M5S: 'Cinema Concerto: saldi per tutti...'

4' di lettura 26/07/2014 - “Quando l’ingiustizia diventa legge, la resistenza diventa dovere”(B. Brecht) “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione” (art. 9 della Costituzione); “Stato, Regioni, Province, Città Metropolitane e Comuni favoriscono l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio della sussidiarietà” (art. 118).

Chiediamoci se: sia possibile svendere un bene della collettività, simbolo di una lunga tradizione, denso di storia e significato come il cinema Concerto. Chiediamoci se: sia corretto far passare ai cittadini il messaggio che la svendita di questo bene (ai frati francescani) sia l’unica alternativa al degrado e all’abbandono che questo luogo sta vivendo.

Chiediamoci se: alla fine di questa macchinosa operazione di marketing non ci ritroveremo comunque ad elemosinare ai nuovi proprietari spazi e strutture che saranno legate a certe prerogative e, di conseguenza, a non avere la libertà di organizzarsi ed organizzare quegli spazi e le relative attività in maniera autonoma.

Chiediamoci se: non si inizi dal cinema Concerto a far passare la nuova sub-cultura della rassegnazione: “tanto se non lo vendiamo resta lì ad ammuffire”, nascondendo in realtà l’esproprio dell’ennesimo spazio e dell’ennesimo diritto alla cittadinanza a favore degli interessi e del profitto dei privati, così come sta avvenendo per la scuola e la sanità pubblica.

Il nocciolo della questione è proprio questo: se la vendita del bene viene presentata ai cittadini come l’unica soluzione possibile, è normale che la gente si convinca di questo. La domanda che però sorge spontanea potrebbe essere un’altra: come mai il cinema non può essere considerato una priorità per la nostra città?

Noi del M5S di Osimo crediamo fermamente che una politica dei beni comuni non debba concentrare il potere nelle mani di pochi e, constatiamo amaramente che nel corso della storia i cittadini hanno sempre dovuto lottare (e devono continuare a farlo) per conquistare e riconquistarsi coi denti quei beni e quei diritti che per natura appartengono loro.

Occorre prendersene cura, restituirli alla collettività per intero non a pezzi (come vuol fare il nuovo Sindaco).

Crediamo servano altri tipi di risposte; crediamo che i beni comuni (dall’acqua, al paesaggio), non si amministrino dall’alto, ma si autogovernino dal basso.

Se la smettiamo di concepire l’uomo solo come tubo digerente o come un automa la cui unica necessità è di consumare e comperare, possiamo comprendere come i beni culturali esprimano utilità funzionali all’esercizio dei diritti fondamentali e al libero e felice sviluppo delle persone.

La legge deve quindi garantire in ogni caso la fruizione collettiva, diretta e da parte di tutti, soprattutto nell’ottica delle generazioni future.

C’è un progetto di riforma elaborato dalla Commissione Rodotà, il cui schema prevede che: “ove la proprietà di questi beni sia pubblica, gli stessi beni siano collocati fuori commercio, salvi i casi in cui la legge consenta la possibilità di darli in concessione, per una durata comunque limitata”.

I cittadini attivi si prendono cura dei beni comuni, sono “disinteressati”, in quanto esercitano una nuova forma di libertà, solidale e responsabile, che ha come obiettivo la realizzazione non di interessi privati, bensì dell’interesse generale.

In base a tale principio (detto di sussidiarietà) le diverse istituzioni devono creare le condizioni necessarie per permettere alla persona e alle aggregazioni sociali di agire liberamente nello svolgimento della loro attività. In questo modo si educa il cittadino ad una nuova mentalità consapevole delle conseguenze positive che ne possono derivare per le persone e per la collettività in termini di benessere spirituale e materiale.

L’intervento dell’entità di livello superiore, (le istituzioni), qualora fosse necessario, deve essere temporaneo e teso a restituire l’autonomia alla società civile (di cui le istituzioni – lo ricordiamo – sono al servizio e non il contrario).

La partecipazione attiva dei cittadini alla vita collettiva può concorrere a migliorare la capacità delle istituzioni di dare risposte più efficaci ai bisogni delle persone e alle soddisfazione dei diritti sociali che la Costituzione riconosce e garantisce ai cittadini. E’ arrivato il tempo di una cultura nuova.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 26-07-2014 alle 18:45 sul giornale del 28 luglio 2014 - 758 letture

In questo articolo si parla di politica, osimo, Movimento 5 Stelle, Movimento 5 Stelle Osimo

Licenza Creative Commons L'indirizzo breve è https://vivere.biz/7Nf





logoEV