utenti online

x

SEI IN > VIVERE OSIMO > ECONOMIA
comunicato stampa

L.U.P.O.: 'crisi non da euro ma da sovrapproduzione di merci e capitale'

4' di lettura
603

Il brivido nella schiena che ha preso il rappresentante della Cna al sentire le enunciazioni del professor Galloni sulla opportunità di uscire dall’Euro è meno comprensibile della presa d’atto che dovrebbe realizzare su quante imprese ed artigiani hanno chiuso dopo l’introduzione della moneta unica.

Durante l’iniziativa organizzata dal M5S l’economista, figlio dell’ex ministro democristiano ed allievo di Federico Caffè, ha ribadito il suo impianto fondamentalmente Keynesiano che ha il merito di porre, pur da posizioni moderate, la questione della sovranità monetaria e della irrisibilità di soluzioni come quelle renziane che, dietro la superficie dell’attacco ai privilegi ed alla burocrazia, non vanno ad attaccare la crisi con soluzioni strutturali . Tuttavia non ci convincono neanche le soluzioni prospettate da Galloni, sia rispetto alla valutazione generale della crisi che rispetto alla riduzione di impatto negativo della fuoriuscita che avrebbe il ricorso ad una seconda moneta, tipo voucher locale.

E se è giusta quanto scontata la sua obiezione sulla decrescita, riguardante il tasso demografico che si dovrebbe abbassare per andare in quella direzione, ciò non basta a liquidarla come insostenibile, né a pensare che un rilancio dal lato della domanda possa garantire nuovamente tassi di crescita, sul livello degli anni precedenti la finanziarizzazione dell’economia globalizzata e gli alti rendimenti dei titoli. Alla base c’è una valutazione secondo noi errata delle cause profonde della crisi che non vanno ricondotte ad un sottoimpiego dei fattori produttivi ed al sottoconsumo ma, nell’essenziale, alla sovrapproduzione assoluta di capitali e di merci; tanto la finanziarizzazione quanto il darwinismo dei mercati sono una delle forme di distruzione delle eccedenze.

L’altra, storicamente fondata, sta bussando pericolosamente ai confini dell’Unione Europea con le pressioni atlantiche verso la Russia. In generale riteniamo che non vi siano le condizioni strutturali, specialmente a livello europeo, per politiche di espansione della domanda e di intervento pubblico indirizzate ad un capitalismo sostenibile; la uscita dalla moneta unica non sarà indolore (per quanto necessaria) e dovrà accompagnarsi a misure di socialismo sostenibile e di formazione di nuove alleanze commerciali e diplomatiche volte a creare un mercato alternativo all’attuale mercato comune europeo, specialmente oggi che è indirizzato al trattato di libero scambio con quello USA.

La valutazione di una uscita soft o addirittura concordata dalla Zona euro non tiene conto, com’è tipico degli economisti, delle questioni politiche e geopolitiche collegate alla moneta e quanto l’euro sia diventato uno strumento di dominio, di concentrazione di capitali nel centro -nord Europa e di spoliazione sistematica dei popoli euro mediterranei. Ne deriva una sottovalutazione degli effetti sulla bilancia commerciale per quanto attiene, soprattutto, all’approvvigionamento di energia e materie prime da parte di una moneta svalutata che difficilmente sarebbe compensata dalla competitività riacquistata sulle esportazioni ; se poi in tali settori si andasse a compensare i maggiori costi di produzione scaricandoli sui salari i lavoratori potrebbero trovarsi dalla padella alla brace.

Sarà quindi indispensabile predisporre politiche economiche di piano, a forte direzione pubblica e costruire parallelamente fronti politici e commerciali alternativi. Perplessità ci provoca anche la prospettiva della moneta-voucher che dovrebbe avere corso locale e coesistere con l’euro oggi e domani con una valuta nazionale svalutata.

E’ plausibile immaginare che una soluzione simile andrebbe a coprire fondamentalmente attività di servizio ma ci troviamo di fronte da molti anni ad una terziarizzazione dell’economia (come ben sanno alla Cna) che amplierebbe di molto l’area di questa forma non convenzionale di pagamento e credito; inoltre perfino per attività di carattere assistenziale, poniamo la cura degli anziani da Buttari o a domicilio, servono i riscaldamenti e l’energia non te la danno in conto vaucher, a meno che non lo fai con qualcuno con cui realizzi scambi convenzionati ad alto contenuto politico e relativamente scarsa convenienza economica. Insomma per uscire dalla tempesta euro la rotta non è verso un nuovo Keynesismo ma verso un nuovo socialismo



Questo è un comunicato stampa pubblicato il 14-04-2014 alle 01:34 sul giornale del 14 aprile 2014 - 603 letture