utenti online
SEI IN > VIVERE OSIMO > CULTURA
comunicato stampa

Il premio 'Le Radici e le Ali' ad Adelmo Cervi, memoria partigiana della Valmusone

4' di lettura
402

Quando Adelmo racconta, il tempo sembra fermarsi ad ascoltare, i suoi occhi scuri, brillanti, segnati dagli anni, rubano la scena e la sua voce dal forte accento emiliano, ti penetra le vene fino ad esploderti nel cuore. Adelmo ha settant’anni nella pelle e lo sguardo di un bambino orfano che non ha smesso mai di amare suo padre.

Porta un cognome importante, sporcato dal sangue di una delle pagine più agghiaccianti del periodo fascista, Adelmo, infatti, è il figlio di Aldo, Aldo il partigiano, Aldo Cervi, trucidato insieme ai suoi sei fratelli il 28 Dicembre del 43 a Reggio Emilia come rappresaglia in seguito all’uccisione del segretario comunale di Bagnolo in Piano. Quei fratelli sono diventati parte di un mito, ed il mito si sa, ha l’innegabile vantaggio di fissare la memoria ma anche di congelare la vita.

La storia che Adelmo racconta può essere racchiusa in due foto.. La prima, degli anni Trenta: una grande famiglia riunita, contadini della pianura, sette fratelli, tutti con il vestito buono, insieme alle sorelle e ai genitori, lo sguardo fiero di chi coltiva la vita con le forti braccia e disseta la terra con i valori. La seconda, due anni dopo la fucilazione dei sette fratelli: solo vedove e bambini, indifesi di fronte alle durezze del periodo, alla miseria, ai debiti, anche alle maldicenze. Lì Adelmo è seduto sulle ginocchia del nonno, in faccia l’espressione di chi è sopravvissuto a una tempesta.

O a un naufragio. C’è tutto un mondo da raccontare in mezzo a quelle due foto, con la voce di un bambino che ha imparato a cullarsi da solo, perché suo padre è morto troppo presto e sua madre ora è china sui campi ed Adelmo, nel suo libro “Io che conosco il tuo cuore” fa esattamente questo, racconta il suo mondo e quello di suo padre, dei suoi zii, quello di un tempo tatuato nella memoria, quello di un epoca nella quale un sogno, valeva il costo di una vita e ricordi che gli anni non riescono a scalfire.

Fa quasi tenerezza Adelmo, le mani che sorreggono le pesantezza di una vita e il cuore gonfio d’amore per un amore che troppo presto lo ha abbandonato. Ha un corpo esile, la barba bianca ed una voce sottile, ma carica, grintosa, come grintosa e verace è la sua scrittura. In esso bolle il sangue di suo padre e dei suoi zii, bolle la rabbia e la malinconia di un vento infame che soffia nella sua anima ribelle e non gli da pace, ha gli occhi vispi di chi ha un conto in sospeso con la storia e non ha nessuna intenzione di lasciar stare.

Nel suo libro c’è tutto questo, un affresco in bianco e nero che ha l’odore della campagna ed il sapore della rivolta, una storia vera ed affascinante, che sembra quasi un romanzo. Il romanzo d’amore di chi sa bene che l’amore si nutre di libertà. Per questo, l’Associazione Kowalsky, facente parte della rete dei Filottrano City Rockers, ha deciso di premiare con un opera dello scultore Nazzareno Rocchetti, proprio Adelmo Cervi nella seconda edizione del premio “Le Radici e le Ali” un onorificenza che come nella passata edizione è rivolto a chi, nel campo della comunicazione ha saputo costruire un ponte ideologico tra le radici appunto e le ali.

Una serata, quella di Giovedì 21 Maggio, nella quale interverranno, presso la sala consigliare del comune di Filottrano, oltre al sindaco Lauretta Giulioni, anche le varie sezioni dell’Anpi del nostro territorio, tra cui in primis quella di Filottrano, Sandro e Marino Severini dei Gang, che per Adelmo, interromperanno il loro tour “Sangue e Cenere” ed alcuni rappresentanti dell'Istituto Comprensivo di Filottrano dove Adelmo è ospite il giorno seguente.

Ci sono storie d’amore, di gloria e di coraggio, che il tempo conserva gelosamente nella sua pancia, per non sbagliare ancora, per lasciarsi insegnare, storie narrate da anziani bambini, che prendono la vita per il collo e non hanno mai smesso di amare, ci sono favole tristi eppure dolci come il miele, che nelle notti di Maggio colorano la primavera e negl’occhi di Adelmo, Adelmo Cervi, si lasciano cullare.


ARGOMENTI

da Davide H. Coppari 




Questo è un comunicato stampa pubblicato il 16-05-2015 alle 11:50 sul giornale del 18 maggio 2015 - 402 letture