Accorato appello di un cittadino al rispetto e al recupero di natura e paesaggio

Coordinamento Paesaggio Marche 3' di lettura 20/11/2012 - Le Marche e il loro suggestivo paesaggio devono essere messe al primo posto. Gli interessi di piccoli gruppi economici passino in secondo piano. La lettera che pubblichiamo cità a suo sostegno importanti fonti letterarie.

Emilio Sereni nella sua Storia del paesaggio agrario italiano pone in epigrafe la citazione di Giacomo Leopardi sul paesaggio definito “natura artificiata”, prodotto di una mutazione operata dall’uomo nel corso dei secoli; per cui tutto ciò che vediamo e chiamiamo “natura” è in realtà il frutto delle scelte operate dall’uomo allorché ha chiesto alla terra certi prodotti e non altri. La citazione del recanatese è particolarmente pregnante per chi rivolge la propria attenzione ai territori della vallata del Musone. Nella nostra realtà il paesaggio agrario è diretta emanazione della città.

Fin dall’epoca romana il cardo e il decumanus della città di nuova fondazione si proiettavano all’esterno delle mura creando le maglie della centuriazione, ancora e visibili nella vallata. Il paesaggio nostro è il prodotto della economia mezzadrile. Del lavoro a volte bestiale dei mezzadri. Uomini che hanno lasciato scarse tracce. Solo il parroco annotava nel “libro delle anime” i pochi fatti fondamentali della loro vita. Nascita, battesimo, cresima, matrimonio e morte. Quei pochi che avevano imparato a scrivere avevano poche occasioni per farlo. Non hanno lasciato nessun segno di identificazione fuorché lapidi e figli. “Il sangue dei purèti colora i monumenti” scrive Scataglini ricordando i lunghi elenchi di contadini mandati a morire nella grande guerra; elenchi scolpiti nei monumenti che ogni paese si sentì in dovere di erigere per celebrare la vittoria. Contadini che mai avevano lasciato il paese, mandati a combattere “il nemico”, che era un contadino come loro, povero come loro. Se la vita dei singoli non lasciò tracce, l’incomparabile nostro paesaggio agrario, l’opera collettiva delle vanghe, degli aratri, delle zappe, è il lascito più grande del loro lavoro, della loro sapienza, del loro rapporto con la natura.

Un paesaggio con il caratteristico reticolo di case poderali, nate come forma di controllo del territorio, centro di organizzazione della produzione agricola, nucleo della micro economia della sussistenza della famiglia, centro di prima trasformazione dei prodotti agricoli e di produzione di beni e strumenti di lavoro, dove si faceva il vino e si producevano tessuti, attrezzi,cesti di vimini. Il paesaggio agrario è la nostra storia, la nostra cultura, il lavoro ed il sangue dei nostri antenati. E’ il nostro capitale più importante. Il paesaggio agrario va preservato. Noi non siamo tra i cantori dei bei tempi antichi, perchè ne conosciamo i tratti di miseria, di fame, di umiliazioni e di fatica bestiale. Vogliamo però difendere la nostra storia e la nostra cultura. Le recenti alluvioni ha fatto maturare la consapevolezza che il territorio va rispettato, altrimenti la natura si ribella e presenta il conto. Chiediamo quindi cose semplici. Rispetto della natura, della storia, della cultura nostra. Purtroppo gli interessi immediati di piccoli ma potenti gruppi economici prevalgono su quelli presenti e futuri della collettività e portano alla distruzione del paesaggio agrario marchigiano. Luigi Bartolini, osimano d’adozione, scriveva :“La campagna marchigiana non è una campagna, è un giardino”. La frazione dell’Abbadia veniva definita: “vivo centro del paradiso della campagna di Osimo”.

Tutti sappiamo cosa è diventata oggi l’Abbadia.La testimonianza di secoli e secoli di lavoro, di sudore, di intelligenza, di esperienza, distrutti dalla avidità di questi barbari. Si pone a questo punto un serio problema politico. Servono provvedimenti lungimiranti. La crisi deve essere l'occasione per modificare gli atteggiamenti precedenti. Serve una riflessione sugli strumenti urbanistici e sulle misure necessarie ad evitare la impermeabilizzazione del suolo. Serve chiamare a raccolta la città, quella parte dei cittadini che si interrogano sul futuro di Osimo. Occorre mettere al centro l'interesse della città, non quello degli arrivisti.Serve l’impegno delle nostre migliori energie.


da Matteo Biscarini
Componente la Direzione Comunale PD




Questo è un articolo pubblicato il 20-11-2012 alle 12:40 sul giornale del 21 novembre 2012 - 516 letture

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