Castelfidardo: solidarietà di 'Osimo in comune' ai lavoratori della Roal

2' di lettura 16/01/2014 - Solidarietà ai lavoratori Roal Esprimiamo la nostra vicinanza ai lavoratori della Roal di Castelfidardo che stanno attuando picchetti presso lo stabilimento di via Jesina contro la procedura di mobilità riguardante 51 dei 143 lavoratori, i quali si aggiungono a precedenti già messi in cassa integrazione a zero ore.

L’azienda realizzò una prima delocalizzazione in Tunisia nel 2007, mettendo alla porta 85 dipendenti tra impiegati e operai con il pretesto di poter in questo modo mantenere il livello di occupazione rimasto negli impianti locali. Venne quindi rilevata dalla Finlandese Efore, con sede ad Helsinki ed impianti in Cina che assorbono oltre 600 operai, la quale vuol procedere ad ulteriori tagli del personale e (probabili) ulteriori trasferimenti per una lieve flessione di fatturato comunque positivo, a quanto dicono.

Qui vediamo con chiarezza, dopo la vicenda Best, le conseguenze sia dell’integrazione europea che delle politiche di delocalizzazione e le conseguenze dello shopping di capitali stranieri. Il processo che si sta svolgendo sotto l’egida dell’euro e dei poteri eurocratici altro non è che una gigantesca opera di concentrazione di capitali nel Nord Europa che sta realizzando la mezzogiornificazione dell’area euro-mediterranea. I capitali stranieri stanno già espropriando le nostre attività produttive, i settori appetibili, financo le nostre società partecipate. I nostri servili governanti volevano vendersi pure le nostre spiagge. Domani si porteranno via anche le proprietà strategiche, se non li fermiamo.

Esproprio e concentrazione di capitali, ecco la loro integrazione. Le delocalizzazioni non servono a competere mantenendo occupazione meno “redditizia” anche qua, come raccontano, ma sono il preludio alla dismissione successiva e bisogna impedirle. Uno stato serio deve rilevare le attività in crisi, procedere a requisizioni di capitali ed impianti di quegli imprenditori e gruppi voraci che continuano a cercare il massimo profitto dove sono più bassi salari e tutele, deve attuare ampi piani di investimento pubblico tornando per questo a stampare moneta e favorire, ovunque ce ne siano le condizioni, forme di autogestione operaia, garantendo materie prime e mercati.

Da questo lato il sindacato ancora non ci sente ed i lavoratori si sentono impreparati ma oramai casi come questi, Merloni, Indesit, Best, diventano la norma e fanno affrontati con soluzioni di piano complessive e drastiche che comportino uscita dall’euro, protezionismo, sovranità popolare e monetaria, nazionalizzazione di banche e settori strategici, oppure sarà un lento scivolare nel terzo mondo. Lo sciopero dovrebbe continuare ad oltranza almeno per un mese; si annuncia una lunga lotta dove tutti dobbiamo far sentire la nostra solidarietà attiva, assicurando presenza ed appoggio ai picchetti.


da L.U.P.O. (Lotta di Unità Proletaria Osimo) & Osimo in Comune





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 16-01-2014 alle 16:19 sul giornale del 17 gennaio 2014 - 1378 letture

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