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Giornata dedicata al ricordo delle Foibe: Osimo non dimentica

4' di lettura 11/02/2014 - Osimo non dimentica, numerosi concittadini hanno partecipato ieri sera al convegno allestito nelle grotte del Cantinone. Il prof. Paride Dobloni ha raccontato la tragedia delle foibe che è stata celebrata il 10 febbraio-giorno del ricordo.

Per molti anni la vicenda che ha riguardato il nostro Paese ed in particolare chi abitava nel confine orientale (italiani e slavi) è stata inghiottita nell’oblio, proprio come le migliaia di persone gettate nelle foibe della Venezia Giulia e della Dalmazia diventate poi il simbolo di un eccidio. È proprio lì, in quelle voragini carsiche tipiche dell'Istria, che fra il 1943 e il 1947 furono gettati dalla furia dei partigiani comunisti jugoslavi di Tito, vivi e morti, migliaia di italiani. A essere inghiottita è stata una tra le pagine più dolorose della storia nazionale. A tutto questo va aggiunta anche la vicenda degli esuli che furono “costretti” a fuggire in altre città italiane o all’estero.

Una storia che è stata dimenticata per anni dalla memoria collettiva, ma mai cancellata dalle menti di chi ha perso qualcuno, qualcosa, se stesso. Solo nel 2004, esattamente dieci anni fa, arriva la legge, che istituisce il giorno del ricordo per le vittime delle Foibe e dell’esodo. “È fondamentale conoscere i fatti storici e imparare a trarre dalla storia gli insegnamenti che ci permettono di costruire una società più giusta – ha dichiarato il sindaco Stefano Simoncini – gli eccidi delle foibe sono rimasti per lungo tempo in secondo piano e questo nonostante riguardasse in modo drammatico il nostro Paese e il popolo italiano.

Per questo abbiamo voluto coinvolgere, e lo ringrazio per aver prontamente accettato uno storico di fama come il prof. Dobloni che ci ha aiutato a conoscere e comprendere gli eventi che hanno colpito la popolazione italiana della Venezia Giulia e della Dalmazia durante la seconda guerra mondiale e nell’immediato dopoguerra. Nei primi quarant’anni del secolo scorso l’umanità ha toccato il fondo vivendo una delle sue pagine più brutte. Quando si annientano le persone, si compie lo sterminio degli ebrei e in questo caso si buttano uomini e donne nelle foibe come se fossero spazzatura significa che l’uomo ha perso se stesso.

Da queste pagine brutte però – ha concluso il primo cittadino - si può risalire verso un mondo di pace o comunque ci si può impegnare per impedire che tutto questo accada, affinché le differenze vengano viste come motivo di crescita e non di odio”. Col suo carico di emozioni e di durezza nel ricostruire (e riaprire) la ferita delle popolazioni dell’Istria, della Dalmazia e di alcune aree della Venezia Giulia il prof Dobloni ha rinnovato la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe.

È in quelle voragini dell’Istria che fra il 1943 e il 1947 sono stati gettati, vivi e morti, quasi diecimila italiani. Il presidente Napolitano, nel suo discorso commemorativo del 10 febbraio 2007 a Basovizza, luogo simbolo della tragedia: disse che "Si consumò nel modo più evidente con la disumana ferocia delle Foibe una delle barbarie del secolo scorso". Fu una pulizia etnica da fare invidia, per metodi e crudeltà, ai Nazisti. Torture e violenze di ogni tipo, su donne, bambini, vecchi e adulti, militari del Regio Esercito Italiano, Carabinieri, Finanzieri, colpevoli solo di essere Italiani. Il vertice degli infoibamenti, si ebbe nel 1945, con il disfacimento del regime repubblicano e con il tracollo delle formazioni armate Repubblichine che “tutelavano” le popolazioni civili dagli attacchi dei Titini che esibivano un feroce odio di carattere etnico – ideologico.

Le persecuzioni continuarono, violentissime e sanguinarie, sino al 1947, per eliminare fisicamente ogni Italiano dalla futura Federazione Jugoslava. La prassi era questa : i partigiani Titini rastrellavano nella notte, nei centri abitati, gli Italiani, dopo averli picchiati, torturati e depredati, li conducevano in fila indiana, verso le foibe che erano sulle alture circostanti , dopo avergli legato i polsi dietro la schiena con del filo di ferro in una catena umana. Giunti all’imbocco della foiba, sparavano ai primi della fila che precipitavano in basso nel precipizio, trascinando con sé tutti gli altri. Le foibe erano profonde. Non c’era alcun scampo per gli infoibati.

Negli anni seguenti, le foibe in territorio Italiano, furono esplorate per dare una cristiana sepoltura a questi poveri resti, sul fondo di esse furono trovati cumuli su cumuli di corpi di persone, morte fra atroci sofferenze nel buio di questi precipizi. “E’ iniziato tardissimo – ha concluso il prof. Dobloni - il percorso di rielaborazione teso alla ricerca della verità di una delle pagine più dolorose della nostra storia”.

Verità che però Dobloni stesso porta a conoscenza delle giovani generazioni incontrando gli studenti marchigiani e non solo, perché conoscendo gli errori del passato si può crescere e migliorare ed in questo caso combattere contro il ripetersi di tragedie che sono il frutto dell’odio e di uomini che hanno perso se stessi.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 11-02-2014 alle 12:50 sul giornale del 12 febbraio 2014 - 1825 letture

In questo articolo si parla di attualità, osimo, Comune di Osimo

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