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Castelfidardo: la città omaggia le donne partigiane

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“Il futuro non ce lo regala nessuno: va conquistato e difeso. Non c’è età per offrire un contributo attivo al miglioramento della società: noi giovani donne partigiane non abbiamo esitato a mettere a rischio le nostre stesse vite perché credevamo fermamente in ciò per cui si lottava. E l’impegno per affermare quei principi di democrazia, libertà, uguaglianza e diritto al lavoro ancora incompiuti seppur riconosciuti dalla carta costituzionale che è eredità della Liberazione, va portato avanti quotidianamente da voi giovani”.

Il racconto di Maria Cavatassi è a tratti crudo ma propositivo e più che mai attuale. L’Amministrazione Comunale e l’Anpi di Castelfidardo non avrebbero potuto scegliere una testimone più efficace per dare forza al messaggio di questo XXV Aprile: l’omaggio alle donne partigiane, cui è stata intitolata una via situata in zona Figuretta, con ingresso e uscita nella strada di recente lottizzazione in Contrada Merla.

L’esperienza di quella ragazza poco più che 15enne, abituata a una vita di stenti nelle montagne ascolane dove la terra rendeva poco e quel poco doveva essere consegnato all’ammasso per sostenere la guerra fascista tanto che anche le campane della Chiesa vennero fuse per farne palle da cannone, quella fanciulla costretta ad indossare tutto l’anno zoccoli di legno perché il padre non poteva permettersi di comprare le scarpe per otto figli e a recitare a scuola la “preghiera” per il duce, è il segno dei tempi.

Ed è il seme di quella ribellione interiore che divenne una lotta unitaria al nazi-fascismo, intrisa di sangue e sacrifici, ma esemplare nei valori e negli obiettivi della Resistenza. “Dopo la firma dell’armistizio – ha detto l’86enne Maria, ora residente ad Ancona – ci fu uno sbandamento generale: c’era da decidere se sottostare ai tedeschi o collaborare con gli antifascisti. Noi donne, fino ad allora considerate buone solo per mettere al mondo figli maschi, fummo le prime ad attivarci come staffette portando viveri, armi, notizie e “pizzini” ai partigiani nascosti sui monti. Un ruolo forse meno appariscente, ma determinante. Una ragnatela di contatti intessuta mettendo da parte la paura di essere scoperte e giustiziate in nome di un’ideale più grande”.

A fare da trait-d’union all’intervento della Cavatassi, le tre generazioni rappresentante dal vice-minisindaco Marco Ciucciomei e dagli alunni delle scuole medie, dal sindaco Mirco Soprani e dalla giovane presidente della locale sezione Anpi Elisa Bacchiocchi.

“Ogni anno rinnoviamo questo appuntamento coinvolgendo gli studenti – ha detto il sindaco – perchè la storia si insegna e si impara a scuola, ma la memoria si costruisce nel quotidiano, ed è fatta di scelte. I nostri ragazzi non hanno vissuto quei conflitti e quelle tensioni ma devono imparare dagli errori del passato, battersi per la democrazia e respingere ogni revisione storica di comodo che in qualche modo intende indebolire le radici popolari del nostro Paese”.

Il XXV Aprile è la festa di un popolo che “decise di dire basta a venti anni di soprusi e devastazioni – ha sottolineato la presidente Anpi Elisa Bacchiocchi rilanciando l’idea di intitolare anche una via a Teresa Mattei – ma ancor oggi non mancano i tentativi di declassare ciò che la Resistenza ha rappresentato e gli altissimi obiettivi posti dalla Costituzione Repubblicana rimangono in parte incompiuti.

L’Anpi, come ente morale, non può tacere: tutti devono mettersi in gioco in prima persona per attuare il progetto costituzionale, prendendo esempio da queste donne che pur relegate ai margini dalla società si sono hanno conquistato i propri diritti ed identità, entrando come combattenti nella lotta di liberazione e poi nella scena politica”.





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 25-04-2014 alle 19:21 sul giornale del 26 aprile 2014 - 393 letture