispensabile che ognuno custodisca la propria dignità e custodisca con amore, senza tentazioni di supremazia sulla dignità dell'altro. Ogni persona è una meraviglia.

c - La bellezza della povertà. Il Vangelo ci racconta che l'avvenimento della nascita del Figlio dell'Onnipotente è avvenuta in una grotta. La povertà è assunta da Gesù come stile di vita: al povero non manca il necessario; il povero è pieno di gratitudine per quello che ha; il povero non ha il disagio interiore del domani perché si affida. La ricchezza di quella famiglia era posata su elementi che la rendevano dignitosa, operosa e serena.

Quella famiglia era povera, ma non era nella miseria. Occorre ritrovare la strada della povertà come stile di vita per vincere la miseria frutto dell'ingordigia. La storia contemporanea è segnata da esasperate miserie e da ingorde ricchezze. Nella povertà si trova la strada della solidarietà.

Nessun regime di quelli finora conosciuti ha liberato l'umanità da strati sociali segnati da scandalose sperequazioni, perché la misura del ben vivere è stata affittata alla ricchezza e alla sicurezza anziché alla povertà solidale. Quella famiglia non aveva nulla di ricco e di sicuro, tranne il lavoro del carpentiere. Indubbiamente non si tratta di ritornare a quella misura di società, ma è pur necessario che dentro il nostro progresso riemerga un nuovo stile di vita e una nuova economia di famiglia.

d - La famiglia. Questo è l'elemento di forza sul quale, al di là di ogni scelta religiosa, deve essere ristrutturata la società. La famiglia non è una opzione: essa è un progetto creazionale, il luogo privilegiato ed educativo delle relazioni, il grembo che custodisce la vita e che dà quella pace di cui si ha bisogno. Sembra che ci sia una sorta di accanimento distruttivo nella famiglia con le conseguenze che ben si conoscono e che producono ferite psicologiche, comportamentali, sociali ben definite.

La decrescita demografica unita ad una filosofia esistenziale basata sull'individualismo, sembrano essere due problematiche che stanno decomponendo la solidità sociale e la responsabilità educativa. Sostenere la famiglia è salvare la società.

3 - Si racconta che a Firenze le mamme che portavano allo "Spedale degli Innocenti" i loro figli perché disperate, lasciavano insieme ai neonati metà di una medaglia tenendo per sé l'altra metà nella speranza che presentandola, un domani; ritrovassero il figlio.

Papa Francesco ci ha presentato questo racconto dicendo che noi abbiamo in mano la metà della medaglia di tutti gli uomini abbandonati, oppressi e affaticati. Questo esempio mi aiuta ad affidare ad ognuno di noi un compito per questo "Anno della Misericordia". Andiamo alla ricerca di chi ha la metà della medaglia che abbiamo in mano e senza paura ricomponiamo un'armonia sociale. Chi ha in mano l'altra metà?

I senza lavoro, i senza casa, i perseguitati, le persone segnate da una marcata solitudine. Trovare l'altra metà della medaglia è come azzerare gli squilibri. L'Anno della Misericordia provochi ognuno di noi per incarnare il Natale.

4 - I Vangeli raccontano che al tempo della nascita di Gesù l'Impero Romano era nella pace. Ci raccontano anche che i semplici e liberi di cuore andarono con gioia a vedere quello che era successo. Quanto mi piace pensare che pace e gioia possono ritrovare casa nella nostra quotidianità e nella nostra società.

Ciò sarebbe non solo "grazia" del Natale, ma modalità per rendere l'Anno della Misericordia, come vero anno di "grazia". Credo che non sfugga a nessuno di noi, la misura alta del conflitto, del giustizialismo, delle controversie che al presente si sperimentano.

Abbiamo bisogno di una storia misericordiosa e di un umanesimo che contempli "l'amore" come vincolo tra gli esseri umani. Qui è necessario riscoprire, non l'arte del negoziare dalla quale ognuno cerca di guadagnare qualcosa, ma l'arte del dialogo dalla quale nasce il bene comune.

Le applicazioni della metodologia del dialogo sono tante: dai rapporti personali a quelli sociali, dalla famiglia alla scuola, dalla politica alle istituzioni. Pace e gioia possono essere il sogno che ognuno di noi coltiva. *** Consegno tutto ciò al comune impegno dal quale si genererà, come dice la Parola di Dio, cieli nuovi e terra nuova.


da Edoardo Menichelli
      Cardinale 





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 19-12-2015 alle 00:45 sul giornale del 19 dicembre 2015 - 319 letture

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