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comunicato stampa

Premio Nazionale 'R. Fabrizi', dopo Ferruccio De Bortoli l'Anpi annuncia Elena Aga Rossi

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Alla fine l’ha spuntata Elena Aga Rossi. La Aga Rossi è professoressa ordinaria di Storia contemporanea dell’Università de L’Aquila. E’ stata dal 1997 docente stabile alla Scuola Superiore della Pubblica Amministrazione. Nei suoi studi ha seguito vari filoni tematici, dalla storia dei partiti politici alla politica estera italiana, ai rapporti internazionali.

Ha trascorso lunghi periodi di ricerca in Gran Bretagna e negli Stati Uniti, a Harvard, Stanford e alla W.Wilson International Center for Scholars di Washington. Tra le sue pubblicazioniOperation Sunrise: la resa tedesca in Italia e Togliatti e Stalin, che ha ricevuto il premio Acqui storia. E’ stata consorte di Victor Zaslavsky, storico e professore russo naturalizzato canadese, specializzato nello studio dei rapporti tra Italia e Unione Sovietica (in particolare, tra PCI e PCUS) dal 1945 al 1989.

L’ultimo lavoro editoriale di Elena Aga Rossi uscito nel novembre scorso e reca il titolo: Una guerra a parte,edito da Il Mulino scritto in collaborazione con Maria Teresa Giusti.

Nel 1939 l'Italia fascista invadeva l'Albania e di lì, nel 1940, tentava la conquista della Grecia, portata a termine con il soccorso decisivo della Germania. Poi fu la volta della Jugoslavia. Fra 1940 e 1943, l'Italia aveva occupato in tutto o in parte Slovenia, Croazia, Dalmazia, Erzegovina, Montenegro, le isole Ionie, la Grecia. Quando sopravvenne l'armistizio dell'8 settembre 1943, circa il 40 per cento dell'esercito italiano, quasi mezzo milione di uomini, era nei Balcani. Basato su un’approfondita ricerca originale, questo volume racconta per la prima volta nel dettaglio, regione per regione, l'intera parabola degli italiani nei Balcani: l'occupazione, la lotta ai partigiani, la crisi dell'otto settembre fra rimpatri caotici, cattura da parte dei tedeschi, collaborazionismo o resistenza (come nel caso di Cefalonia), adesione alla lotta partigiana jugoslava, come fece la divisione Garibaldi, per terminare con le complesse questioni del rientro dei prigionieri in mano jugoslava e della rimozione dei crimini di guerra italiani.

Osimo non poteva non tener conto di un lavoro che con questa città ha molto in comune dato il famoso trattato che qui fu siglato tra l’Italia e l’allora Jugoslavia, trattato che chiuse un tragico capitolo di storia tra le due sponde dell’Adriatico e che pure ha lasciato molto amaro in bocca alle popolazioni triestine e in parte in quelle istriane. Un capitolo di storia su un confine che ha una lunga scia di sangue iniziata il secolo primo e terminato con la tragedia delle foibe.

La stessa Osimo è profondamente legata ai Balcani da tante storie. Basta per questo leggere gli articoli precedenti in merito su questo stesso sito.

Un po’ di Osimo c’è anche nel Forum permanente tra le Associazioni antifasciste dell'Adriatico e dello Ionio i cui primi contatti furono presi, oltre che da Nazzareno Re e da Giampaolo Lucarini, da Armando Duranti presidente dell’ANPI di Osimo.

Vogliamo in questa circostanza ringraziare per la collaborazione Mario Avagliano e i docenti universitari Marina Caffiero (La Sapienza Roma) e Mauro Canali (UNICam Camerino), persone cui volentieri ci affidiamo quando occorre un giudizio competente circa il mondo dell’editoria storica e della ricerca, specie quest’anno che ci è mancato per gravi problemi di salute l’apporto di una persona che per noi è un punto di riferimento imprescindibile: Nazzareno Re.



Questo è un comunicato stampa pubblicato il 27-02-2012 alle 14:13 sul giornale del 28 febbraio 2012 - 919 letture