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Incertezza sul futuro dell'area ex-consorzio. Per i comitati il sequestro un'opportunità per la valorizzazione

2' di lettura 20/02/2014 - Come è ormai noto a tutti, il cantiere presso l’area dell’ex-consorzio, e con esso gli scavi archeologici, è stato sequestrato dai Carabinieri il 23 gennaio scorso ed in questi giorni il Tribunale del riesame ha confermato la sospensione dei lavori.

Da lunedì 3 febbraio la Procura ha acconsentito a riaprire il cantiere per mettere in sicurezza i resti archeologici. Dato che i nostri report si sono concentrati esclusivamente sugli aspetti della tutela e sulla responsabilità civile nei confronti del patrimonio culturale, desideriamo anche ora esprimere alcune considerazioni sullo stato del sito archeologico tenendo in disparte le questioni giudiziarie.

1. NON C'È NIENTE DA FESTEGGIARE. Il sequestro ha bloccato qualsiasi progetto di valorizzazione dell’area archeologica, ci chiediamo pertanto che fine farà la chiesa paleocristiana nel caso il cantiere dovesse essere fermato definitivamente. La tettoia è solo una misura provvisoria e non basterà a salvaguardarne l’integrità a lungo termine. Vogliamo esprimere la nostra estrema preoccupazione per il futuro del sito e chiediamo alle autorità competenti (Soprintendenza e Procura) di chiarire quali misure verranno prese nel caso di un prolungarsi, anche a tempo indeterminato, del fermo dei lavori.

2. QUESTA È UN'OCCASIONE PER RIPENSARE ALLA VALORIZZAZIONE Nel caso il progetto dovesse ripartire così com’è, la valorizzazione seguirà la famosa variante approvata ad Ottobre (su cui abbiamo già espresso le nostre perplessità, tuttora irrisolte). Nel caso invece il progetto dovesse essere bloccato, occorrerà trovare soluzioni alternative. Qualunque sia il destino del cantiere, crediamo che al sito debba essere garantita la massima visibilità, riconoscibilità, accessibilità e fruibilità cosicché possa integrarsi nella vita culturale della città e favorirne lo sviluppo.

Si dovrebbe inoltre redarre un apposito piano per la gestione e manutenzione del sito, che sia il più possibile indipendente da qualsiasi struttura commerciale ipoteticamente presente nell’area. Crediamo che questi suggerimenti possano costituire uno spunto per riflettere su cosa significhi “valorizzazione” e quindi alimentare una discussione, per trovare soluzioni condivise ed evitare che le perplessità di oggi si trasformino nelle polemiche di domani.

3. NON ABBIAMO FRETTA. Riteniamo una buona notizia la decisione della procura di permettere la messa in sicurezza dei reperti: la loro tutela era senz’altro prioritaria. Speriamo che la magistratura possa fare chiarezza in tempi ragionevoli. Nel frattempo, ci piacerebbe che il sequestro rappresentasse un’occasione per ripensare con più calma alla valorizzazione: per quanto ci riguarda, noi non abbiamo nessuna fretta di vedere i reperti in un parcheggio.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 20-02-2014 alle 01:15 sul giornale del 20 febbraio 2014 - 2170 letture

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