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comunicato stampa

Il 'sangue' e la 'cenere' del Palabaldinelli

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Quello che restava venerdì alle 5.45 era una serie infinita di bicchieri di plastica dormienti in ogni dove, un tappeto di dolce malinconia e di momenti brindati e goduti, ora abbandonati alla realtà di un’alba che torna a riprendersi la notte. Io e pochi altri eravamo ancora lì a riordinare il possibile.

Sono passato mille volte davanti quel palco ancora odorante di sogni e ad ogni singola volta non ho potuto non guardarlo, come se volessi tatuarmi gli occhi di quell’immagine, per poi riporla sul cuscino affinchè mi tenesse la mano nel regno di Morfeo. Chi vi scrive è un sognatore che tempo fa ha abbracciato la causa dei Filottrano City Rockers e da subito se n’è innamorato, chi vi scrive, ha la musica nel cuore e a distanza di tempo ancora si lascia brillare gl’occhi dietro i racconti di Marino Severini.

La mia storia in merito a Venerdì scorso, ha un punto di vista differente, è il punto di vista di chi questo concerto l’ha visto da lontano, lavorando, affinchè tutto riuscisse come la Gang, di nuovo a casa, finalmente a casa ..meritava! Ho vissuto il “live” attraverso le facce dei presenti, i dialetti diversi uniti dallo stesso fuoco, i sorrisi indossati che sapevano di sincerità e ovviamente la musica che vibrava nelle vene colmandole di poesia.

C’era elettricità nell’aria, sin dal pomeriggio, le cose da fare erano ancora molte e anche se la Gang è un istituzione, non sapevamo fino a che punto sarebbe arrivata la risposta. La calma, finalmente, si è palesata all’ora di cena, dove in una delle sale del palazzetto, c’era un tavolo apparecchiato e come nelle più normali famiglie, storie distanti per tempo e luogo a condividere un pasto caldo. Su tutti ricordo Marino, una parola ed un sorriso per ognuno e lo sguardo di chi ha nell’animo il ritmo dei sogni.

Poi di nuovo al lavoro, si concludono le ultime cose, si attende. Le facce del tempo hanno pian piano iniziato a vestire il manto del Palabaldinelli, generazioni ingrigite dai giorni e bambini in braccio ai propri padri sono entrati insieme, un eterogenea fotografia del pubblico dei Gang , ognuno col suo orgoglio stampato su di una t-shirt da mostrare, ognuno con la sua storia da far rivivere e raccontare, ognuno col suo pezzo preferito da fischiettare.

Poi le luci si sono abbassate, il palco s’è fatto luna dentro un cielo di stelle.. e le chitarre hanno iniziato a colorare i respiri. Un viaggio nel nuovo presente così tanto atteso, sotto il logo di Sangue e Cenere ispirato all’ Angelus Novus di Klee, a dominare la scena. Una pagana processione cadenzata dalle perle che negl’anni c’hanno conquistato l’anima, da Paz a Sesto San giovanni , per farci esplodere il cuore.

Un ritmo incalzante, impreziosito dai sapori dei nuovi elementi, come Maurizio Del Testa alla batteria e Simone Liuti al basso oltre che alla magia del violino e mandolino elettrico di Jacopo Ciani. Due ore di emozioni, poesia e ricordi, un tempo di mani all’unisono e applausi scroscianti. Un tempo che ancora una volta, come sempre, ha saputo saziare i desideri. Ci sono giorni che in un modo o nell'altro, sai già che tatuerai nell'anima.

Ci sono giorni per riscoprirti parte di una famiglia, giorni che rapiscono dal tuo vocabolario la parola "dovere" sostituendola con "piacere". I giorni che dedichi al cuore, i giorni nei quali ti basta un “bandito” che abbracci la sua chitarra per sentirti Vivo e questo per molti di noi, è stato uno di quei giorni lì.

Perché l’amore e la passione per questa nostra terra, per molti di noi, è proprio figlio delle canzoni di questi musicisti col viaggio nelle vene ed è stato bello, ancora una volta, in un presente che non ci vuole vivi, riscoprirci senza età per guardare insieme verso lo stesso futuro. Grazie a Marino e Sandro, grazie ai Gang.





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 09-04-2015 alle 16:49 sul giornale del 10 aprile 2015 - 935 letture