Castelfidardo: Rifondazione Comunista contro la chiusura del Giudice di Pace e del Tribunale

Mario Novelli 4' di lettura 06/12/2012 - Alcune considerazioni di Mario Novelli sulla chiusura delle due istituzioni altrimenti a carico dei Comuni. Colpa di una sciagurata linea politica.

Dopo l’intervento della consigliera comunale Paola Andreoni e la risposta delle liste civiche osimane, mi preme intervenire nel dibattito per fare le considerazioni che seguono.

La chiusura del Giudice di Pace è da imputare principalmente alle scelte sciagurate del Governo Monti e della maggioranza PD-UDC-PDL-API che lo sorregge: accollare i comuni dei costi per il mantenimento degli uffici del giudice di pace significa incidere pesantemente sui già risicati bilanci degli enti locali. In questo quadro, e se la decisione governativa non sarà cambiata, credo che i giudici di pace che rimarranno saranno pochissimi, ovvero rimarranno quasi esclusivamente quelli “salvati” per legge cioè gli uffici dei giudici di pace che si trovano nelle città sedi di tribunali.

Fatta questa doverosa premessa, entriamo nel merito del mantenimento dell’ufficio del giudice di pace di Osimo. Attualmente, il Comune di Osimo mette a disposizione i locali che ospitano il giudice di pace, mentre le utenze, le spese di pulizia, la cancelleria e gli stipendi dei dipendenti sono a carico del Ministero della Giustizia. Con la riforma Monti, anche le utenze, le spese di pulizia, la cancelleria e gli stipendi sarebbero a carico dei comuni.

La scorsa primavera è uscito sulla stampa un comunicato dove erano riportate le spese che i comuni avrebbero dovuto affrontare per mantenere l’ufficio del giudice di pace a Osimo. Ricordo che la quota spettante ad Osimo era di circa 90,000,00 euro annuali, Castelfidardo 53.000,00 e via via tutti gli altri comuni con quote rapportate alla popolazione residente, per un totale di 240.000,euro.

Adesso, leggendo il comunicato delle liste civiche, le spese sono lievitate a 300.000 euro, vengo a sapere che gli amministratori di Osimo inseriscono nelle spese l’affitto “figurato” dei locali di via Molino Mensa, affitto però che non hanno mai chiesto né percepito dal Ministero della Giustizia perché i locali sono di proprietà del Comune.

Perché il Comune di Osimo, che non ha mai percepito l’affitto dei locali dal Ministero della Giustizia, lo chiede adesso ai comuni serviti dal giudice di pace?

Perché tanta fretta nel fare una delibera che recita il de profundis al giudice di pace quando il Governo Monti è in scadenza e il nuovo governo potrebbe rimescolare le carte?

Quanto ammonterebbero le spese da dividere senza imputare questo affitto? Poco, dice la consigliera Andreoni; troppo, dicono le liste civiche, quest’ultime facendosi forza del fatto che gli altri comuni hanno, a loro dire, risposto picche alle richieste di contribuire.

Ma hanno risposto picche a fronte di quale calcolo, di quello che ammonta a 240.000 euro, di quello che ammonta a 300.000 o di quello poco oneroso cui si riferisce l’Andreoni nel suo comunicato?

Grande è la confusione sotto il cielo e l’unico che potrebbe fare un intervento chiarificatore è Loiodice, attuale Giudice di Pace, che in questi mesi ha convocato diverse riunioni nel tentativo di salvare l’ufficio di Osimo.

Sulla chiusura della sezione distaccata del Tribunale ad Osimo valgono le stesse considerazioni fatte per il giudice: è il Governo Monti e la maggioranza che lo sorregge a volerne la chiusura. Demagogiche e prive di fondamento sono pertanto le affermazione fatte qualche tempo fa dal Sindaco Simoncini che accusava le amministrazioni dei comuni della Val Musone di non essersi impegnate per salvare la sezione distaccata di Osimo: il Governo Monti ha decretato la chiusura sull’intero territorio italiano di tutte le sezioni distaccate dei tribunali, senza eccezione alcuna.

Anzi, ha decretato anche la chiusura di alcuni tribunali: nelle Marche, ad esempio, ha decretato la chiusura dei Tribunali di Urbino e Camerino. Così le liste civiche di Simoncini e Latini si lamentano della chiusura della sezione distaccata del tribunale dicendo che hanno speso un sacco di quattrini ( degli osimani) per trasferire il tribunale dal centro storico ai locali di via Molino Mensa.

Da quando frequento le aule di giustizia, ho sempre sentito le voci che parlavano di una imminente chiusura della sezione distaccata di Osimo, considerata inutile per la sua vicinanza ad Ancona. Nessun dipendente del Tribunale di Ancona, nessun avvocato del Foro di Ancona avrebbe scommesso un centesimo sul futuro della sezione distaccata di Osimo. In questo contesto, era proprio necessario spendere un mucchio di denaro per trasferire una sezione distaccata del tribunale che, anche senza Monti, sarebbe stata prima o poi soppressa? No, non era necessario, ma le votazioni erano vicine e, guarda caso, i nuovi locali del tribunale furono inaugurati pochi giorni prima delle elezioni comunali del 2009.


da Mario Novelli
Segretario Rifondazione comunista Castelfidardo




Questo è un comunicato stampa pubblicato il 06-12-2012 alle 17:41 sul giornale del 07 dicembre 2012 - 1826 letture

In questo articolo si parla di politica, mario novelli

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