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Nascere ad Osimo: la testimonianza di mamma Irene

7' di lettura 09/12/2015 - Spiegare a parole l’emozione che si prova quando si aspetta un figlio è davvero difficile. Altrettando difficile è accettare l’idea di vedere il reparto di maternità dove hai passato le ore più belle della tua vita chiudere.

E poi, per quale motivo? Forse una decisione puramente politica, mi viene da dire. 2 anni fa dopo aver subito un intervento d’urgenza alle ovaie la mia voglia di avere un figlio era cresciuta all’ennesima potenza, l’età e gli anni di matrimonio c’erano, probabilmente saliva l’ansia di testare il mio corpo, la paura di scoprire se tutto poteva funzionare ugualmente e come per incanto poco dopo ho scoperto di aspettare Leo. 9 mesi di gravidanza, 9 mesi di gioia, di attesa, di riflessione, di intimità.

Abito a Santa Maria Nuova, a metà strada tra Jesi ed Osimo. Sono stata molti anni lontana da casa, prima l’università a Milano, poi 4 anni in Brasile…rientrando è stato un po’ come ricominciare quindi non avevo dei punti fermi, se non il ginecologo che mi seguiva da una vita. Corso pre parto a jesi, fatto! Poi dovevo decidere dove partorire: ero pronta per il parto a casa, ma mio marito aveva molti dubbi, era preoccupato e titubante.

La scelta va fatta in due, quindi abbiamo deciso di visitare sia l’ospedale di Jesi che quello di Osimo. Ricordo di aver prenotato la pre ospedalizzazione in entrambi gli ospedali: prima ad Osimo e dopo 5 giorni a Jesi. Siamo andati ad Osimo, non conoscevamo nessuno, ma i sorrisi delle ostetriche, di tutto il personale, la voce rassicurante del ginecologo di turno ci ha fatto subito decidere: chiamiamo Jesi e diciamo di aver deciso, niente pre ospedalizzazione, Leonardo nascerà ad Osimo.

Il termine della gravidanza era previsto per il 19 novembre, il 18 sera come un orologio Leo ha iniziato il suo cammino che lo avrebbe portato fra le nostre braccia. Siamo andati in ospedale, alle 18. Contrazioni ancora irregolari e dilatazione minima: signora, il suo cucciolo si sta preparando ma può tranquillamente tornare a casa.

Alle 20 iniziavo a sentire le contrazioni regolari, ogni 6 minuti…l’ansia e l’inesperienza del primo figlio ci ha portato di nuovo in ospedale. L’ostetrica ci ha accolto con un enorme sorriso, con una voce dolce e rassicurante ci ha detto: se non ve la sentite potete restare qui; il ginecologo ci ha guardati e ci ha detto: le contrazioni ci sono, ancora un po’ lontane, e la dilatazione continua. Eccoci in camera: io mio marito e mia madre.

Ricordo di aver salutato mia madre ed essere restata in stanza con mio marito, eravamo come a casa! Noi due, il silenzio, la porta chiusa, la luce soffusa, le contrazioni che arrivavano come onde del mare, dopo un picco di dolore arrivavano i minuti di riposo.

L’ostetrica ogni tanto veniva a farmi visita, mi chiedeva come stavo, mi rassicurava e mi diceva che lei era lì per me, di chiamarla ogni qualvolta avessi bisogno di aiuto. Oramai era notte fonda. Mio marito invece fingeva di massaggiarmi con l’olio di mandorle i reni, invece…era lì che dormiva e forse recuperava energie per l’indomani. Io in silenzio, con ampi respiri, profondi, intensi. Un monitoraggio alle 3 e un altro alle 6 del mattino…ci stavamo preparando.

La mattinata tutto è continuato con un intensità sempre maggiore. Le ostetriche lì con me, con uno sguardo, una mano sulla spalla, un sorriso rassicurante. Alle 11 ci spostiamo in sala travaglio, la sala tutta per noi, le luci della cromoterapia accese, la palla per sedermi ondeggiare ed alleviare il dolore, la proposta della vasca, i respiri profondi in silenzio con l’ostetrica che mi teneva le mani. Le onde di dolore sempre più forti, sempre più intense.

L’ostetrica lì con me, al mio fianco. La musica accesa e alla radio poco prima di conoscere Leo ascolto La Cura di Battiato, la mia canzone preferita, un segno del destino. E poi eccoci, alle 13 iniziano le spinte decisive e con l’aiuto dell’ostetrica e del ginecologo alle 13:22 nasce Leonardo. Un’emozione unica, indescrivibile. Tutto il personale lì con me, mio marito e mia madre. Subito il contatto pelle a pelle, il taglio del cordone ritardato come avevo chiesto, subito l’attacco al seno.

Tutto con calma e professionalità. Ricordo lo stupore di mia madre nel vedere quel cuccioletto ancora tutto sporco, avvolto in un panno bianco sopra di me. Il bagnetto soltanto molto più tardi. La precedenza al contatto mamma bambino. Con calma usciamo dalla sala travaglio camminando, con in mano il mio cucciolo.

Ricordo di aver detto a mia madre: E adesso che facciamo? Bè, la risposta me l’hanno data le ostetriche e tutto il personale stando con noi il tempo necessario, riuscendo a dosare perfettamente la cura verso di me e il mio cucciolo e il tempo di privacy e intimità lasciatoci come coppia, come nuovo trio. Mio marito aveva tanta paura, diceva che non avrebbe mai cambiato un pannolino, che avrebbe fatto fatica a prende in braccio un cucciolo così piccolo e fragile.

Devo ringraziare l’ostetrica che con modi affettuosi l’ha subito coinvolto e messo a lavoro. Il primo cambio pannolino è toccato proprio a lui, così come il primo bagnetto. Gli diceva: lei è uno de miglior padri che io abbia mai visto!

E lui felice e pieno di sé continuava a cambiare pannolini a go go. E’ stato importantissimo già che nel momento del parto spesso i padri si sentono messi da parte e ad Osimo no, lui è stato protagonista, in prima fila. Ricordo i 2 giorni in ospedale con molto affetto e ricordo il momento della firma dell’uscita quando all’ostetrica dissi: ma non posso firmare per stare qui una settimana? Sì, perché nel reparto di ostetricia di Osimo ti senti come a casa e forse anche meglio perché ti senti protetto da mani esperte, discrete e attente.

Ospedale amico del bambino e della mamma e del babbo aggiungerei io. Ci tenevo tantissimo ad allattare al seno e tutto è andato benone! Con fastidi e difficoltà iniziali, ma una volta a casa non ho esitato a tornare in reparto per aiutarmi a correggere l’attacco del cucciolo al seno.

E devo dire che una settimana fa, dopo un anno, al nuovo ingorgo al seno sono subito corsa in ospedale e sono stata accolta con gli stessi sorrisi e la stessa professionalità di sempre. Perché chiudere un reparto che funziona così bene? Perché costringerci ad andare a partorire a Jesi o al Salesi quando qui, a due passi da casa, abbiamo un’ostetricia che funziona benissimo, dopo la mamma e il bambino non sono soltanto rispettati ma sono amati.

Perché chiudere un reparto che ha il 71% di parti naturali e soltanto il 29% di cesari. Perché intasare il Salesi, eccellenza per problematiche gravi. Lasciateci il nostro nido dove le gravidanze fisiologiche vengono rispettate ed amate. Come già detto, sono di Santa Maria Nuova, non ho nessun interesse a livello politico, le mie parole sono soltanto quelle di una mamma che sogna di far nascere il secondo figlio sempre lì, nel reparto di maternità di Osimo.

Domani invito tutte le mamme, i padri, nonni e nonne con i loro nipotini a scendere in piazza e manifestare pacificamente contro la chiusura di questo reparto speciale! Sì, domani 8 dicembre alle 10:30 saremo tutti in piazza del Comune ad Osimo a manifestare contro questa decisione che purtroppo sembra essere soltanto politica.


   

da Irene Zannini 





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 09-12-2015 alle 15:39 sul giornale del 10 dicembre 2015 - 2121 letture

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