Ampia partecipazione per il convegno di lunedì scorso in Astea

2' di lettura 05/12/2012 - Al tavolo dei relatori i massimi esponenti regionali in tema di diritto del lavoro. Propositiva la discussione che ha esaminato le sfaccettature della legge Fornero.

“Incertezza” è probabilmente il termine più utilizzato dai relatori che hanno animato il Convegno tenutosi ieri presso la sala del Gruppo ASTEA ad Osimo. Confapi Ancona ha riunito allo stesso tavolo due dei massimi esponenti regionali in tema di diritto del lavoro e li ha coinvolti in una riflessione sulla riforma dell’art. 18 (che disciplina il licenziamento individuale) alla luce della L. 92/12 (Legge “Fornero”). Pur partendo da formazione e punti di vista diversi, Pierluigi Rausei (consulente del Ministero del Lavoro e Direttore della Direzione Territoriale del Lavoro di Macerata) e Antonio di Stasi (docente di diritto del Lavoro presso la Politecnica delle Marche e consulente della CGIL) sono giunti ad una conclusione condivisa: la legge così com’è non ha migliorato né tantomeno semplificato le procedure del licenziamento individuale, ma ha introdotto incertezze interpretative che vengono rimesse al magistrato competente. “La legge 92 è figlia dell’esperienza tecnocratica che stiamo vivendo” ha dichiarato Rausei “ fare leggi è un’altra cosa; questa riforma non aiuta né le imprese né i lavoratori e gli esiti delle prime sentenze lo stanno dimostrando”.

“L’art. 18 era chiarissimo” ha ribadito Di Stasi “e scritto bene; con la L. 92 si è voluto incidere sulle sanzioni cercando di diminuirle, aumentando d’altro canto, oltre che l’incertezza, il potere discrezionale del giudice; è un modello della peggior tradizione barocca italiana”. Armando Occhipinti, responsabile delle Relazioni Industriali della Confapi nazionale, aveva aperto il convegno stigmatizzando il fatto che la proposta di Confapi di portare il limite dei dipendenti da 15 a 50, per escludere le micro e piccole imprese dalla norma, non è stata accettata dal Governo ed ora la riforma aggiunge incertezza ad una situazione già pesante soprattutto per le piccole e medie Imprese. Un’indagine promossa da Confapi su un campione di 2300 PMI, ha portato la voce degli imprenditori che hanno risposto un no secco (per il 63%) alla domanda se la riforma potesse avere un risvolto positivo in tema di flessibilità in uscita.

Sommando le risposte di chi ha dichiarato che è poco utile, si arriva all’84% del totale. Con la moderazione del dott. Stefano Bellucci, consulente del lavoro di Confapi Ancona, si è giunti, in sintesi, ad una bocciatura da parte dei tecnici e delle imprese di una legge che aumenterà, oltre che l’incertezza, i tempi, la burocrazia e le spese, rischiando di inasprire i rapporti, già logorati dalla crisi, tra lavoratori e datori di lavoro.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 05-12-2012 alle 17:53 sul giornale del 06 dicembre 2012 - 378 letture

In questo articolo si parla di economia, confapi ancona

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