Sgominata banda di rapinatori napoletani. Con i soldi andavano in vacanza e pagavano Equitalia

2' di lettura 17/07/2015 - Maxi operazione dei carabinieri di Osimo e Castelfidardo che hanno posto fine all'attività criminosa di una banda di rapinatori di banche . Sono 12 i colpi accertati dai militari e messi a segno dal 2012 ad oggi, fra Marche, Abruzzo, Emilia e Campania.

Gli elementi arrestati sono 4, napoletani e pliripregiudicati, cui vanno aggiunti 9 fiancheggiatori deferiti in stato di libertà. I 'maestrini, così come li hanno definiti i militari a sottolinearne l'abilità e l'organizzazione nel modo di operare, hanno messo a segno rapine a Osimo e Castelfidardo. Ma anche ad Ancona, Jesi, Avezzano, Silvi, Palestrina (Roma), S.Giovanni Teatino, Castenaso (Bologna), Pignataro (Caserta). Per un bottino complessivo di 285 mila euro.

Per gli arrestati, l'ordinanza di custodia cautelare in carcere è giunta giovedì, con capi di accusa che includono associazione a delinquere, rapina continuata aggravata in concorso, sequestro di persona porto abusivo di armi, porto illegale di strumenti di offesa, danneggiamento, lesioni personali aggravate, favoreggiamento personale.

Complesse e lunghissime le indagini dei carabinieri che, per risalire ai componenti del sodalizio criminale, hanno lavorato con notevole perizia e pazienza per due anni . Un lavoro che ha incluso numerose intercettazioni telefoniche, la certosina analisi dei tabulati, indagini direttante nei luoghi d'origine degli arrestati, nel cosiddetto quadrialtero malavitoso a est di Napoli: Poggioreale, Ponticelli, Arpino di Casoria, Acerra.

Il cosiddetto 'gruppo di fuoco' conosceva in dettaglio nomi di direttori e cassieri dei vari istituti di credito colpiti e li ripetevano loro durante le rapine a scopo intimidatorio. In molti casi ne conoscevano anche famigliari, abitudini e vita privata. Agivano con il volto travisato, armati di pistole e taser (pistole elettriche che in un'occasione sono servite anche per ferire un impiegato in una banca anconetana lo scorso 21 dicembre dopo una tentata rapina alla Banca Etruria, agenzia di Ancona ndr). Nè mancava un'altra tentata rapina, lo scroso 29 settembre a Jesi presso la Cassa di Risparmio di Ascoli Piceno.

I malviventi per ottenere le informazioni sensibili delle vittime partivano dalle targhe automobilistiche appoggiandosi ad agenzie specializzate conniventi del napoletano. I cellulari per le loro comunicazioni erano intestati a persone ingnare o addirittura defunte: anche in questo caso l'organizzazione poteva contare sun agenzie di pompe funebri napoletane in combutta con loro.

Col denaro i criminali avevano fatto alcuni investimenti in centri di estetica napoletani, appartenenti in qualche modo a membri della banda, per pagare le cartelle esattoriali di Equitalia e per vacanze in Calabria, Grecia e Salento.






Questo è un articolo pubblicato il 17-07-2015 alle 15:19 sul giornale del 18 luglio 2015 - 1158 letture

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