Lavoro, la Casagrande: 'Patto per rilanciare il settore manifatturiero'

2' di lettura 09/07/2013 - "Il modello di sviluppo marchigiano, esempio di coesione sociale ed equità, rischia di essere cancellato. Il settore industriale, la spina dorsale della nostra economia, continua a perdere pezzi. Solo nella provincia di Ancona, dal 2008 a oggi, la difficile congiuntura ha coinvolto quasi tutti i più importanti siti produttivi, con un effetto domino sulle piccole e medie imprese dei vari indotti. È evidente che, nonostante il crescente interesse e gli investimenti nei settori economici emergenti, il rilancio del settore manifatturiero resta l'obiettivo imprescindibile per salvare la nostra economia e i posti di lavoro".

Così il commissario straordinario della Provincia di Ancona Patrizia Casagrande, al termine del consiglio regionale aperto sul tema del lavoro.

"Le componenti da attivare sono molte - continua la Casagrande -: investimenti strutturali nell'innovazione, la ricerca e lo sviluppo di nuovi prodotti, il rapido aumento dell'impiego di nuove tecnologie che vedono oggi le Marche agli ultimi posti della scala nazionale, la crescita del fatturato estero. Buoni propositi enunciati da tempo ma rimasti spesso sulla carta. Per andare oltre le intenzioni c'è bisogno di siglare un patto per il territorio che veda come protagonisti le istituzioni, le imprese e, non ultimo, il sistema bancario. È necessario individuare con certezza la direzione da prendere, tracciando obiettivi e fabbisogni".

Nel pomeriggio, poi, il commissario Casagrande sarà a Comunanza per prendere parte alla seduta congiunta dei consigli provinciali di Fermo e Ascoli sulla vertenza Indesit: "Nel caso della Indesit non possiamo parlare di crisi, almeno in senso strettamente economico. Mi sembra più una crisi di cultura aziendale: i grandi gruppi industriali del nostro territorio non possono dimenticare né la storia di progresso sociale di cui sono stati protagonisti né i benefici di cui hanno goduto. La delocalizzazione non è mai la soluzione, ancor meno se a praticarla sono imprese in buona salute alla ricerca di costi del lavoro più bassi e migliori condizioni fiscali".






Questo è un articolo pubblicato il 09-07-2013 alle 16:23 sul giornale del 10 luglio 2013 - 519 letture

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