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comunicato stampa

Una lapide in Sala Maggiore per ricordare Annita Bolaffi, osimana morta ad Auschwitz

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Domenica mattina alle ore 11.00 presso la Sala Maggiore del Comune di Osimo verrà scoperta una lapide in onore di Annita Bolaffi l'unica ebrea osimana morta nel campo di concentramento di Auschwitz di cui si abbia notizia.

"Dobbiamo questa scoperta all'impegno della sezione osimana dell'ANPI ed in particolare alla passione del suo presidente Armando Duranti che ha rintracciato la storia di questa concittadina il cui tragico destino ora impresso nella pietra esposta nella casa comunale, dev'essere per tutti noi fonte di costante e tangibile memoria della tragedia della Shoa" ha dichiarato il Sindaco Stefano Simoncini. dal sito www.anpiosimo.it

ANNITA BOLAFFI, nata ad Osimo (AN) il 12/3/1886, figlia di Giuseppe e Levi Sandrina, provenienti da Pesaro. Al momento della nascita della piccola Annita la famiglia viveva in Via Porta Musone 142. Annita vive tutta la sua gioventù ad Osimo fino alla fine degli studi liceali. Si sposa nel 1919 con un giovane avvocato modenese Leone Latis , professione che mai eserciterà a favore di un'attività commerciale, da cui ha prima un maschio a cui impone il nome Giorgio (1920) e, meno di un anno dopo, Lilliana (1921). Dopo aver venduto l'attività a Modena si trasferiscono in Via Verga vicino Corso Vercelli a Milano. Annita viene assunta dall'ufficio brevetti mentre Leone ha problemi di salute che non gli consente un lavoro fisso. Dicono le cronache di lei " Profondamente laica a differenza del marito, Annita era una donna molto simpatica e attiva, gran lavoratrice, innammorata dei suoi figli." In estate i figli Giorgio e Liliana si recavano dai parenti a Bonassola (Liguria) e ad Osimo dai nonni materni. Nel 1938 entrambi i figli vengono espulsi dalla scuola a causa delle leggi razziali ma Liliana riesce a dare l'esame di Maturità delle Magistrali che duravano un anno di meno. La giovane ebrea riesce ad impiegarsi in una scuola inglese di lingue ma viene avviata al lavoro coatto a Sesto S. Giovanni.Con i primi bombardamenti di Milano la famiglia si reca profuga a Imbersago.

Dopo l'otto settembre Giorgio si arruola nei combattenti partigiani di" Giustizia e Libertà" mentre gli altri parenti cercarono rifugio in Svizzera. Anche la famiglia Latis-Bolaffi tentò quella strada ma, una volta in quel Paese portati dal figlio Giorgio attraverso le montagne del varesotto, furono catturati ed espulsi. Al rientro forzoso in Italia vengono subito arrestati e condotti a Brissago (VA) nel mese di novembre 1943, detenuti nel carcere di Varese e poi al S. Vittore di Milano. Leone, Annita e Liliana furono deportati da Milano il 30.01.1943 ad Auschwitz con il maledetto treno RHSA in partenza dalla città meneghina dal tristemente noto Binario 21, luogo oggi di memoria. Il viaggio nei carri bestiame durò 6 giorni. Non si ha notizia dell' immatricolazione di Annita quindi, poichè aveva un' età avanzata, fu probabilmente subito diretta verso le camere a gas, anche se ufficialmente risulta deceduta in luogo ignoto in data ignota, quindi la data più probabile della morte è il 7 febbraio 1944. Anche il marito Leone Latis e la figlia Lilliana subiranno la stessa sorte, tuttavia si hanno notizie di Liliana fino all'agosto del '44. Delle 605 persone deportate da Milano ne sopravvissero solo 20. Non meno fortunata la fine del figlio Giorgio Latis. Partigiano a Milano poi a Torino, partecipò ad azioni eroiche salvando la vita a decine di condannati a morte nelle carceri nazifasciste. Il partigiano Giorgio Latis morì il 25 aprile 1945 durante la liberazione di Torino in uno scontro a fuoco con un posto di blocco fascista mentre era intento a portare il messaggio dell'insurrezione generale su Torino. (Parte delle notizie sono da "Fonte 1a, convoglio 06 Liliana Picciotto" e Viaggio nela memoria -Ass.ne Figi della Shoah).



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Questo è un comunicato stampa pubblicato il 22-04-2012 alle 12:03 sul giornale del 23 aprile 2012 - 602 letture