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comunicato stampa

Pier Stefano Gallo: 'l'ennesimo furto testimonia del tragico abbandono del Muzio Gallo'

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E’ da tempo che desidero scrivere alcuni miei pensieri maturati negli ultimi tempi ma la pigrizia del dopo lavoro mi ha fermato sino ad oggi, sino a quando ho letto un articolo su un furto, l’ultimo di una lunga serie ai danni della struttura meglio conosciuto come l’ospedale Muzio Gallo o SMOM, in completo stato di abbandono da anni.

Gli osimani credo conoscano la prima parte della storia ma probabilmente poco sanno del resto, del post periodo ospedalizio di quell’oblio forzato in cui l’area della vecchia villa del cannone è sprofondata senza più dare notizie di se stessa.

Negli anni qualche accenno di ristrutturazione, la costruzione di una nuova ala lasciata, anche essa, in totale abbandono prima di essere utilizzata per un qualsiasi scopo, le voci che sarebbe stata dedicata alla Lega del Filo d’oro e poi di nuovo silenzio. Alcuni anni addietro lo visitai passando per un grosso buco nel muro di cinta e rimasi veramente colpito dalle condizioni in cui versava. Entrai nell’ingresso ricordando quando ero ragazzo, quando la gestione, se non erro, era delegata al dottor Marchesani, quando sulla sinistra vi era una lapide con l’immagine di Muzio Gallo e la dedica della donazione effettuata da sua moglie Ida ma trovai calcinacci e la lapide buttata per terra e rotta in due pezzi quasi a sfregio di coloro che in quella che precedentemente era una villa nobiliare vissero per poi donarla all’intera comunità.

Che tristezza provai nel trovare quegli ambienti “ariosi” e spaziosi abbandonati e distrutti. Vi tornai dopo un po’ di tempo e non trovai più neanche i resti della lapide e così scrissi una lettera al Sindaco per chiedere informazioni e maggior rispetto di quell’ambiente e mi fu risposto che la lapide era stata distrutta da atti vandalici ed il medaglione su di essa riportato, raffigurante Muzio Gallo, era stato preso in carico dal Dott. Antonio Aprile dell’Azienda Sanitaria Locale n° 7, il quale stava provvedendo alla ricostruzione della lapide per poterla nuovamente posizionare nel luogo d’origine (strana risposta visto che il luogo d’origine era ed è in condizioni assai peggiori di quelle della lapide).

Di nuovo silenzio sino a quando pochi giorni addietro, come se fossi stato chiamato a far rispettare il volere di chi mi ha preceduto in questa vita terrena, ho provato il desiderio di meglio capire quale fosse stato a suo tempo il desiderio di Ida Gallo, della moglie del fratello di mio nonno, di quella donna che a causa delle sue semplici origini in famiglia fu accettata con difficoltà, ma che poi dimostrò di avere un cuore veramente nobile e grande e che la famiglia ed il paese nel quale si trovò a vivere rispettò sino all’ultimo.

Quello che fece la Contessa Ida (così i più la chiamavano) da pochi altri è stato fatto e credo che oggi la sua grandezza d’animo meriti il rispetto di tutta la comunità. Ad ella non interessavano certo le battaglie politiche ma il bene degli esseri che la circondavano e così oggi, o purtroppo dobbiamo dire ieri, Osimo ha beneficiato di un ospedale e di un asilo.

Preso da questi pensieri ho cercato l’atto notarile ed ho così potuto comprendere quali furono i reali desideri di Ida Fregonara vedova Gallo e quale fu il concetto sul quale si basò la donazione e quali vincoli ella pose affinché il suo desiderio fosse interamente rispettato. Poche parole ma molto semplici e chiare, uno stile ben diverso da quello di oggi, ma, a mio giudizio certo più efficace, quasi lapidario.

Lo scritto relativo alla donazione si lega in modo univoco alla delibera del “Consiglio dei Rettori” che assume la proprietà del bene accettandone senza riserva alcuna le condizioni imposte delle quali di seguito cito le più importanti: - “di vincolare la futura destinazione dell’immobile a pubblico servizio assistenziale antitubercolare …”

- “d’impegnarsi all’osservanza delle seguenti condizioni e clausole apposte dalla donante e che importano l’obbligo della Provincia”

- “di non cedere ad altri la proprietà e l’usufrutto, o di distrarre a fini diversi l’immobile donato, se non quando venga a mancare per intero lo scopo precipuo dell’istituzione, nel qual caso l’invertimento dovrà avere quel carattere benefico e umanitario, che si discosti il meno possibile dall’originaria destinazione”

- “d’intitolare la futura casa di cura alla memoria del compianto conte Muzio Gallo Carradori”

Quest’ennesimo furto ci ricorda lo stato di abbandono dello SMOM che è specchio di una civiltà in decadenza ove neanche il desiderio di chi dona qualcosa viene più rispettato (ed una villa non è certo poco soprattutto se si tiene conto che la donazione è stata effettuata ben prima del decesso e che quindi Ida Gallo si privò del godimento in vita di quel piacevole ambiente).

Scarsa la conoscenza in materia legislativa degli amministratori che ne hanno ipotizzarono la vendita, altro argomento che crea stupore se si pensa che coloro che hanno partorito l’idea sono dalla comunità stessa delegati alla gestione degli affari pubblici.

Il bene di Ida Gallo è stato donato alla comunità e sarei felice se la comunità osimana decidesse di unirsi per riconquistare il reale possesso di questo splendido luogo riportandovi il dovuto decoro e non ultimo onorando non solo la memoria di Muzio Gallo ma soprattutto il grande gesto ed i desideri della sua amata moglie, la Contessa Ida.



Questo è un comunicato stampa pubblicato il 04-04-2015 alle 00:26 sul giornale del 04 aprile 2015 - 952 letture