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Latini: 'Osimo emblema di una riforma sanitaria nata e già fallita'

2' di lettura 10/01/2014 - Si vorrebbe portare la ginecologia dell’ospedale di Osimo a Fabriano. Il “capo” della rete della radiologia di Osimo è stato assegnato Jesi e ancora non si è mosso un dito per mettere a 24 ore il servizio di reperibilità del reparto strettamente legato a quello del pronto soccorso, cosicchè i radiologi osimani smontano dal servizio ma sono sempre e necessariamente in pronta disponibilità.

Al pronto soccorso occorre la copertura di almeno 4 medici per coprire quelli che hanno il contratto a tempo determinato scaduto e/o non sono assegnati e si rischia di attingere da una graduatoria in cui gli incaricati non hanno mai dato un punto di sutura (e pare a 18 euro lorde ora). Il reparto di pneumologia subirà fra qualche giorno l’ordine di mandare un medico a Chiaravalle per il pronto intervento, determinando di fatto la chiusura o comunque una limitazione funzionale del reparto di pneumologia dell'Ospedale di Osimo con il rischio che, questi medici esercitino attività di pronto intervento fuori dalla propria consolidata specializzazione ed esperienza.

Sono alcuni esempi di ciò che sta accadendo all’ospedale di Osimo, che sono moltiplicabili in molti altri nosocomi regionali, per non parlare poi dello sconcertante passaggio di medicinali antitumorali da un’area vasta all’altra con pregiudiziale grave ritardo per le cure degli assistiti interessati. I muri ormai trasudano e raccontano per le difficoltà ampie che emergono e per la “incapacità” oggettiva di dare risposte adeguate alla qualità dell’assistenza sanitaria richiesta e dovuta, il cui merito va condiviso tra le massime dirigenze sanitarie e quelle politiche delle scelte compiute su un crinale di soli tagli, senza prevenzione di controllo e di efficientamento (con il rischio di aumento della spesa sanitaria a favore di altre regioni per prestazioni sanitarie “normali” come le t.a.c. di ricorso delle famiglie alla sanità privata).

Dei casi dell’ospedale di Osimo come di Fano, San Benedetto del Tronto, Fermo o Jesi, tutti ormai lo sanno, ma è ora che si ribadisca come un progetto diverso e concretamente fattibile è possibile. Per il nosocomio della città di Osimo basta avere buon senso ed ascoltare chi vi lavora, per razionalizzare la spesa, ottenere di più ed aumentare i servizi, ma le distanze ormai siderali fra ponte di comando e personale umano è enorme e la rotta verso cui si porta tutti gli assistiti è fra quelle meno sicure. Dobbiamo tornare indietro dalle recenti riforme sanitarie compiute, correggere gli indirizzi, cambiare approcci con le responsabilità e coinvolgere tutti, se vogliano ancora parlare ed avere una sanità che curi veramente tutti e risorse umane professionali all’altezza dei suoi compiti.


da Dino Latini
Liste Civiche per l'Italia





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 10-01-2014 alle 11:25 sul giornale del 11 gennaio 2014 - 1237 letture

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